BoomerangIl piano dei Paesi Bassi contro le emissioni degli allevamenti sta lasciando tutti scontenti

Il dissenso attorno a questa norma è così radicato da aver favorito l’ascesa del movimento dei contadini. Un successo, quello del BBB, che potrebbe anche ostacolare l’approvazione di politiche nazionali contro la produzione di gas climalteranti

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I Paesi Bassi hanno un problema con l’inquinamento provocato dal biossido di azoto. Questo elemento è generato non solo dal traffico motorizzato, ma anche dall’agricoltura e dagli allevamenti intensivi, che rivestono un ruolo molto importante per l’economia locale. I Paesi Bassi sono il primo Stato europeo per numero di allevamenti intensivi e il secondo al mondo, dopo gli Stati Uniti, per esportazione di carne verso l’estero. Si tratta di dati importanti che non possono non avere riflessi inquinanti. Stiamo parlando, infatti, della prima Nazione europea per quantità di azoto per ettaro. Un problema che ha spinto l’esecutivo conservatore del premier Mark Rutte ad intervenire.

Il governo intende tagliare del cinquanta per cento le emissioni di azoto e ammoniaca generate dagli allevamenti di bestiame entro il 2030. Un obiettivo ambizioso che dovrà essere raggiunto chiudendo gli allevamenti e le fattorie più “inquinanti”. L’esecutivo vuole acquistare le proprietà degli agricoltori disposti a cederle volontariamente e cambiare la destinazione d’uso dei terreni. Alcuni temono che si possa arrivare ad acquisti forzosi e alle chiusure obbligatorie delle attività dietro compensazione. Una sorta di esproprio dalle tragiche conseguenze sociali. Questo timore si è concretizzato lo scorso novembre, quando è stato lasciato intendere che gli agricoltori avrebbero dovuto accettare le offerte governative pena l’adozione di misure coattive. 

Il piano olandese, che è stato lanciato nel 2022 e ha ricevuto l’approvazione dell’Unione europea, ha toccato un nervo scoperto in questa piccola nazione dedita all’agricoltura ed all’allevamento. Decine di migliaia di agricoltori erano scesi in piazza, nei primi mesi del 2022, dando vita a proteste rumorose, occupazioni e blocchi stradali. I lavoratori del settore lamentavano di essere discriminati con regole severe, mentre altri settori inquinanti, come quello dell’aviazione e dei trasporti, non avrebbero ricevuto le stesse attenzioni. 

Il dissenso è così radicato, in alcuni settori del Paese, da aver favorito la vittoria del Movimento dei Cittadini-Agricoltori (BBB) alle elezioni provinciali svoltesi lo scorso marzo. Il partito, euroscettico e conservatore, ha manifestato la sua opposizione al piano governativo ed i numeri ottenuti hanno minacciato la tenuta della maggioranza nella Camera Alta. Il BBB, come ricordato dall’Ispi, aveva ottenuto appena l’un per cento dei voti e un seggio alle consultazioni politiche del 2021. In due anni è riuscito a piazzarsi al primo posto in tutte le province del Paese con l’eccezione di quelle di Utrecht e dell’Olanda Meridionale. 

Un successo che mette a rischio l’implementazione delle direttive statali a livello locale e che al Senato può ostacolare l’approvazione di politiche contro le emissioni. Il BBB ritiene che il governo Rutte sia disposto a sacrificare posti di lavoro in cambio del raggiungimento di obiettivi ambientali, e ha convinto molti potenziali elettori a pensarla allo stesso modo. Un tipico esempio del successo della retorica che vede contrapposti il popolo alle élite dominanti, accusate di servire interessi non in linea con i desideri dei governi. 

La transizione verde delle economie occidentali si sta rivelando, dunque, un problema complesso per i Paesi Bassi. Una parte della popolazione, in particolare modo i residenti dei piccoli e medi centri urbani, ha iniziato a simpatizzare con la causa degli allevatori, mentre alcuni settori della destra radicale hanno cavalcato la protesta per indirizzarla a proprio favore diffondendo teorie cospirazioniste. Tra queste spicca quella secondo cui il governo vorrebbe appropriarsi degli allevamenti per realizzare abitazioni per i richiedenti asilo. 

Queste teorie sono riuscite a trovare terreno fertile anche per i demeriti dell’Aia che, per lungo tempo, ha rifiutato di vedere i problemi ambientali generati dal settore agricolo e non ha agito per paura di affrontare le proteste. Ritardare la decisione ha costretto le autorità ad intervenire in maniera più dura quando si è rivelato necessario. Un autogol che rischia di trasformarsi in una valanga e di dare linfa vitale a una generazione di partiti agrari e populisti, in grado di convogliare su di sé un discreto numero di consensi elettorali. 

Un filone, quello degli agrari-populisti, che rischia di confondere gli elettori e potenzialmente di sottrarre attenzioni alle lotte climatiche ed ambientaliste, qui contrapposte a quelle dei diritti dei lavoratori. I prossimi mesi e anni saranno cruciali per capire l’evoluzione di queste tendenze e le capacità dell’esecutivo olandese di adattarsi ai mutamenti elettorali, rimodulando la propria linea di condotta senza però tradire gli obiettivi di fondo.

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