Circolo viziosoL’Italia nel «pungiball climatico» e il Mediterraneo bollente che fa impazzire le perturbazioni

Il riscaldamento dei nostri mari, innescato dalle attività umane, aumenta l’intensità degli eventi meteorologici estremi, già più frequenti a causa dei cambiamenti nella circolazione atmosferica. L’emergenza climatica è fatta di interconnessioni da cui non si può sfuggire. E il peggio è atteso per il periodo autunnale

Claudio Furlan/LaPresse

Il riscaldamento globale di origine antropica sta ridisegnando il concetto di “normalità” applicato al clima, e l’estate del 2023 ha confermato che l’effetto altalena è più reale che mai. Prima le ondate di calore del mese di luglio – il mese più caldo mai registrato sulla Terra, secondo gli esperti di Copernicus –, poi gli eventi estremi e il calo di temperature di inizio agosto (con dieci gradi in meno rispetto ai valori tipici del periodo); a seguire, dopo Ferragosto, un’altra insopportabile settimana di caldo estremo che si è però chiusa, tra freddo e nubifragi, con un ciclone extratropicale. 

L’esempio di Milano, che si sta ancora leccando le ferite dopo la tempesta del 25 luglio, è emblematico: il 23 agosto, secondo Arpa Lombardia, è stato per il capoluogo lombardo il giorno più caldo da quando la stazione di Brera registra i dati sulla temperatura (1763). Il termometro non è mai sceso sotto i 28,9°C. Dal pomeriggio di sabato 26 agosto fino a lunedì, invece, è caduta la pioggia che generalmente ci si attende in un mese, con temporali impetuosi e temperature minime crollate a quota 15-16 gradi (quasi la metà rispetto a pochi giorni prima). La crisi climatica non conosce vie di mezzo: passa da un estremo all’altro a una velocità impressionante. 

È sempre più raro vivere tanti giorni consecutivi con una situazione meteorologica stabile, piacevole e in linea con le condizioni attese nel periodo, ma la tendenza climatica in atto è ben chiara. Proprio come gli scenari futuri. Gli eventi estremi sono più frequenti, imprevedibili e violenti. E l’aumento di intensità di questi fenomeni è dovuto soprattutto a uno dei tanti effetti del riscaldamento globale: l’aumento della temperatura delle acque marine, sempre più roventi a causa dei gas climalteranti rilasciati dalla combustione di fonti energetiche fossili (gas, carbone…).   

Il 24 luglio, come dichiarato all’Afp dal principale centro di ricerca marittima spagnolo, il Mediterraneo ha raggiunto i 28,71 gradi: l’ennesimo record sbriciolato. Sono numeri da mari tropicali, se consideriamo che ai Caraibi i valori si attestano sui trenta gradi. Nel 2022, per il settimo anno consecutivo, le temperature marine sono state stimate più calde del precedente: una tendenza che impatta anche sull’innalzamento del livello delle acque, dato che il caldo porta a un incremento del volume. E non è tutto, perché la velocità di riscaldamento dello strato superiore degli oceani è più alta del ventiquattro per cento rispetto a qualche decennio fa. Ciò significa che la febbre di questi giganti blu non si abbassa, influenzando ciò che accade nell’atmosfera. 

«Siamo in preda ad anticicloni africani che provocano aria molto calda, siccità ma anche soleggiamento, importantissimo per il riscaldamento dei mari: il sole “sbatte” sull’acqua e la riscalda. Nel momento in cui un anticiclone si ritira e si infilano correnti fredde (come è successo lunedì al centro-nord), l’aria fredda va a incunearsi sotto l’aria calda preesistente e la fa salire rapidamente. L’aria, risalendo, si raffredda, condensa e si formano le nubi», dice a Linkiesta Antonello Pasini, fisico climatologo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e professore di Fisica del clima all’università di Roma Tre. 

Pasini è stato il primo firmatario dell’appello sottoscritto da oltre cento scienziati italiani – tra cui il presidente di Climate Media Center Italia Giorgio Vacchiano (noto esperto in gestione e pianificazione forestale) e il premio Nobel per la Fisica nel 2021 Giorgio Parisi – e rivolto ai media: «Giornalisti, parlate delle cause della crisi climatica, e delle sue soluzioni. Omettere queste informazioni condanna le persone al senso di impotenza», recita l’introduzione del documento. 

Il fisico del Cnr ha spiegato che i mari sempre più bollenti hanno un duplice impatto sull’intensità di fenomeni come i cicloni: «Da un lato, un mare molto caldo evapora di più. Le nubi sono fatte di vapore acqueo condensato in acqua, o che diventa addirittura ghiaccio. Queste molecole sono i “mattoni” con cui si formano le nubi. Il mare caldo, quindi, fornisce più materiale per crearle. E questo, naturalmente, significa più pioggia». 

Il secondo aspetto riguarda il fatto che un mare caldo rilascia più calore nell’atmosfera: «Ma l’atmosfera segue le leggi della termodinamica, quindi non può trattenere più di tanto questo surplus di energia. Il risultato? L’energia viene scaricata violentemente sui territori sottostanti tramite piogge violente e venti sempre più forti. Ecco perché gli eventi sono sempre più estremi», aggiunge Antonello Pasini. 

I nostri mari hanno una temperatura inferiore di circa tre-quattro gradi rispetto ai caraibi, ma l’attuale riscaldamento è comunque sufficiente per innescare fenomeni che altrimenti non esisterebbero: «Eventi come tornado o trombe marine avvengono nel momento in cui le acque sono più calde di una certa soglia. Una soglia che in tutti i mari italiani si va superando», dice l’esperto.

Pasini ha ricordato che siamo all’interno di un «pungiball climatico», perché veniamo «presi a pugni una volta da sud e un’altra da nord. Prima c’erano gli influssi da ovest come gli anticicloni delle Azzorre, mentre ora abbiamo gli afflussi da sud con gli anticicloni o gli afflussi da nord con le correnti fredde». Il riscaldamento globale di origine antropica nel Mediterraneo ha modificato la circolazione atmosferica, portando verso nord degli anticicloni che prima stazionavano stabilmente sul deserto del Sahara. Questa situazione ha anche un impatto (negativo) sul riscaldamento del Mediterraneo, che a sua volta rende gli eventi meteorologici più estremi. È il circolo vizioso della crisi climatica. 

«L’aumento della frequenza degli eventi estremi di piogge violente è dovuto ai cambiamenti nella circolazione atmosferica, mentre l’aumento di intensità è dovuto principalmente al riscaldamento dei mari», puntualizza Antonello Pasini. Prima di Ferragosto eravamo abituati a vivere estati stabili, e il merito era della protezione fornita dall’anticiclone delle Azzorre: «Poi, quando si ritirava, iniziavano i temporali. Ora, invece, l’instabilità dura per tutto il semestre caldo: arrivano anticicloni africani (portano caldo, ndr) che però non hanno la forza di rimanere sempre su di noi. Quando tornando indietro, entrano le correnti fredde che creano i problemi che stiamo vivendo ora». 

Manca meno di un mese alla fine dell’estate e la stagione “fredda” (virgolette obbligatorie in pieno global warming) è quasi alle porte, ma gli effetti del riscaldamento estivo del Mediterraneo continueranno a mordere. Secondo Pasini, infatti, «il problema vero sarà nel periodo autunnale» perché il mare si riscalda e si raffredda molto lentamente. «Prima di raffreddarsi ci mette parecchio, soprattutto dopo estati così bollenti. In autunno, quando cambia la circolazione e arrivano più influssi freddi, il mare rimane caldo. Quindi dobbiamo temere l’arrivo di eventi estremi», conclude Pasini. 

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