FiloxeniaL’abbraccio caloroso della mamma di tutte le isole ioniche

Siamo stati a Cefalonia alla scoperta della sua gente, della sua natura e soprattutto della sua identità vitivinicola ancora tutta da esplorare

@Gaia Menchicchi

Se non siete tra coloro che si sono innamorati della spiaggia bianca del film “Il mandolino del capitano Corelli” venendo a conoscenza dell’esistenza di Cefalonia grazie a questa pellicola di successo, vi basti sapere che vi sono almeno quaranta altre possibili distese di sabbia e sassolini bianchi capaci di lasciarvi a bocca aperta.

Dal punto più a Nord a quello più a Sud, Cefalonia misura ottanta chilometri di lunghezza, il che la rende con i suoi quasi ottocento chilometri quadrati, la più grande delle isole del Mar Ionio. Imponente per vegetazione e struttura geologica, è conosciuta per l’incredibile ricchezza naturalistica della costa così come dell’entroterra. Deve il suo nome Κεφαλονια al re Kephalos, i cui quattro figli avrebbero fondato le città di Sami, Pali, Krani e Pronnoi. Nella mitologia omerica era parte dei possedimenti di Ulisse tant’è che alcuni scritti sembrano affermare che la capitale del regno di Omero non fosse Itaca (perfettamente visibile nelle giornate limpide) bensì Cefalonia.

Su 35.000 abitanti si contano oltre 80.000 tra pecore e capre, un’identità particolarmente rurale, fatta di pascoli e terra piuttosto che di pesca. Abbiamo già visto altre volte quante isole raccontino storie di pastori e bestiame anziché di pescatori dei mari e anche qui, grazie ad una conformazione territoriale con altitudini già discrete (il monte Aenos, la cima dell’isola, supera i 1600 metri) e una grande abbondanza di sempreverdi, la pastorizia è tutt’oggi forte motore dell’economia locale. L’itticoltura praticata è pressoché industriale, in parte finanziata dall’Unione Europea e presente sull’isola solo con pesce azzurro di piccola taglia, mentre la restante parte viene destinata all’esportazione.

A differenza di altre isole greche meglio note per lo sviluppo turistico e mondano, Cefalonia vanta una flora e una fauna floride e in buona parte ancora preservate dall’intervento dell’uomo. Circa il settanta per cento delle aree costiere, e quindi delle spiagge, non sono accessibili via terra ma esclusivamente via mare. L’isola è considerata come una grande riserva naturale e protetta tanto a livello governativo nazionale quanto a livello europeo. In particolare, le lingue di sabbia a Sud dell’isola, nella zona di Lourdas, sono uno dei posti più noti al mondo per la deposizione delle uova delle tartarughe Caretta Caretta.

Queste gigantesche testuggini si riproducono sempre nella spiaggia in cui sono nate, per cui avviene che si allontanino per dodici o quindici anni per poi tornare qui al momento della nidificazione. Tra giugno e agosto, infatti, è possibile vederle uscire dall’acqua, intente a nascondere le proprie uova nella sabbia, a due o tre metri da dove frange l’onda. Solo nel 2023 sono state avvistate circa settantacinque uova in tutta l’isola.

Insieme alle tartarughe è solita viaggiare anche la foca monaca, quasi in via di estinzione ma tipica delle acque calde del Mediterraneo o del Nord Africa. È indubbiamente più raro avvistarle, ma le escursioni di diving sono una delle attività più frequenti e proposte dalle strutture dell’isola, per cui potreste capitare in un momento fortunato e avvistare entrambe.

Negli ultimi decenni, una delle attività commerciali che ha preso piede e ha iniziato a esportare il nome dell’isola nel mondo, è la viticoltura. Imprese storiche, con tradizioni di famiglia così come aziende giovani e più nuove che, iniziando a coltivare varietà autoctone, lavorano a produzioni capaci di esaltare al massimo il territorio, il clima e la tipicità del luogo stesso. Siamo andati a conoscere tre delle realtà più significative – e allo stesso tempo più interessanti – da un punto di vista qualitativo.

La prima tappa, specialmente se arrivate con un volo presto la mattina, si trova a pochi minuti dall’aeroporto, nella zona Sud-Ovest dell’isola. Grazie alla sua passione per il vino, dopo essere stato sommelier tanti anni, nel 2016 Panos Parris fonda la sua Sarris Wine. Un progetto nato con una vigna piccola e poche botti ma è ben presto cresciuta arrivando a una produzione totale di circa 50.000 bottiglie. Le viti sono tutte concentrate sull’isola, crescono con il minore intervento possibile da parte dell’uomo e senza l’utilizzo di sostanze chimiche, lasciando spazio a fermentazioni spontanee ed evoluzioni naturali del mosto.

I batch di produzione sono piccoli così da poter agire in maniera artigianale e personalizzata su ogni lavorazione, puntando sempre a un prodotto finale di alta qualità ed espressivo del territorio. La Robola è la più nota varietà autoctona di Cefalonia, marchio PDG – Protected Designation of Origin – riconosciuta come tale solo nelle zone della valle Omalà (Omalon Plateau), nella penisola di Palliki e ai confini del parco naturale del Monte Aenos.

Tra le diverse etichette provate, il vigneto Panochori rappresenta senza ombra di dubbio il fiore all’occhiello della cantina. Piantato nel 1981, per una superficie di non oltre un ettaro e mezzo in un terreno completamente calcareo, questo vitigno a piede franco è una delle espressioni più interessanti di Robola isolana. La vendemmia avviene negli ultimi giorni di agosto, facendo sì che l’uva possa godere di quanto più sole possibile durante l’anno e arrivi carica di succo e dolcezza.

La posizione geografica beneficia della brezza marina proveniente dalla costa così come di terreni molto porosi e quindi capaci di inglobare calore durante il giorno e rilasciarlo di notte, specialmente nei mesi più freddi. Il vino che ne deriva presenta una decisa affumicatura al naso – nonostante non vi sia un passaggio in botte – un’acidità più calmierata rispetto ad altre Robola, ma più sapida e con un aroma di crosta di pane particolarmente marcato. Il corpo del vino, setoso e pieno in bocca, lo rende adatto a piatti di pesce anche salsosi e grassi, magari fritti, a vegetali ricchi di polpa o farinosi come patate, melanzane, ceci e fave.

Per una prova quasi in diretta dei vini di Panos Sarris in accompagnamento al cibo tradizionale dell’isola, a pochi metri dalla sede trovate il fresco terrazzo di Avithos Preview, la ταβέρνα gestita dalla cantina stessa. Qui si mangia divinamente, nella semplicità complessiva di un servizio immediato e una proposta di tradizione portata in tavola con grande cura, una giusta attenzione alle verdure e ai formaggi (freschissimi), alle cotture alla griglia e persino una buona scelta di pesce alla griglia e abbondanti fritture.

La terrazza di Avithos Preview, il ristorante di Sarris Winery

Proseguendo nella zona Sud dell’isola, verso il paese di Thiramonas, potete fare visita alla cantina Petrakopoulos dove troverete una nuova sede inaugurata proprio lo scorso maggio e ancora in fase di allestimento e definitivo arredo. Una grande “casona”, all’interno di una proprietà di quasi due ettari, con distese a perdita d’occhio di ulivi e tenui colori pastello. Il silenzio che la avvolge è quasi religioso. Un gruppo di cavalli selvaggi gioca animatamente appena fuori dal cancello di ingresso.

Grazie alle esportazioni, in aumento, e a un lavoro di qualità sempre più ambizioso, Petrakopoulos inizia ad essere presente con le sue etichette in tanti wine bar ed indirizzi della terraferma così come in numerose capitali europee. La fama della cantina si deve specialmente alla creatività insaziabile del suo fondatore e a una voglia continua di sperimentare. Ecco perché la produzione è particolarmente limitata, diversa per ogni anno, e particolarmente focalizzata sulle aree di coltivate e sul terroir. La filosofia fa perno su agricoltura biologica e limitazione dell’intervento umano. L’utilizzo di sovescio nei vigneti, l’eliminazione di processi quali la forte refrigerazione piuttosto che la chiarificazione e filtraggio artificiale e altre pratiche similari, combinati ad una materia prima eccellente, sono gli elementi principali che distinguono l’imprinting della cantina.

Non potete dire di aver conosciuto a fondo la storia della Rebola senza aver visitato la culla della sua produzione. La valle dell’Omalà si trova infatti nell’entroterra, a circa trecento metri di altitudine rispetto al mare e circondata da conifere Kefalonian Elati (specie unica e autoctona dell’isola). La cantina più conosciuta in questa zona è in realtà la cooperativa che riunisce la maggior parte dei produttori dell’isola, assorbendo circa l’ottanta per cento dell’intera produzione. I vigneti arrivano fino a ottocento metri di altitudine, per un totale di 180 ettari di produzione.

La Kefalonian Robola Wine Cooperative nasce nel 1982, con circa trecento associati, e oggi porta il nome di Orealios GAEA, in una sede moderna e adatta ad accogliere i numerosi appassionati, turisti, bevitori che vogliono imparare meglio e di più su questo singolare vitigno.

Qualora foste interessati ad ampliare il vostro tour enologico vi sono numerosi altri indirizzi che potete aggiungere al vostro itinerario, senza contare le produzione olearia e apiaria dell’isola che hanno origini ancora più antiche e cruciali nella storia dell’isola. Non vi sveliamo tutto perché, è un impegno, ci torneremo!

Tutte le immagini sono di Gaia Menchicchi

 

 

 

 

 

 

 

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