Le sanzioni servono L’export di gas russo ha toccato il minimo storico e il rublo è in caduta libera

Mosca ha venduto solo 12,1 miliardi di metri cubi di metano nei Paesi europei nella prima metà del 2023, perdendo così il mercato che rappresentava la sua principale fonte di entrate e provocando il crollo della moneta nazionale

Lapresse

Perdendo i tre quarti del proprio volume, l’export di gas russo verso l’Europa ha raggiunto il suo minimo da cinquanta anni.  «Il “ponte del gas” Russia-Europa, costruito ai tempi di Leonid Breznev e che per oltre mezzo secolo ha fornito al Cremlino superprofitti energetici, è stato infine consegnato alla pattumiera della storia», commenta il Moscow Times. Il dato evidentemente ha molto a che fare con un altro record storico. Quello di debolezza del rublo.

Secondo Reuters, nella prima metà del 2023 Gazprom avrebbe infatti pompato solo 12,1 miliardi di metri cubi di gas nei Paesi europei. Praticamente, con l’attacco all’Ucraina, Vladimir Putin ha perso il mercato che rappresentava la sua principale fonte di entrate.  Secondo il ministero dell’Economia, il prezzo medio del gas ai Paesi non Csi (“Comunità degli Stati Indipendenti”) nel 2022 era di ottocentotrenta dollari per mille metri cubi, mentre le forniture all’Europa potrebbero portare a Gazprom circa cinquantadue miliardi di dollari. Secondo l’analista di Bcs Ronald Smith, il prezzo medio delle forniture di gas russo quest’anno scenderà a quattrocentoquarantacinque dollari per mille metri cubi, mentre le esportazioni verso l’Europa e la Turchia scenderanno a cinquanta miliardi di metri cubi. Se Gazprom mantiene il volume delle consegne in Turchia al livello dello scorso anno – circa ventidue miliardi di metri cubi – l’Europa avrà ventotto miliardi di metri cubi e le entrate di Gazprom si ridurranno a 12,5 miliardi di dollari.

La dinamica indirettamente simile del calo dei ricavi delle esportazioni di Gazprom è confermata dai dati sul pagamento dei dazi all’esportazione al bilancio della Federazione Russa. Dall’inizio dell’anno, Gazprom non ha rivelato il volume delle esportazioni e il prezzo di vendita del gas ai paesi non Csi. Lo scorso anno, secondo il gruppo, i suoi ricavi dalla vendita di gas per l’esportazione, comprese accise e dazi doganali, sono aumentati del ventotto per cento a 7,3 trilioni di rubli a causa degli alti prezzi spot nel mercato europeo, che hanno compensato il calo delle forniture. Insomma, il sessantatré per cento di tutte le entrate. Le consegne di Gazprom in Cina quest’anno sono previste per un importo di ventidue miliardi di metri cubi, ovvero il quarantadue per cento in più rispetto allo scorso anno. Ma la loro crescita non compensa il calo delle esportazioni verso l’Europa. Al picco dei volumi di esportazione di Gazprom nel 2017-2019, le forniture del gruppo verso l’Europa avevano infatti superato i 170-175 miliardi di metri cubi, rappresentando oltre l’ottanta per cento delle vendite di gas ai Paesi non Csi.

Nel frattempo, appunto, giovedì il rublo è crollato a oltre centodue contro l’euro e novantatré contro il dollaro, toccando un nuovo minimo di quindici mesi. Da cui sarcasmi sulla raggiunta «parità» tra rublo e euro: nel senso di centesimo di euro. È effetto di un deprezzamento durato mesi che è stato ulteriormente aggravato il mese scorso, quando la rivolta armata di Yevgeny Prighzohin ha gettato i mercati nel panico. Ma la Banca Centrale russa ha ammesso giovedì che la ragione di lungo periodo per l’indebolimento del rublo è stato il calo dei proventi delle esportazioni. «Vediamo che quando il nostro tasso di cambio si indebolisce, sorgono varie cospirazioni su come [il rublo] sia deliberatamente indebolito per aumentare le entrate di bilancio… Ma dobbiamo guardare, prima di tutto, alle dinamiche del commercio estero», ha detto il governatore della Banca centrale Elvira Nabiullina.

Nabiullina è considerata una tecnocrate di altissima esperienza, che dopo lo scoppio della guerra è stata costretta a restare in carica suo malgrado ma è riuscita comunque a ammortizzare di un po’ i contraccolpi della crisi. Ha dunque spiegato come il rublo, dopo essere crollato oltre cento contro il dollaro quando è scoppiata la guerra in Ucraina, è riuscito a rafforzarsi lo scorso anno grazie a un’impennata dei proventi delle esportazioni e un calo delle importazioni. Tuttavia, ora la situazione si è invertita, poiché un forte calo delle esportazioni significa che molta meno valuta estera sta entrando in Russia.

«Se confrontiamo il conto corrente positivo nel primo trimestre [del 2023], rispetto al picco dello scorso anno, è diminuito di cinque volte, quindi il tasso variabile sta cambiando sotto l’influenza del commercio estero», ha aggiunto la Nabiullina.

Il rublo è stato scambiato con estrema volatilità nei sedici mesi trascorsi da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, mentre l’Occidente ha preso di mira le riserve di valuta estera di Mosca e le cruciali esportazioni di energia attraverso sanzioni progettate per paralizzare l’economia russa. La Nabiullina ha evidenziato i potenziali rischi inflazionistici derivanti dal continuo deprezzamento del rublo, sottolineando che di tali fattori si terrà conto durante la prossima riunione della Banca Centrale dove si deciderà se adeguare il tasso di riferimento, fermo al 7,5 per cento da settembre.

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