Tintarella di nullaGli italiani non vanno più in vacanza

Il Belpaese estivo raccontato dai media è una rappresentazione ingannevole, poiché la maggior parte delle persone non viaggia durante le ferie, e questo è determinato da fattori economici e culturali. Aumentano invece gli arrivi di stranieri

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I video, le foto, le stories dei media, dai Tg della tv generalista ai social, ci restituiscono un’immagine precisa dell’Italia in questo periodo: quella di un Paese in vacanza o in procinto di andarci, che è già in spiaggia, alle prese con il caldo, o in qualche aeroporto e stazione ferroviaria mentre aspetta di partire.

In fondo per gran parte di noi è un po’ come rientrare in una comfort zone, un rito collettivo, come il panettone e le luminarie a Natale, che ci riporta all’infanzia. Però è un’immagine piuttosto falsa, ancora più di Babbo Natale, perché gran parte degli italiani non ci va in villeggiatura. Nel 2022 ha fatto almeno una vacanza tra luglio e sette

Il Bel Paese estivo raccontato dai media è una rappresentazione ingannevole, poiché la maggior parte degli italiani non fa vacanze, e questo è determinato da fattori economici e culturali. Mentre i dati mostrano che molti cittadini, soprattutto nel Mezzogiorno, non possono permettersi vacanze, aumentano invece gli arrivi di stranieri

mbre solo il 35,7 per cento degli italiani. È un dato solo in piccola parte condizionato dagli ultimi strascichi del Covid, visto che nel 2019 i numeri non erano molto più alti: nell’estate prima della pandemia era partito il 37,8 per cento.

Se guardiamo ancora più indietro scopriamo un vero e proprio tracollo nel numero delle notti trascorse in ferie, dopo la crisi del 2008-2009, dalle quasi cinquecentosettanta milioni complessive del 2008 (più di sei giorni per ogni italiano) alle trecentodiciassette milioni del 2015. Nel 2019 i livelli di 10-11 anni prima erano ancora lontanissimi, come oggi.

Naturalmente vi è anche chi va in vacanza nelle altre stagioni, ma non sono molti, non lo erano neanche prima della pandemia e spesso si tratta di quanti, del resto, si muovono anche in estate. A partire di più non sono i più giovani, come ci si potrebbe aspettare, ma quanti hanno tra i trentacinque e i quarantaquattro anni, oltre che i bambini. Tra gli under quindici nel 2022 ha fatto una vacanza il 46,4 per cento, dato persino più alto che nel 2019 e che spiega in parte anche le percentuali alte di vacanzieri tra i quarantenni. Si va in villeggiatura per portare i figli al mare o in montagna.  Tra chi ha tra i quindici e i ventiquattro anni l’anno scorso ha fatto un viaggio di svago solo il 35,4 per cento, meno della media e molto meno che prima del Covid, tra l’altro. La percentuale crolla se guardiamo a stagioni diverse dall’estate. Anche tra i venticinque e trentaquattrenni in realtà a essere partiti non sono molti di più che tra i cinquantacinque e sessantaquattrenni.


Dati Istat, percentuale dei residenti.

Le percentuali scendono ulteriormente, sotto il trenta per cento, se consideriamo come villeggiatura estiva solo quella che supera i tre pernottamenti. Nelle altre stagioni, poi, quanti si limitano a 1-2 giorni o weekend lunghi sono persino di più di coloro che si trattengono per più tempo.


Dati Istat, percentuale dei residenti.

Difficile non pensare davanti a questi dati, soprattutto a quelli che evidenziano le differenze demografiche, al lavoro povero giovane, quello che non consente di risparmiare denaro per le vacanze, quello dei tanti che in realtà d’estate sono impiegati proprio nell’industria del turismo, oppure agli universitari fuori sede per cui l’unica villeggiatura è tornare a casa, nel Mezzogiorno. È proprio quest’area, infatti, ad avere abbassato notevolmente le medie. I meridionali che partono tra luglio e settembre sono solo un terzo dei settentrionali, nel 2022 il 16,3 per cento nel caso del Sud, il 13,5 per cento in quello delle isole, contro il 53,8 per cento al Nord-Ovest e il 43,2 per cento al Nord-Est.


Dati Istat, percentuale dei residenti.

Per forza, qualcuno dirà, gran parte della popolazione vive vicino al mare, può andare in spiaggia in giornata, ma sappiamo benissimo che non è questa la principale ragione.

A incidere di più, in tutta Italia, è un fattore economico e in seconda battuta culturale. Quest’ultimo probabilmente ha un impatto sulla ridotta percentuale di anziani che parte per le vacanze, meno del venti per cento nell’estate 2022. Il primo ha certamente più rilevanza sui giovani, che, viene dimenticato troppo spesso, non sono tutti universitari o giovani professionisti che non aspettano altro che postare foto dei propri viaggi internazionali su Instagram. Anche perché ad andare all’estero sono veramente pochi, una piccola porzione di una platea già piuttosto ridotta. Nel 2022 solo il 27,1 per cento di quanti hanno fatto vacanze, anche volendo considerare solo soggiorni di più di 3 giorni. Nel 2019 erano un po’ di più, il 32,6 per cento, ma comunque non molti. La gran parte si è fermata in Paesi Ue e recarsi al di fuori dell’Europa sono stati pochissimi, il 4,1 per cento nel 2022 e il 6,5 per cento nel 2019. Anche questo probabilmente spiega il disinteresse del Governo per il grande aumento delle attese per il rinnovo del passaporto: in fondo ad averne bisogno è una piccolissima minoranza, anche volendo calcolare adesso, dopo la Brexit, pure coloro che si devono recare nel Regno Unito.


Dati Istat, percentuale di quanti sono andati in vacanza, la somma può non fare cento per arrotondamento.

E i “nomadi digitali”? Forse alcuni fenomeni sono un po’ sopravvalutati, per usare un eufemismo. E la rivoluzione delle compagnie low cost? Forse trasportano gli stranieri in Italia più che gli italiani all’estero. Del resto, anche prima del Covid si andava all’estero meno dei nostri vicini: solo il 21,4 per cento dei 15-24enni italiani, per esempio, contro il cinquantasei per cento dei coetanei tedeschi e il 34,4 per cento medio Ue. Si tratta di una percentuale più bassa anche di quella spagnola, nonostante Italia e Spagna siano caratterizzati da redditi simili e da condizioni economiche dei giovani analoghe. Anche per tutte le altre fasce di età i dati italiani erano quasi sempre più bassi di quelli medi europei e dei principali Paesi.


Dati Eurostat, percentuale della popolazione.

In sostanza no, l’estate tipo degli italiani non consiste in un volo verso qualche località esotica e neanche su una spiaggia greca, come è molto più di frequente quella dei tedeschi, per esempio.

L’italiano medio sta a casa propria, soprattutto se è anziano e/o del Mezzogiorno, oppure, come già decenni fa, si muove in auto (il mezzo preferito da due vacanzieri su tre) verso casa dei suoceri o le coste italiane.  L’estate 2023 ci dirà se sarà intervenuto qualche mutamento, ma finora anche sotto questo aspetto al di là della percezione mediatica il Paese è cambiato poco rispetto agli anni ottanta.

A essere aumentati molto, invece, sono gli arrivi di stranieri. In sostanza è in crescita il nostro saldo positivo nel campo dei servizi turistici, ne esportiamo più di quanti ne importiamo. Normalmente si tratta di un dato positivo e anche in questo caso in parte lo è, ma una porzione importante di questo aumento del surplus in realtà ha una ragione precisa: il nostro declino economico.

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