Lo stallo del governoLa denuncia di Bonaccini: dopo tre mesi dall’alluvione in Emilia Romagna, zero fondi alle imprese

«I cittadini hanno ricevuto solo i primi 3mila euro che come Regione, insieme alla Protezione civile nazionale, abbiamo stanziato con procedure spedite», dice il governatore. «Il fattore decisivo è il tempo, perché i lavori per mettere in sicurezza fiumi e frane e ripristinare le strade vanno fatti in estate»

AP Photo/Luca Bruno

«Famiglie e imprese hanno bisogno di certezze per ripartire dopo l’alluvione e il governo non ne dà». Lo dice alla Stampa il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, tracciando un primo bilancio a 90 giorni dall’alluvione, senza «un raccordo» con l’esecutivo e con diversi appunti da fare alla premier: non solo sulle «procedure sbagliate» per ricostruire dopo il disastro, ma anche sul Pnrr.

Quanto ai fondi per l’alluvione, stanziati col decreto del 6 luglio, «sono insufficienti quelli per la ricostruzione pubblica, assenti quelli per i privati», dice. «Ad oggi, dopo quasi tre mesi, i cittadini hanno ricevuto solo i primi 3mila euro che come Regione, insieme alla Protezione civile nazionale, abbiamo stanziato con procedure spedite. Ma è un contributo di primo sostegno. Alle imprese nulla, e non sanno ancora come verificare e periziare i danni. Comuni, Province, Consorzi di Bonifica e Agenzia regionale di protezione civile non vedono un euro da settimane. Il governo ha sottovalutato un punto che pure avevamo evidenziato in modo ossessivo fin dal primo giorno: il fattore decisivo è il tempo, perché i lavori per mettere in sicurezza fiumi e frane e ripristinare le strade vanno fatti in estate. E perché famiglie e imprese hanno bisogno di certezze per ripartire».

Il raccordo e la cooperazione, inoltre, «esistono col Commissario Figliuolo, ma col governo non c’è il raccordo che auspicavamo: lo dico con rammarico, perché non era mai accaduto che il governo procedesse senza alcun coordinamento con le Regioni interessate da un provvedimento. Se fosse accaduto lo stesso con il sisma del 2012 sarebbe stato un disastro. E invece abbiamo sempre avuto piena collaborazione con i sei governi che si sono succeduti nel tempo. Anche in Parlamento la maggioranza ha detto no alle proposte avanzate da Comuni, associazioni di categoria, sindacati, atteggiamento che ci appare incomprensibile. Al contrario, il raccordo con la struttura del Commissario Figliuolo è pressoché quotidiano. Ma con poche risorse e procedure non definite o sbagliate anche il Commissario non può fare miracoli. Di recente ho incontrato la presidente Meloni e auspico che le cose possano cambiare il prima possibile».

Ora che è stata sbloccata la terza tranche del Pnrr e che il piano è aggiornato, cosa cambierà per le Regioni? «Non so ancora risponderle perché, a oggi, il governo non ha attivato alcun confronto con le Regioni», risponde Bonaccini. «Registro poi che nel momento in cui l’intero Paese è devastato da eventi estremi e la mia terra è sconvolta dal dissesto, il governo taglia proprio sugli investimenti per la difesa del suolo e la gestione delle alluvioni. E si taglia anche sulla sanità del territorio, come se la pandemia non ci avesse insegnato nulla. A me pare non solo sbagliato, ma anche incomprensibile».

Bonaccini, che ha creato la corrente “Energia Popolare” nel Pd, dice: «Spero serva a costruire un partito più grande e plurale, a superare le vecchie correnti, ma anche a rilanciare la vocazione maggioritaria del Pd». Senza neanche escludere di candidarsi alle europee visto che è arrivato al secondo mandato da governatore.

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