Il lavoro dei sogniI giovani italiani vogliono diventare medici, psicologi o influencer, crolla il fascino della divisa

Secondo una ricerca di Adecco, rispetto a dieci anni fa, cresce l’interesse per le professioni sanitarie e quelle legate al benessere. Sempre più persone vogliono fare l’insegnante o lo scrittore. Segno meno per giornalisti, cantanti, youtuber, avvocati, giudici, poliziotti e carabinieri

In un periodo in cui il mondo del lavoro cambia velocemente, muta anche il lavoro dei sogni. Secondo una ricerca di Adecco, la professione più ambita dai giovani, verso la quale è cresciuto maggiormente l’interesse, è quella dell’influencer. In tanti, poi, vorrebbero fare il medico, l’infermiere, lo psicologo o il nutrizionista. Ma anche il mestiere di insegnanti e professori è sempre più desiderato. Meno ambite, rispetto al passato, sono invece le figure di archeologi, giornalisti, poliziotti, carabinieri, avvocati e giudici. In calo, anche cantanti e youtuber.

Complice forse anche la pandemia, l’interesse verso la professione del medico, rispetto a dieci anni fa, è cresciuta dell’85 per cento e quella dell’infermiere del 39 per cento. Registrano un vero e proprio boom anche le professioni legate al benessere psichico e fisico: lo psicologo cresce del 148 per cento, il nutrizionista addirittura del 349 per cento. In controtendenza l’interesse verso la professione di personal trainer, che cala del 5 per cento.

E nonostante i progressi della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, non cala l’interesse verso le materie umanistiche. Rispetto a dieci anni fa, si registra un significativo aumento di chi vuole intraprendere una carriera come scrittore (+75 per cento), come professore e insegnante (+78 per cento e +123 per cento). Al contrario, crolla del 51 per cento l’interesse verso la professione di archeologo e si contrae del 9 per cento la platea di chi è interessato a diventare giornalista. Il ridotto appeal è probabilmente legato alla crisi che i due settori stanno attraversando, che sta portando a un conseguente ridursi delle opportunità professionali in questo campo.

Ma quello dello spettacolo e dell’intrattenimento è uno dei settori che ha subito le maggiori trasformazioni negli ultimi dieci anni, tra il boom dei social network, che ha portato alla creazione di numerose nuove piattaforme, e l’avvento della tv in streaming hanno ridisegnato completamente lo scenario. Da un lato si registra un crollo del 50 per cento di persone interessate a diventare cantanti e un -13 per cento di chi vuole diventare youtuber. Dall’altro c’è un boom del +505 per cento di chi vuole fare l’influencer. Ma bisogna considerare che, dieci anni fa, nel 2013, la professione era ancora agli albori.

Si registrano, in questo settore, anche alcune differenze fra uomini e donne: mentre fra gli uomini cresce del 41 per cento chi vuol diventare un modello e scende del 39 per cento chi vuol fare l’attore, per le donne è il contrario, con la popolarità della professione di modella che scende del 17 per cento e quella di attrice che cresce invece del 5%.

Lo studio del diritto sembra non esercitare più il fascino di un tempo sul grande pubblico. Solo la professione del notaio resiste, con l’interesse che sale ben del +116 per cento rispetto a dieci anni fa. In sofferenza le professioni di giudice, che cala del 20 per cento, e quella di avvocato, che registra un -28 per cento.

Crollo verticale dell’interesse verso una carriera nelle forze dell’ordine. Cala del -21 per cento l’interesse verso la figura del poliziotto, del 32% quella quella di pompiere, del 42 per cento per quella del carabiniere.

Lo sport, invece, resta uno dei settori più ambiti. Ma con delle novità. Se la professione di calciatore è, in Italia, un evergreen, verso la quale l’interesse è cresciuto del 27 per cento in dieci anni, non è però la professione sportiva più in crescita. Al primo posto troviamo infatti quella del pilota che, rispetto a dieci anni fa, cresce del 44 per cento. Meno appeal genera invece la professione di allenatore, che crolla del 9 per cento.

«Tutte le osservazioni sull’evoluzione del mondo del lavoro e i cambiamenti dei desideri degli italiani non possono prescindere da un’analisi di contesto, che osservi cosa sta succedendo nel mercato e quali sono le sfide e le problematiche attuali», commenta Andrea Malacrida, amministratore delegato di Adecco Italia. «I dati dei Neet e degli abbandoni scolastici mettono in luce come il lavoro sia percepito sempre di meno come un ascensore sociale. Ridare questa prospettiva ai lavoratori deve essere uno degli obiettivi principali del Paese. Come Adecco siamo impegnati in tal senso inserendo i nostri dipendenti in percorsi di upskilling e reskilling, anche dando incentivi in busta paga a chi è assunto a tempo indeterminato per ogni corso di formazione svolto. Non solo, realizziamo quotidianamente attività di orientamento e project work con le scuole, che porteranno a oltre 500 assunzioni a tempo indeterminato nel 2023».