L’Olanda alla rovesciaBBB riempie il vuoto populista nei Paesi Bassi

Il movimento dei contadini, che ha cavalcato le proteste contro il piano per abbattere le emissioni di ossido di azoto, ha stravinto le elezioni provinciali. Paradossalmente, i nuovi equilibri rendono Rutte indispensabile: ha (quasi) sempre governato senza maggioranza al Senato

La bandiera olandese al contrario simbolo delle proteste degli agricoltori
AP Photo/Peter Dejong

Il simbolo delle proteste è la bandiera dei Paesi Bassi rovesciata. È riprodotta sull’anello che ha al dito Caroline van der Plas, la leader del BBB, il Movimento contadino-cittadino («BoerBurgerBeweging» in olandese, da qui la tripla «b») che ha stravinto le elezioni provinciali della settimana scorsa. Quattro anni fa non esisteva, oggi è la terza forza nazionale. Come nel 2019, una neonata creatura populista si impone in un voto che conta perché saranno questi rappresentanti a nominare i settantacinque componenti del Senato, a fine maggio. Il protagonista di allora, il Forum per la democrazia, è affondato al tre per cento, BBB ha riempito quello spazio politico.

Le consultazioni – è così ogni volta – erano viste come un referendum sull’operato del governo. Alla coalizione del primo ministro Mark Rutte costeranno otto seggi al Senato. L’affluenza è salita, al 57,5 per cento, in controtendenza con un continente dove arretra un po’ ovunque. BBB, primo allo scrutinio con il diciannove per cento, ha conquistato cinque delle dodici assemblee statali, ma in tutte ha abbastanza eletti per complicare i programmi dell’esecutivo. Alla Camera alta avrà tra i sedici e i diciassette senatori. Sommando i nove che dovrebbero spettare agli altri partiti sovranisti (il Partito per la libertà di Geert Wilders e Ja-21, più moderato, oltre a quanto resta del Forum per la democrazia) si arriva a venticinque, un terzo del totale.

Il Movimento contadino-cittadino è nato nel 2019. L’ha fondato van der Plas (nella foto qui sotto), con la consulenza di un’agenzia di marketing. Ex giornalista specializzata sull’agricoltura, è figlia di una mamma irlandese e di un papà olandese, per questo il suo nome – Caroline – si pronuncia all’inglese. Ha perso il marito, per un tumore al pancreas. Nel 2021 è approdata, unica di BBB, in Parlamento. L’anno scorso ha dovuto sottrarsi alla campagna elettorale perché ha ricevuto minacce di morte. «Farai la stessa fine di Pim Fortuyn», l’hanno intimidita, evocando il populista islamofobo ucciso nel 2002 da un estremista animalista.

La lista di Fortuyn era simile, per certi aspetti, al BBB, ha scritto Stan Veuger su Foreign Policy. Li accomuna speculare sul malcontento per l’amministrazione pubblica cercando di non alienarsi, però, il centrodestra meno “facinoroso”. Al vecchio partito mancava la trazione rurale del movimento. La piattaforma di van der Plas è populista, imbevuta di valori tradizionali e conservatori, ma ha cavalcato – introiettandole nell’identità del BBB – le manifestazioni degli agricoltori contro il piano di Rutte di dimezzare le emissioni di ossidi di azoto entro il 2030.

Caroline van der Plas, leader del partito BBB
Peter Dejong/AP

I Paesi Bassi, nonostante ricoprano le dimensioni di un Land tedesco, sono per valore il secondo esportatore al mondo di prodotti agricoli dopo gli Stati Uniti. L’agricoltura è responsabile di quasi metà delle emissioni di questo gas serra. Negli allevamenti ci sono più di cento milioni di capi, tra mucche, maiali e pollame. A differenza del settore industriale (-38 per cento) e dei trasporti (-25 per cento), per l’agricoltura non è ancora stato fissato un obiettivo rispetto ai livelli del 2019. Ma consulenti dell’Aia hanno suggerito un taglio del 41 per cento.

Per allinearsi ai parametri europei, è la stima, dovranno chiudere undicimila fattorie e diciassettemila allevatori dovranno ridimensionare il loro bestiame. Il governo chiede una riduzione delle pratiche intensive e una conversione alle fattorie green, più sostenibili. Ha stanziato venticinque miliardi di euro per favorire la transizione, ha fissato target locali disegnando una mappa colorata. Il comparto è insorto, protesta dalla scorsa estate contro un piano che ritiene ingiusto e penalizzante.

I contadini sono meno dell’uno per cento degli abitanti, eppure all’ultima manifestazione prima delle elezioni hanno portato in piazza diecimila persone. Van der Plas ha capitalizzato il potenziale politico della «rivolta», presentandosi però come un’interlocutrice affidabile. «Capisco la loro rabbia, ma non sono un’incendiaria – ha detto alla Bbc –. Siamo realisti, il Paese non sta esplodendo, non ci sarà una guerra civile nei prossimi mesi, ma il governo deve iniziare a parlare con gli agricoltori, e ascoltarli davvero, o le cose peggioreranno». La sera del trionfo ha aggiunto: «Non potranno più ignorarci».

Una manifestazione di contadini nei Paesi Bassi
Peter Dejong/AP

Quello che è iniziato come un fenomeno locale ha attirato l’attenzione di estremisti e complottisti, ha rilevato l’International Centre for Counter-Terrorism. In particolare, ha trovato le simpatie di chi crede nella teoria del «Grande reset», cioè l’idea delirante secondo cui le élites globali manipolano le masse a loro vantaggio. Una palla cara anche a Q-Anon. Non a caso il movimento ha ricevuto il plauso di Donald Trump, che in un comizio in Florida ha elogiato il «coraggio di opporsi alla tirannia climatica», e di Marine Le Pen.

Ma BBB non è l’ennesima gemmazione dell’alt right. Ha incanalato parte del voto di protesta su cui nel 2019 ha veleggiato il Forum per la democrazia, certo. Ma risponde a una precisa scollatura, quella tra città e campagna, tra metropoli e periferia, cercando di dare voce alle seconde. A chi abita fuori dal quadrilatero globalizzato di Amsterdam, Rotterdam, L’Aia e Utrecht. Non per niente, ha la sede a Deventer, centro di centomila anime di un distretto orientale, l’Overijssel, dove ha incassato il 31,3 per cento dei suffragi. Se a Utrecht il partito contadino è arrivato ottavo, ha vinto nella provincia.

Il primo ministro olandese Rutte
Mike Corder/AP

In parallelo, cresce la sinistra ecologista. Il cartello tra Verdi e laburisti dovrebbe valere quindici senatori. Il racconto mediatico, incluso il nostro, si concentra sul dilagare di una destra retriva, populista e identitaria, ma non può trascurare l’avanzata dell’altro polo, progressista. Il Forum di Thierry Baudet, che ha spadroneggiato quattro anni fa, oggi è svuotato. Hanno lasciato il partito undici dei suoi dodici senatori, metà dei parlamentari e tutti i suoi eurodeputati. BBB si è infilato in questa nicchia. Ora dovrà reggere al passaggio dal movimentismo alle istituzioni.

Se la coalizione al potere esce indebolita, paradossalmente si consolida la figura di Mark Rutte (nella foto qui sopra), l’uomo che governa l’Olanda come un’azienda. Premier dal 2010, ha potuto contare sulla maggioranza al Senato per solo due anni. Intercettare i voti che gli servono (sedici, nella fattispecie), costruire consensi per risolvere problemi politici, insomma, è la sua specialità. Nel nuovo scenario, imprevedibile e al tempo stesso acefalo, dove nessuno si salva da solo perché non ha i numeri, non si può fare a meno del suo Partito popolare per la liberà e la democrazia (Vvd). Né di lui.

Come ha scritto Foreign Policy, nell’articolo già menzionato, «le onde del populismo continuano a lambire le spiagge, ma la costa rimane la stessa». Come a dire: le maree populiste, oggi contro l’abbattimento delle emissioni e ieri contro la ratifica dell’accordo di associazione tra Ue e Ucraina, non sovvertono le certezze (l’integrazione europea, l’atlantismo, armare Kyjiv, promuovere i diritti civili e contrastare il cambiamento climatico). Rutte è un altro punto fermo dei Paesi Bassi, ma dopo di lui sarà ancora possibile ingegnerizzare il caos?

Questo articolo è tratto dalla newsletter di “Linkiesta europea”, ci si iscrive qui.

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