Morbosità energeticheLa dipendenza dell’Austria dal gas russo prosegue nell’indifferenza generale

Nessuna diversificazione, gli affari tra Vienna e Gazprom vanno avanti come se nulla fosse, con le importazioni austriache che hanno toccato i livelli precedenti alla guerra. Il governo promette l’autonomia dal combustibile fossile di Mosca entro il 2027, ma l’accordo con il Cremlino scadrà nel 2040

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer (AP Photo/LaPresse)

C’è un Paese europeo che, a differenza di tutti gli altri, continua a importare gas da Mosca come se l’invasione dell’Ucraina non fosse mai avvenuta. E, non a caso, è anche il primo Stato dell’Europa occidentale ad aver firmato (nel 1968) un contratto con l’allora Unione sovietica per la fornitura del combustibile fossile. 

Stiamo parlando dell’Austria, ufficialmente neutrale dal 1955 (come ribadito dalla propria Costituzione), fuori dalla Nato ma che in passato ha condannato la guerra scatenata da Vladimir Putin, accogliendo migliaia rifugiati ucraini e permettendo alle armi dirette verso Kyjiv di passare all’interno dei suoi confini. 

Prima dell’invasione russa, dati Eurostat alla mano, Vienna importava circa l’ottanta per cento del suo gas dalla Russia. L’Italia, per rendere l’idea, viaggiava attorno al quarantasei per cento nel 2020 e al sedici per cento nel 2022: una dipendenza ridotta al sette per cento all’inizio del 2023 e che, secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, potrebbe scendere a quota zero entro la fine di quest’anno. L’Unione europea, ricordiamo, non ha ancora avviato sanzioni formali contro le importazioni del gas del Cremlino, a differenza del petrolio e del carbone. 

Tornando all’Austria, i numeri del ministero dell’Energia – riportati da diversi giornali internazionali – mostrano che nel 2023 le importazioni di gas dalla Russia hanno toccato i livelli precedenti alla guerra: ottanta per cento a gennaio (quando la domanda era più alta anche a causa delle basse temperature), settantaquattro per cento a marzo, cinquanta per cento a maggio. Cifre in totale controtendenza rispetto a quelle degli altri Paesi dell’Unione europea. Come scrive Euronews, a febbraio il cento per cento del gas inviato da Gazprom in Europa è giunto nei confini austriaci. 

Come se non bastasse, Alfred Stern, amministratore delegato di Omv Group (la compagnia energetica austriaca), ha dichiarato che Vienna continuerà a comprare gas dalla Russia fino a quando, eventualmente, Putin non chiuderà i rubinetti. Il minimo storico del diciassette per cento, registrato a ottobre 2022, si è rivelato quindi un fuoco di paglia. 

Da una parte c’è chi accusa l’Austria di continuare (di fatto) a finanziare l’esercito russo, dall’altra c’è chi ammette le difficoltà – anche dal punto di vista dell’aumento dei prezzi delle bollette – di cancellare decenni di accordi e interessi nel giro di pochi mesi. In più, l’assenza di sbocchi sul mare non permette al Paese di installare rigassificatori galleggianti come quello di Piombino

«Omv ha contratti di lunga data con la Russa. Se i russi continuano a consegnare, non posso vietare a Omv (il 31,5 per cento della società è in mano al governo austriaco e il venticinque per cento agli Emirati Arabi Uniti, ndr) di rispettare gli obblighi contrattuali», ha spiegato il cancelliere austriaco, Karl Nehammer, in un’intervista rilasciata a febbraio al notiziario Zib2. 

Il nuovo accordo austriaco con Gazprom, firmato nel 2018 dall’ex cancelliere Sebastian Kurz, vuole che l’Austria acquisti sei miliardi di metri cubi di gas annui. L’aspetto più complesso, però, riguarda la durata del contratto: scadrà nel 2040. 

Resta il fatto che, come denunciano i liberali di Neos (Das Neue Österreich und Liberales Forum), durante la guerra l’Austria avrebbe versato alla Russia sette miliardi di euro in cambio di gas naturale. Nel pieno degli scontri, Vienna ha persino ottenuto il via libera del Cremlino per pagare le sue quote in euro invece che in rubli. 

Si tratta di numeri e informazioni inaccettabili sotto molti punti di vista, come ribadito da Anne-Sophie Corbeau del Center on global energy policy: «In Austria non stanno facendo abbastanza. E il loro governo rimane tra i più amichevoli nei confronti della Russia», ha detto la ricercatrice in un’intervista rilasciata al New York Times. 

Insomma, non ci sono solo difficoltà territoriali, tecniche e storiche, ma anche scelte calibrate e consapevoli da parte del governo di coalizione tra il Partito popolare austriaco e i Verdi. Leonore Gewessler, ministra dell’Energia e membro del partito ecologista, pensa che il Paese abbia tutti gli strumenti per raggiungere l’indipendenza dal gas russo entro il 2027. 

Ma non tutti sono così ottimisti, perché nel breve periodo rischiano di concretizzarsi delle conseguenze politiche e diplomatiche piuttosto delicate: «L’élite politica in Austria è, a mio avviso, tra le più solidali con la Russia. Pertanto, penso che Vienna cercherà di orientare l’Unione europea verso un approccio meno conflittuale nei confronti di Mosca», spiega al New York Times Grzegorz Kuczynski, direttore del programma Eurasia presso il Warsaw Institute. 

Un esempio forse estremo ma esemplificativo dei rapporti politici tra Austria e Russia riguarda Karin Kneissl, ministra degli Esteri dal 2017 al 2019. Sostenuta dal partito populista anti-immigrazione Fpö, si è sposata nel 2018 con l’imprenditore Wolfgang Meilinger: tra gli invitati al loro matrimonio c’era anche Vladimir Putin, che durante le celebrazioni ha ballato assieme all’ex ministra. Non soddisfatto, il presidente russo ha regalato a Kneissl degli orecchini di zaffiro dal valore di cinquantamila euro.

Omv non ha ancora commentato i dati sulle importazioni di gas russo nel 2023, ma forse qualcosa comincia a muoversi in ottica 2027. Venerdì scorso, infatti, la società energetica austriaca ha annunciato un accordo decennale con il colosso britannico dell’oil&gas Bp, al fine di «portare avanti un processo di diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico». 

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