Triangolazioni eurasiatichePerché sono aumentate così tanto le esportazioni italiane in Kirghizistan

Il commercio verso il Paese ex sovietico è cresciuto del 178 per cento nel 2022 e del 409 per cento nei primi tre mesi del 2023. E lo stesso vale per molti altri Stati europei: secondo fonti dell’intelligence americana, Biskek permetterebbe a molte aziende occidentali di aggirare le sanzioni internazionali commerciando con Mosca

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Cantava Renato Zero, in una sua canzone molto famosa: “Il triangolo no, non l’avevo considerato. D’accordo ci proverò, la geometria non è un reato”. Ecco, può un pezzo pop del 1978, all’epoca innovativo e scabroso, spiegare oggi i flussi di mercato che alcuni Paesi europei hanno verso una piccola repubblica dell’Asia occidentale?

Il Kirghizistan è uno di quei Paesi in cui l’Italia non ha un’ambasciata. Fa capo a quella di Astana, capitale del più grande Kazakistan – nono Paese al mondo per estensione – ma la Farnesina, se dovesse giudicare dai dati sull’export, dovrebbe valutare di aprire lì un ufficio di rappresentanza.

Sì, perché le esportazioni italiane in Kirghizistan sono cresciute del centosettantotto per cento nel 2022 e addirittura del quattrocentonove per cento nei primi tre mesi del 2023. Se nell’intero 2020 l’export generava profitti per 18,03 milioni di euro, ad aprile 2023 la quota era di 45,54 milioni, con ancora otto mesi rimanenti.

Quello dell’Italia non è un caso unico. I grafici sono sovrapponibili quasi esattamente a quelli della Germania, che ha un’ambasciata a Biskek, la capitale kirghiza, ma che, come Roma, ha aumentato vertiginosamente le vendite verso quel Paese.

Come mai? C’è stato un boom economico in Kirghizistan che ha interessato solo ed esclusivamente gli abitanti di quel Paese? C’è un nuovo amore verso i beni di consumo (soprattutto capi di abbigliamento, mobili, pellame, ma anche macchinari industriali e pezzi di elettronica) europei?

Qualche migliaio di chilometri più in là, ci sono le Maldive, un piccolissimo arcipelago nell’Oceano Indiano, a sud del Kerala. Non solo una meta di turismo. O meglio, non più. Le Maldive sono il secondo Paese al mondo per vendita di semiconduttori, dopo solo la Corea del Sud. I semiconduttori sono dei materiali composti principalmente da germanio o silicio che sono fondamentali nella produzione di chip e microchip.

Studiando la geografia ci si imbatte spesso in dati sulla produzione che sembrano strani, basti pensare che l’Italia è il primo produttore al mondo di kiwi, pari merito con la Cina. Questa volta però è diverso perché le Maldive non hanno né giacimenti di germanio e silicio, né stabilimenti di produzione di semiconduttori.

Cosa c’entra questa storia col Kirghizistan? C’entra perché secondo gli analisti dell’intelligence degli Stati Uniti, il Kirghizistan, come anche Armenia, Maldive, Marocco e India, è uno di quei Paesi che “triangola” con la Russia.

Al momento per le aziende occidentali è vietato, per via delle sanzioni internazionali, commerciare con Mosca. Questo da una parte dovrebbe paralizzare l’economia russa e creare enormi problemi – problemi che alla prova dei fatti ci sono: basti pensare che gli Airbus di produzione europea e i Boeing americani delle compagnie russe ora atterreranno senza freni, per evitare di consumarli, visto che non possono comprare pezzi di ricambio –, ma dall’altra toglie ad alcune aziende un vero e proprio asset strategico.

C’è chi triangola verso la Russia, come i già Kirghizistan e Maldive (dove sono transitati, nel 2022, 53 milioni di dollari di semiconduttori americani con direzione Mosca), ma anche chi triangola da Mosca verso l’estero.

È il caso dell’India e del Marocco, che hanno moltiplicato in modo decisamente poco verosimile l’importazione di petrolio dal Paese che ha invaso l’Ucraina. Questo perché il petrolio è lo stesso, ma è “pulito” dalle sanzioni, quando deve essere venduto sovrapprezzato.

Secondo il Financial Times, gli scambi verso la Russia che passano dal Kirghizistan sono alla base di una nuova primavera economica nella piccola repubblica ex Sovietica: il Pil nel 2022 è cresciuto del tredici per cento, una cifra record, ma non è un caso isolato. In Armenia fino al 2021 l’Italia esportava più o meno centocinquantacinque milioni di dollari di merce. Nel 2022 questa cifra è salita fino a duecentottantacinque milioni.

Insomma, c’è un passaggio per arrivare a Mosca: se si vuole viaggiare verso Mosca partendo da Roma – correndo il rischio che comporta un atterraggio senza freni – si può far scalo in uno dei Paesi amici, ma se si vuole mantenere un livello di business più o meno sicuro (con un guadagno inferiore rispetto al periodo prima della guerra) si può vendere più o meno tutto, basta farlo passare dal Paese giusto. Uno di quelli che, parafrasando Renato Zero, «garantisce per lei [la Russia], per questo amore un po’ articolato». Il problema è che rischieremmo di trovarci al buio tra le braccia lei. E non è il nostro tipo.

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