Qui era tutto Terzo PoloLe distanze tra Azione e Italia viva anche sulle riforme istituzionali

Renzi vuole il sindaco d’Italia. Per Calenda non è l’unico modello e si può fare come in Germania, dove è prevista una sfiducia costruttiva e un tempo molto breve entro cui cercare una sostituzione al Cancelliere altrimenti si va a elezioni. Chiusura di Boschi alla proposta di un dialogo tra opposizioni

(La Presse)

Con l’eccezione dei centristi dell’ex Terzo Polo, praticamente tutti i leader dei partiti di opposizione che sono stati ricevuti alla Camera da Giorgia Meloni hanno posto obiezioni anche pesanti alle ipotesi di elezione diretta del capo dello Stato o del presidente del Consiglio, che la premier ha posto sul piatto. Ma anche tra Azione e Italia viva le posizioni diverse se si entra nel dettaglio. E se Calenda ha accennato all’idea di «fare un punto» con le altre opposizioni, Boschi non ci sta: «Noi di Italia viva riteniamo che non ci sia la necessità di un coordinamento con le opposizioni, tantomeno con i Cinque Stelle».

«Ho trovato una premier in ascolto e pronta al dialogo», dice Calenda al Corriere. «È stato utile per far capire al governo la nostra posizione sulle riforme». Che è «il no al presidenzialismo. Sul presidente della Repubblica abbiamo segnato una linea rossa che non si può varcare». Su questo punto la posizione di Azione è uguale a quella di Italia viva.

Ma su altri punti non sono d’accordo. «Italia viva, ad esempio, esprime una posizione univoca sul sindaco d’Italia», spiega Calenda. Invece per Azione «è un modello possibile e auspicabile ma non è l’unico per dare stabilità e forza all’esecutivo. Si può fare come in Germania dove è prevista una sfiducia costruttiva e un tempo molto breve entro cui cercare una sostituzione al Cancelliere altrimenti si va a elezioni. Il pro del modello del sindaco è l’investitura popolare, il contro è che in Gran Bretagna, ad esempio, avremmo ancora Boris Johnson e in Italia non ci sarebbe stata la sostituzione Conte-Draghi. Per noi l’importante è che ci sia un’indicazione del candidato premier e che quello poi sia incaricato di formare il governo. Successivamente va alle Camere per la fiducia e si fa la sua squadra, nomina i ministri e può revocarli».

Una proposta che arriva dall’ex Terzo Polo è anche il superamento del bicameralismo. «La premier non ha chiarito se vuole toccare il bicameralismo», spiega Calenda. «Per noi è importante per imprimere una maggiore efficienza al Parlamento». In piedi resterebbe «il Senato. È la nostra storia, è diventato un organo centrale nel 509 avanti Cristo. Abolire il Senato per uno come me appassionato della storia romana è un colpo al cuore».

E poi per imprimere efficienza all’apparto dello Stato, servirà «un tagliando profondo al federalismo. È lì che si intoppa tutto». «Se noi lavoriamo per rafforzare i poteri del premier ma poi l’azione è delegata ai governi regionali è inutile».

Azione e Italia viva si sono presentate come una delegazione comune dalla premier. «Non è questione di riappacificazione», precisa Calenda. «In Parlamento continuiamo a lavorare insieme. Il punto è che non c’era la volontà reale di fare un partito unico. Ho preso atto, ma il lavoro sui contenuti va avanti».

E Maria Elena Boschi, Italia viva, ex ministra delle Riforme del governo Renzi, a Repubblica precisa che non c’è alcuna intenzione di coordinarsi tra forze di opposizione come chiede Calenda. «Quel che dice Calenda impegna Azione», dice. Anche perché «non è possibile un coordinamento con il Movimento Cinque Stelle che è contro le riforme. Le riforme costituzionali servono al Paese, non alla presidente del Consiglio o a noi. Italia viva è nata per fare le riforme e non siamo pregiudizialmente contro, come fu invece Meloni quando era all’opposizione da leader di Fratelli d’Italia nel 2016. Noi abbiamo portato le nostre proposte, di cui avevamo già parlato con Casellati qualche mese fa».

La proposta di Italia viva è quella del sindaco d’Italia: «L’elezione diretta del presidente del Consiglio è una proposta storica di Italia viva che consente di ridare voce ai cittadini. C’è sempre meno partecipazione alle elezioni, dobbiamo avvicinare le istituzioni alle persone e loro alla politica, facendo capire che il voto conta e che la sera stessa possono sapere chi li governerà nei cinque anni successivi. Insieme al sindaco d’Italia, poi, abbiamo avanzato anche la proposta di superamento del bicameralismo paritario. Meloni non l’ha escluso».

Quanto al rischio di depaupera il presidente della Repubblica, «possiamo trovare una nostrasoluzione che riprenda un modello che già sperimentiamo da anni con successo nelle regioni e nei comuni. E anche se non scritto in Costituzione, il Regno Unito ha un modello analogo. Non depaupera il Colle».

Nessuna apertura alla proposta di cancellierato che piace al Pd e non dispiace all’ex alleato Calenda: «Ma perché dobbiamo avere paura del voto? Non capisco questa sfiducia del Pd verso l’elezione diretta del premier da parte dei cittadini».

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