GiustiziaNordio difende la sua riforma e annuncia i prossimi interventi su avviso di garanzia e carcere preventivo

Il Guardasigilli chiede di abbassare i torni, ma non cambia direzione. «C’è modo e modo di dissentire dai disegni di legge e dal tenore delle sentenze. Nel caso di questa riforma sono stati usati termini molto forti ancor prima che il testo fosse noto»

Foto Mauro Scrobogna/LaPresse

«Amantium irae, amoris integratio est: i litigi degli amanti sono un’integrazione dell’amore». Così esordisce il ministro della Giustizia Carlo Nordio nell’intervista al Corriere in cui prova a spiegare lo scontro in atto con i magistrati, suoi colleghi di un tempo, in seguito alla approvazione del ddl sulla giustizia. E aggiunge: «C’è modo e modo di dissentire dai disegni di legge e dal tenore delle sentenze. Nel caso di questa riforma sono stati usati termini molto forti ancor prima che il testo fosse noto, così come in altri momenti alcuni politici hanno commentato certe sentenze come eversive. Vorrei che si abbassassero i toni da parte di tutti».

Poi spiega il perché dell’abolizione dell’abuso d’ufficio: «Per le ragioni spiegate da altri autorevolissimi giuristi, da Sabino Cassese a Luciano Violante. Perché tutti i sindaci e gli assessori ne sono oppressi, senza aver fatto nulla di male; perché il cittadino è la vittima finale di questa amministrazione difensiva che non dà risposte in tempi rapidi; e perché se su 5.000 processi arrivano solo nove condanne, tra l’altro per reati connessi, significa che la norma, dopo venti anni di cambiamenti, è un fallimento».

E alla tesi di molti pm per cui spesso fatti di corruzione si scoprono proprio attraverso le indagini sull’abuso d’ufficio, Nordio risponde: «Se un triangolo potesse parlare descriverebbe Dio fatto a triangolo: cioè ognuno vede le cose sotto la lente più o meno deformante delle proprie funzioni. E infatti gli amministratori la vedono in modo opposto. Come la separazione delle carriere: per molti magistrati è una catastrofe, per gli avvocati una panacea. Il legislatore deve avere una prospettiva più ampia e perseguire l’interesse collettivo».

Quanto ai rapporti con l’Europa, dice: «Abbiamo spiegato in modo convincente al commissario europeo Didier Reynders quale sia l’arsenale complessivo dei nostri reati punibili, che non lasciano vuoti di tutela. Ciò non toglie che, come ha annunciato la senatrice Giulia Bongiorno, l’intero complesso dei reati contro la pubblica amministrazione debba essere rivisitato. Lo abbiamo già fatto con il traffico di influenze, adeguando meglio la fattispecie ai principi di tassatività, specificità e chiarezza. Attualmente è così evanescente da essere inapplicabile. Il nostro Ufficio legislativo ha fatto un lavoro certosino, valutando i pro e i contro di ogni innovazione, secondo un determinato indirizzo politico che, come sempre, è il frutto di valutazioni tra le varie componenti. Alla fine il testo ha ottenuto l’assoluta unanimità, e al Consiglio dei ministri c’è stato persino un piccolo applauso».

Nordio spiega anche gli altri punti della riforma. Perché è necessario un collegio di tre giudici per ordinare un arresto in carcere? «Perché il tribunale del riesame, che molto spesso annulla le ordinanze di custodia cautelare, interviene quando il danno è già stato fatto. Dieci giorni di prigione per chi non doveva esser incarcerato sono una sofferenza atroce. Meglio prevenire che rimediare». Certo, «l’intero sistema della carcerazione preventiva andrà rimodulato, ma questo avverrà quando realizzeremo un codice liberale come quello che Giuliano Vassalli, eroe pluridecorato della Resistenza e grande giurista, aveva voluto, e che invece gli è stato snaturato sin dal primo momento».

E perché si potranno pubblicare solo le intercettazioni riportate in un provvedimento del giudice? «Perché l’articolo 15 della Costituzione è tassativo sulla segretezza delle comunicazioni, che eccezionalmente può essere limitata da un provvedimento motivato del giudice. Quel che resta fuori è pettegolezzo, ed è un oltraggio alla stessa Costituzione. Mi stupisce che tanti che la definiscono la più bella del mondo dimentichino questo principio. La segretezza è l’altra faccia della libertà, il voto è segreto proprio perché dev’essere libero». Ma se altri atti non più segreti contengono elementi di interesse pubblico, perché non si possono divulgare? «Proprio perché lo dice l’articolo 15 della Costituzione. E poi questo concetto di interesse pubblico è così vaporoso che può comprendere anche le sfere più intime degli individui. Lo stesso vale per certi atti che pur sono inseriti nel fascicolo processuale, come la cartella clinica della vittima o le fotografie pedopornografiche. Vogliamo pubblicare anche quelle?».

Il ministro annuncia anche che il governo interverrà «più avanti, con una riforma del codice di procedura penale, anche sull’informazione di garanzia».

E infine spiega anche le sue dichiarazioni sul fisco: «Hanno proprio alterato le mie parole, pronunciate tra l’altro davanti al procuratore di Milano, e a vari generali della Guardia di finanza. Il discorso, pur fatto a braccio, è registrato: dico che il nostro sistema tributario è così impazzito che anche l’imprenditore più onesto che paghi tutte le tasse è sempre esposto ad indagini. È questo sistema che favorisce gli evasori, non chi come me lo denuncia. L’evasione si combatte con una semplificazione normativa e un rapporto più certo e leale tra Stato e contribuente. Ed è questo il senso della riforma illustrata dal viceministro Leo».

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