Anti-egemoniaLa destra non vuole cambiare la Rai, ma solo intestarsi lo svacco in versione sovranista

Il servizio pubblico non farà molta strada spiegando che Margaret Thatcher era allieva di Giorgia Meloni e che Dante Alighieri era contro il ddl Zan

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Come, da prospettiva sinistra, la prestanza democratica del servizio pubblico è garantita dalla presenza del combattente progressista con contratto a vita, così, per questi altri ora al potere, il servizio pubblico radiotelevisivo adempie al proprio ufficio assoldando i professionisti prima ingiustamente negletti, quelli cui finalmente si riconosce il diritto di spiegare che Margaret Thatcher era allieva di Giorgia Meloni e che Dante Alighieri era contro il ddl Zan.

Il dolorante reclamo progressista per l’inammissibile destituzione dei principati democratici in Rai è solo l’altra faccia di un’identica mafiosità italianona, il verso appena più ripulito della medesima divisa plebea che in questo avvicendamento porta in prima serata i televenditori della natalità bianca e cristiana e della genitorialità alla missionaria, ovviamente col rincalzo dell’opinionismo libero una buona volta di spiegare ai ragazzini che se si toccano diventano ciechi.

Non sarebbe neanche del tutto sbagliata la teoria forte degli zucconi di destra, e cioè che la Rai offre in linea di principio e perlopiù un intrattenimento poco gradevole per la quota maggioritaria del Paese, quella che vota dall’altra parte nonostante la trasmissione di quella grammatica de sinistra. Ma se l’alternativa è nutrire il popolo digiuno di “valori” con la pastura Dio-Patria-Famiglia non si va lontano, e francamente non è una grande idea insidiare i diabolici possedimenti gender fluid mandando i coloni del Family Day alla reconquista dei palinsesti tinti di peccato.

Pure, si propone pressappoco in questo modo l’ambizione anti-egemonica della destra salvinian-meloniana: mica fare della Rai una cosa appena meno indecente, ma intestarsene lo svacco con una pitturata tricolore. Un affarone.

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