Supereroi montani Ferdy Wild, un progetto eroico dietro al fenomeno social

Anche se spesso viene valutato e raccontato solo per le centinaia di migliaia di follower che lo sostengono e per i vip che gli fanno visita, qui ci si batte ogni giorno per la montagna bergamasca con iniziative per i piccoli produttori, recupero dell’alpeggio e valorizzazione dell’animale

Foto di Luca Bassi

Non è comodissimo da raggiungere l’Agriturismo Ferdy. Lenna, 35 chilometri dal centro di Bergamo, un quarto d’ora d’auto da quella San Pellegrino Terme divenuta famosa in tutto il mondo per le sue acque, non è proprio un posto che potremmo definire turistico. Eppure, negli ultimi anni, questa realtà dell’alta Val Brembana è diventata meta di un numero incredibile di persone. Nell’estate del 2020, quella della prima ripresa post lockdown, trovare un coperto qui era praticamente impossibile: la lista delle prenotazioni, specialmente nei weekend, superava largamente i sei mesi. In attesa di vivere l’esperienza wild decine, anzi centinaia di persone sparse un po’ in tutta Italia: c’era perfino chi si spostava dalla Sicilia e dalla Sardegna per visitare la realtà di Ferdy, per sedere ai tavoli dell’agriturismo.

Nicolò Quarteroni

Chi non è stato tanto fortunato da trovare fisicamente posto a Lenna si è dovuto accontentare dei social. Già, perché uno dei segreti dell’Agriturismo Ferdy sta proprio nel grande, grandissimo seguito che negli anni ha saputo ottenere grazie a Instagram, dove conta 235mila follower, e Facebook, dov’è seguito da oltre 323mila persone.
Dietro al fenomeno (virtuale e non solo) di questa realtà c’è Nicolò Quarteroni, 30 anni, faccia da bravo ragazzo e un Guinness World Record per la mungitura più veloce (10,7 litri in 3 minuti esatti) conquistato nel 2013 a Branzi: «Ma limitare la narrazione di Ferdy al grande seguito dei social è una lettura quantomeno superficiale, che purtroppo fanno ancora tante, troppe persone. Soprattutto i giornalisti che spesso parlano di noi senza nemmeno passare a vedere di persona cosa abbiamo costruito in questi anni di lavoro» ci spiega con un pizzico di stizza Quarteroni, direttore dell’Agriturismo e figlio di quel Ferdinando – per tutti “il Ferdy” – che con la moglie Cinzia ha dato il via a tutto nel 1989, partendo da un terreno, dieci cavalli e dal grande sogno di far rivivere un territorio montano destinato altrimenti all’abbandono.

Non solo “l’agriturismo dei vip”
«Spesso ci raccontano solo come “l’agriturismo dei vip” – continua Quarteroni -, quelli che ospitano le showgirl e i calciatori, dimenticandosi di approfondire tutto ciò che sta dietro alle visite, che comunque non rinneghiamo, di qualche personaggio famoso».

Effettivamente il progetto Ferdy è tanto altro. Limitarsi a parlare del fenomeno social – che pur esiste ma non può essere una colpa, anzi – significa fare un torto a una realtà che per la montagna in un modo o nell’altro si batte ogni giorno, a volte buttando pure il cuore oltre l’ostacolo, con progetti e iniziative lanciati anche senza la certezza di un ritorno economico. Come “Supereroi montani”, una rete capace di dare visibilità a piccole aziende del territorio e ai loro prodotti di nicchia; o come “Wild Vigneron”, il progetto in grado di promuovere e distribuire in tutta Italia vini naturali prodotti da microscopiche realtà che senza l’aiuto di Ferdy farebbero molta più fatica a far quadrare i conti. Senza dimenticare, poi, “Wild Etik”, il progetto pensato per incentivare l’utilizzo di carni provenienti da micro allevamenti di montagna, carni di Bruna Alpina Originale ottenute da una filiera che possa garantire rispetto per l’animale (macellato solo alla fine del suo processo di vita, anche a 16/17 anni), trasparenza e valorizzazione degli allevatori.

E se il percorso di costruzione del mito Ferdy parte da lontano, dalla verve del fondatore che già dagli anni ’90 ha saputo comunicare sapientemente con gli strumenti di cui all’epoca disponeva un modello di agriturismo virtuoso, corretto e apprezzabile, oggi ha trovato il suo apice col lavoro che Nicolò (e la moglie Nicole Sonzogni) fanno sul campo e sui social: «La nostra comunicazione parte da lontano, è iniziata più di dieci anni fa e nei momenti di massimo sforzo ci portava a condividere anche novanta contenuti al giorno tra storie e post» sottolinea Quarteroni. «Il boom è arrivato nel 2020, con il coronavirus: durante i mesi di lockdown noi non ci siamo messi sul divano a protestare e ad aspettare che il mondo ripartisse; al contrario, ci siamo chiusi in cucina con tutto il team e abbiamo continuato a lavorare, abbiamo sistemato il progetto, abbiamo fatto formazione. E abbiamo comunicato tantissimo: la gente ha iniziato a seguirci con maggiore frequenza, ha iniziato a comprare il nostro pane, il nostro ragù, i nostri prodotti caseari. Abbiamo dato inizio alle degustazioni di vini e formaggi online, in diretta sui social, per condividere ogni momento del nostro lavoro. Le persone ci hanno riconosciuto una credibilità, mentre ci raccontavamo. Per questo non amo la definizione di “fenomeno social”: noi non siamo cresciuti pubblicando dei balletti su TikTok, con tutto il rispetto per chi lo fa».

Quaranta dipendenti, età media 25 anni
Il risultato è stato una crescita esponenziale dei follower (passati nel maggio 2020, solo su Instagram, da 35mila a 80mila nel giro di poche settimane), l’arrivo a Lenna di personaggi famosi (da Chiara Ferragni a Michelle Hunziker, da Lautaro Martinez a Belen Rodriguez, senza dimenticare Sofia Goggia che, in realtà, Ferdy lo conosce da sempre essendo un’amica di famiglia) e una lista di prenotazioni lunga mesi, paragonabile a quella dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura, per intenderci. «A differenza di quanto sostiene qualcuno – evidenza Quarteroni – noi non abbiamo mai fatto collaborazioni, mai pagato influencer, mai fatto regali a giornalisti. Non dico che sbaglia chi lo fa, ci tengo solo a precisare che non è il nostro caso. Spiace che, spesso, molti si fermino ad analizzare solo questi aspetti. Probabilmente siamo dei cattivi comunicatori. Penso infatti che non sempre siamo stati bravi a raccontare quello che veramente facciamo: tanta gente viene e si stupisce per quello che vede e per quello che mangia. Ma non sempre è facile spiegare tramite un telefono e un algoritmo come si fa il burro zangolato a mano, come stagiona un formaggio o come si tiene vivo un alpeggio. Noi comunque ci proviamo».

Oggi le società che fanno capo al progetto Ferdy contano quaranta dipendenti con un’età media di venticinque anni, per lo più auto-formati, divisi tra l’agriturismo (cucina, sala e accoglienza, ma anche private spa e baita), il negozio (fisico e online), l’azienda agricola, l’ospitalità e le iniziative ludiche.

Cucina fine dining chiara e convincente
Ma detto di alpeggio, social e progetti paralleli, come si mangia all’Agriturismo Ferdy? Bene. Molto bene.
La cucina è guidata da Marco Bonato e Alessio Manzoni. Il primo (sposato con Alice Quarteroni, figlia di Ferdy e Cinzia, sorella di Nicolò) si è formato da autodidatta in azienda dopo aver scoperto in tarda età la passione per la cucina, mentre il secondo arriva da un percorso accademico che l’ha portato in diversi ristoranti d’alto rango.

Polpetta di ortiche

Se immaginate una proposta rustica e vecchio stampo siete però fuori strada. I piatti che arrivano in tavola sono da fine dining (così come i prezzi: menu degustazione con cinque portate a 65 euro; con otto portate a 80 euro; con dieci portate a 95 euro), tutti chiari e convincenti, studiati e pensati per valorizzare al meglio la materia prima realizzata dall’azienda agricola di Ferdy piuttosto che da produttori locali, oppure raccolta nei boschi del territorio. Ci sono i prestigiosi formaggi che parlano delle valli bergamasche, lo Storico Ribelle, lo strachì Quadro, il Formai de Mut, la mascherpa storica (la maggior parte stagionati nella stupenda cantina dell’agriturismo). E ci sono delle portate memorabili. Come le Polpettine 1989, realizzata con le erbe spontanee dell’alpeggio; o come l’Orobie Orientali, un filetto di vacca Etik servito con coclearia e ristretto di brodo.

Orobie Orientali

Il Casoncello vegetale, preparato con grano arso e ripieno di erbe estive, accompagnato da chutney di mela, gel di mela e spuma al burro nocciola, sembrerebbe una bestemmia per un bergamasco. In realtà è un piatto coraggioso e convincente. La carne nel menu degustazione è prevista solo all’inizio e alla fine (oltre al filetto c’è la tagliata di Bruna Alpina originale cotta al barbecue), «Una scelta tradizionale ed etica – spiega Quarteroni – che ripercorre quella che è la storia del nostro territorio: l’animale si uccideva solo alla fine del suo ciclo di vita e si mangiava di rado, la domenica al massimo».

Casoncello vegetariano

Insomma, da Ferdy tutto cerca di ruotare attorno al territorio, alle persone e agli animali che lo abitano, a chi lo vive e lo mantiene vivo in modo a tratti anche eroico. Poi ci sono anche i social, certo, che come sempre nella società di oggi fanno il buono e il cattivo tempo. Ma limitarsi a parlare di quelli sarebbe un peccato, perché significherebbe perdersi un “dietro le quinte” coraggioso e affascinante. Quello di Ferdy, che per qualcuno non sarà proprio wild come si vuole far credere, ma che sicuramente si batte per dei valori fondamentali, eroici. Merce rara, al giorno d’oggi.

Tagliata di Bruna Alpina

Agriturismo Ferdy
Loc. Fienili, Fraz. Scalvino – Lenna (Bg)

Tutte le foto sono di Luca Bassi

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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