Il ritorno delle borchieL’alta moda diventa rock e propone tre nuovi (imperdibili) accessori

Da Acne Studios a Valentino e Fendi, le collezioni e le campagne si riempiono di dettagli appartenenti a un immaginario musicale che non è mai tramontato. Tra collaborazioni, nuovi lanci e rivisitazioni artistiche, le tendenze inneggiano alla trasgressione

Peekaboo by A. Pomodoro courtesy of Dario e Carlos Tettamanzi

Il rock non è mai passato di moda. Esibire accessori che richiamino all’immaginario aggressivo, roboante, incisivo, nero, borchiato dell’espressione musicale, sociale, antropologica del secolo scorso oggi significa coraggio, determinazione, forza di volontà, temerarietà. Non solo dunque la borsa Platt, o Platt Crackle secondo l’ultima variazione, l’ultima iterazione di Acne Studios, presentata all’interno della collezione SS 2023: piatta, come dice il nome stesso secondo la sua traduzione svedese, minimalista, a due dimensioni, compatta. Anche altri marchi danno la caccia a oggetti che di quell’armamentario sono i manufatti odierni.

courtesy of Acne Studios

Le parole d’ordine sono mescolanza, libertà, creazione di nuovi significati. Acne Studios infatti rende la sua signature bag allungata da una tracolla a catena, impreziosita da borchie che somigliano a spine acuminate, in pelle ovviamente e anche beige e color lime.  Organica, crepata, dall’effetto usurato, consunto e contemporaneamente lucente, non solo come impone l’estetica rock, ma anche la cifra specifica di Acne Studios.

Valentino, per la campagna autunno del 2023, propone direttamente una compagine di prodotti ribattezzati “I mean… it’s Rockstud!”: ballerine, scarpe con centurino, borse e perfino i chocker, collane a giricollo risaltate dall’oro e dall’evidente incanto metal. Le borchie caratterizzano la linea e la veste delle borse di Valentino già da un decennio: il motivo a forma di piramide ha visto innumerevoli reinvenzioni nel corso degli anni e ancora rimane un simbolo. Oggi contaminano e condizionano la linea di tutti gli altri accessori, accentuandone l’effetto trasgressivo, sbarazzino, vivace. O meglio, anticonformista, per usare le parole dello stesso Valentino Garavani, che non solo ha sintetizzato questa nuova collezione con una battuta, un monito, una predizione iconica, quel «Voglio dire, è Rockstud!» che non a caso è diventato  il titolo, il nome della campagna, ma ha anche precisato che si tratta di un anticonformismo dall’inevitabile aura aristocratica. In una parola: aristopunk.

courtesy of Valentino Garavani

Fendi addirittura propone una collaborazione con Arnaldo Pomodoro in cui i codici e i criteri dell’arte incontrano quelli dell’altra moda, naturale evoluzione del rapporto tra la Fondazione e la Maison quando nel 2013 la seconda si è stabilita a Milano nello spazio di Via Solari 35, ex sede espositiva di Pomodoro, dove peraltro è custodita l’opera ambientale Ingresso nel labirinto.  Ecco allora la reinterpretazione dell’iconica borsa Peekaboo, creata da Silvia Venturini Fendi nel 2008: la nuova creazione mette in discussione la funzione della borsa in quanto oggetto, trasformandolo in qualcosa che produce frizione con ciò a cui siamo comunemente abituati.

Peekaboo by A. Pomodoro courtesy of Dario e Carlos Tettamanzi

Chiunque può trovare, proiettare ciò che desidera: innegabili sono però di nuovo l’uso delle borchie, che possono essere intepretati come aculei appuntiti, come lunghi pistilli, come i pugnali di uno scudo medievale. La mostra Arnaldo Pomodoro. Il Grande Teatro delle Civiltà, a cura di Lorenzo Respi e Andrea Viliani, visitabile a partire dal 12 maggio 2023 presso il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, negli spazi che ospitano la sede romana della Maison.

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