A tutto barHighlights e considerazioni dopo l’appuntamento di Roma Bar Show

Dopo la due giorni dedicata alla fiera italiana più importante del mondo riservata al settore miscelazione raccontiamo che cosa a nostro avviso ha segnato più di altro per qualità e sostanza

L’anno scorso avevamo ironicamente intitolato «Se ne riparla dopo Roma Bar Show» l’articolo di racconto alla tanto attesa manifestazione che si è svolta anche quest’anno, al Centro dei Congressi dell’EUR di Roma il 29 e 30 maggio, dedicata al mondo degli spiriti e al settore miscelazione. All’incirca è stato così anche quest’anno, perché nel mondo della notte e dei cocktail bar l’impatto è sempre talmente elevato che occorrono circa 48 ore se non di più per poter tornare alla normalità.

Una prima giornata che ha visto un’affluenza in massa di professionisti provenienti da tutto il mondo, da tutta Italia, locali chiusi per un giorno perché tutto il team si è trasferito in capitale per vivere l’energia travolgente di un settore costantemente in crescita. La grande differenza di questa edizione è stata la miscelazione stessa, proposta questa volta in maniera molto più frequente, estensiva e totalmente gratuita in moltissimi stand. Indubbiamente il modo migliore per capire liquori e distillati ma potenzialmente un’arma a doppio taglio se non supportata da adeguanti contenuti e argomentazioni. Se vogliamo anche con una certa coerenza di fondo, il brand con il punto bar più significativo e nessuna remora sull’importanza della bottigliera è risultato anche essere il centro più interessante di produzione di informazioni, contenuti, progettualità, intenti. Luca Gargano e la sua Velier SpA ancora una volta sparigliano le carte in quanto a messa a terra di un pensiero – quello visionario e instancabile  del suo proprietario – con azioni uniche e umanamente cariche di pathos. Non basta più la guest, il bartender internazionale che per un paio d’ore presta i suoi servigi per un semplice shift utilizzando questo o quel brand nelle sue ricette ma una visione più alta, parallela e ancora nuova per molti colleghi.

Per la prima volta al Roma Bar Show l’alta cucina si è fusa all’alta miscelazione (considerando l’alto in questo caso come l’eccellenza nazionale) perché alcuni degli chef più noti e attivi del panorama italiano si sono ritrovati a dialogare con bartender illuminati in uno spazio chiamato per l’occasione Extra Perimetral. Letteralmente fuori dal perimetro del bar, un luogo dove il distillato fa da guida alla conversazione e diventa il protagonista tanto delle ricette dello chef quanto del bartender, non necessariamente chiamato a realizzare un pairing ma piuttosto trovare punti di connessione, aprire nuovi livelli di lettura di comprensione di un piatto piuttosto che di un drink. Chi è passato sul palco? Carlo Cracco & Edoardo Nono (Rita Cocktails), Corrado Assenza (Caffè Sicilia) e Alex Frezza (L’Antiquario), Salvatore Salvo (Pizzeria Salvo) e Oscar Quagliarini , Gianluca Gorini (Ristorante daGorini) & Jimmy Bertazzoli (Aguardiente), Paolo Brunelli e Angelo Canessa, Jacopo Mercuro (180 grammi) & Gregory Camillo (Jerry Thomas Bar-Room), infine Nicola Zamperetti (Giano Restaurant) & Emanuele Broccatelli (Machneyuda Group). In contemporanea, la Velier Arena ha ospitato una serie di interventi e masterclass più dedicate al settore dove produttori, bartender e importatori si sono potuti confrontare a ruota libera su alcune delle tematiche più calde del momento.

A guidare filologicamente tanti degli altri progetti presenti in fiera è un tema fortunatamente sempre più cercato e sempre più affrontato anche dai marchi più affermati ovvero quello della formazione. Prima su tutti l’attività di Campari Accademy che, con un’attenzione specifica al settore e un ampio ventaglio di contributi anche legati alla psicologia del cliente, agli andamenti di mercato e al coaching dei professionisti a più livelli e contesti, sta contribuendo a riscrivere i canoni di una professione fino a qualche tempo fa troppo poco valorizzata. Denso il calendario di lezioni tenute in fiera, da tanti professionisti di settore con temi diversi, più o meno tecnici, sulle correnti di miscelazione, gli stili, la merceologia e ovviamente, il momento celebre per ogni italiano: l’aperitivo.
Significativa la presenza del mondo agave, che quest’anno si è spostato sulla terrazza del Centro dei Congressi occupando quasi mille metri di stand e una incredibile affluenza di micro produttori di tequila, mezcal, sotol, pulque, raicilla, bacanora. Secondo IWSR, il più autorevole istituto di studio sui trend di consumo spirits mondiale, entro la fine del 2023 i distillati di agave saranno i prodotti più venduti negli Stati Uniti. Di questo si è estensivamente parlato durante una delle talk più importanti tenutesi nell’Auditorium cui hanno partecipato tequileros da tutto il mondo e rappresentati in Italia da Roberto Artusio e Christian Bugiada de La Punta Expendio de Agave.
E tra un incontro e l’altro, l’attenzione all’ambiente e al pianeta è sempre più tangibile: aumentano i prodotti ad impatto zero, inizia a prendere piede la stampa 3d con materiali biodegradabili, gli spiriti alcool free e tutto quello che interessa le tematiche di sostenibilità sempre più care a molti brand e oggi come oggi presenti nel lavoro quotidiano di tanti cocktail bar. Come evolverà la miscelazione del futuro con questi presupposti? Il costante lavoro di miglioramento delle condizioni lavorative dei bartender così come la costruzione di professionalità verticali e definite va verso una crescita di risultati, awareness e appeal del settore. Speriamo che anche l’Italia, con la sua incredibile cultura del buon bere, sappia stare al passo di questo grande movimento.

Tutte le immagini courtesy Roma Bar Show

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