Ma che caldo faIl clima non è mai cambiato così velocemente come in questo secolo

Nonostante faccia paura, il riscaldamento globale e l’impatto del fattore umano su di esso sono innegabili. In “La Groenlandia non era tutta verde”, Gianluca Lentini racconta e misura il climate change, tra pregiudizi e previsioni per il futuro.

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«Il clima è sempre cambiato», si sente talvolta affermare in modo sbrigativo e sprezzante, spesso per ignorare o sottovalutare l’influenza umana sul riscaldamento globale degli ultimi secoli, e spesso facendo riferimento a non meglio precisati cicli e a non ben compresi fenomeni geofisici o astronomici. Bene, secondo l’IPCC vi sono ampie prove che il clima non sia mai cambiato né in questo modo, né così velocemente, almeno negli ultimi centomila anni.

Inoltre, paragonare l’attuale riscaldamento globale con estesi periodi geologici ancora più antichi e globalmente più caldi dell’attuale come il Giurassico o il Cretaceo, sempre allo scopo di minimizzare la responsabilità antropica del riscaldamento globale, periodi in cui la Terra aveva una configurazione continentale completamente diversa, correnti oceaniche completamente diverse, e in cui erano completamente differenti molti fattori geofisici, solari e astronomici, ha la stessa significatività scientifica del chiederci chi vincerebbe in un duello all’ultimo sangue tra un velociraptor e una tigre dai denti a sciabola, animali separati da circa settanta milioni di anni e viventi in contesti geografici ed ecologici completamente diversi tra loro.

In quella che viene definita, in epistemologia, «la fallacia della causa unica», è erroneo aspettarsi che tutti gli eventi caldi nella storia del nostro pianeta debbano essere spiegati con un’unica causa, e che quindi l’esistenza di periodi caldi in assenza di attività tecnologiche umane giustifichi l’esclusione dell’umanità come ragione dell’attuale riscaldamento globale: un sistema complesso come quello di un pianeta dotato di vita va incontro a processi diversissimi tra loro che pure possono produrre quelli che, superficialmente appaiono come stati analoghi. Inoltre, quello che deve interessarci è comprendere le cause attuali del riscaldamento globale e intervenire sulle stesse, non chiederci se l’attuale riscaldamento globale abbia già battuto oppure no specifici record termici precedenti, connessi a cause del tutto diverse.

Il riscaldamento globale sta avendo impatti su tutte le terre emerse e, prosegue l’IPCC, ogni regione abitata dall’umanità e l’influenza umana contribuiscono a molti dei cambiamenti che si sono osservati negli estremi meteorologici e climatici. […] Nell’analisi della distribuzione degli eventi meteorologici nella Regione Mediterranea è incrementato il numero di eventi caldi, con un grado di confidenza molto alto circa il ruolo antropogenico di questo cambiamento, e sono aumentati gli eventi di siccità, con medio grado di confidenza.

[…] L’influenza antropica, inoltre, è molto probabilmente il fattore principale nel ritiro dei ghiacciai dagli anni Novanta del XX secolo e nel decremento nella massa di ghiaccio marino artico, dal periodo 1979-1988 al 2010-2019, con decrementi mensili di circa il 40 per cento in settembre e di circa il 10 per cento in marzo.

[…] È naturale che possa spaventare leggere questi numeri ed è anche naturale volersi ritrarre sia di fronte all’entità di questi valori, sia di fronte alla pedanteria del presentare i diversi livelli di confidenza, o i gradi di certezza, con i quali i climatologi fanno determinate affermazioni e descrivono determinate relazioni di causa-effetto tra influenza umana e cambiamento climatico.

Ma l’unico modo serio e completo per affrontare la questione del riscaldamento globale è partire dal consenso scientifico sul tema, passare alla lettura dei dati corredati dalla loro incertezza e dal loro grado di confidenza, e comprendere il grado di probabilità che caratterizza le relazioni tra la causa, l’influenza umana, e l’effetto geofisico sull’incremento delle temperature, la ridistribuzione delle precipitazioni, i cambiamenti nella criosfera e nell’idrosfera: solo questo grado di rigore risponde adeguatamente alle domande «cosa sta succedendo al clima della Terra? E quali ne sono le cause?».

Da “La Groenlandia non era tutta verde” di Gianluca Lentini, Egea, 136 pagine, 16,50 euro.

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