Povertà in crescitaIl debito delle famiglie è sempre più alto (e i risparmi finiranno presto)

Sempre più spesso ci si indebita con prestiti, mutui e rateizzazione per fronteggiare l’inflazione. Per l’Italia la situazione è più complicata che altrove: la capacità di conservare denaro è ben sotto la media europea, anche perché il nostro è l’unico Paese Ocse in cui i salari sono diminuiti negli ultimi trent’anni

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Una delle notizie cruciali di questo mese, che tuttavia sta passando inosservata, è quella che riguarda l’ammontare dei debiti privati, in vertiginoso aumento specie negli Stati Uniti. Detta così può sembrare poco rilevante, un puro tecnicismo, ma è uno dei sintomi più lampanti della crescente povertà della maggioranza delle famiglie, che si indebitano sempre di più per fronteggiare l’innalzamento del costo della vita.

C’è un grave problema in tutto questo: le riserve dei risparmi non sono eterne. Nonostante l’atteggiamento preventivo delle banche centrali – che hanno innalzato non di poco i tassi di interesse per tenere a bada l’inflazione, cercando quindi di tirare giù i costi di beni e servizi – la Federal Reserve di New York rende noto che nei primi tre mesi del 2023 i cittadini americani hanno aumentato il loro debito privato di centoquarantotto miliardi di dollari, superando la vetta storica di diciassettemila miliardi di dollari. Una cifra enorme, difficile anche da pronunciare.

Questo significa una cosa semplice: diminuisce il potere d’acquisto, ma non il desiderio di consumare. Quindi, per mantenere lo stile di vita desiderato – non di certo necessariamente definibile come “dignitoso”, anzi – si ricorre a prestiti, mutui, rateizzazioni.

L’inflazione rende e renderà sempre meno semplice restituire i soldi chiesti a prestito. Istat ci dice che ad aprile 2023 si è stimato che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività sia aumentato dell’8,2 per cento su base annua, a causa dell’incremento dei costi dei beni energetici e dei servizi. Seppur si dovesse riuscire a limitarla i prezzi non torneranno quelli di qualche anno fa. E quindi serviranno sempre più soldi nelle tasche delle famiglie se vorranno mantenere le stesse abitudini.

A oggi il tasso di insolvenze, cioè di quanti non riescono a ripagare i debiti sottoscritti, è del 2,6 per cento negli Stati Uniti. Il problema potrebbe però manifestarsi nel momento in cui i risparmi delle famiglie dovessero ridursi, provocando quindi un danno enorme per chi quei prestiti li ha concessi (che, ricordiamo, tendenzialmente gestisce i nostri conti in banca), nonché un ulteriore innalzamento dei tassi.

L’Italia non può sentirsi esente da un’allerta, poiché la capacità di risparmio è ben sotto la media europea: le famiglie italiane riescono a risparmiare mediamente solo il dieci per cento del loro reddito totale annuo, il livello più basso da quando si effettuano le stime. E per di più, è sotto di quattro punti percentuali rispetto all’Eurozona in cui è il quattordici per cento (dati 2021). Il ché conferma che diminuendo la capacità di risparmiare il denaro che si guadagna mensilmente, aumenterà la domanda di prestito privato per acquistare automobili, immobili, servizi e prodotti vari.

La situazione americana dovrebbe allarmarci anche rispetto al dibattito di questi giorni sul caro affitti e il diritto alla casa. Al crescere dell’indebitamento privato e dei tassi di interesse diminuisce di conseguenza l’accessibilità ai mutui. Si stima che, con i tassi attuali, il 18,6 per cento di chi lo scorso anno ha chiesto il mutuo oggi non avrebbe i requisiti per presentare domanda. Se meno persone possono comprare casa, aumenta la domanda generale per gli affitti e, di conseguenza, aumentano anche i canoni.

Occorre, oggi più che mai, una risposta seria a tutto questo per mettere mano ai salari. L’Italia anche qui ha un primato negativo da invertire necessariamente: è l’unico Paese Ocse in cui i salari sono diminuiti negli ultimi trent’anni.

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