ForzalavoroIl revival del Cnel targato Brunetta, il diritto del lavoro applicato a Bonucci e il modello olandese

Nella newsletter di questa settimana: i nuovi nomi del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, tra salario minimo e lotta sindacale; il cammino della manovra e la Nadef; i prossimi appuntamenti su Ilva e trimestre anti-inflazione. Ma anche gli influencer da prendere sul serio, la fuga degli infermieri in Svizzera e le proposte di Elly Schlein

(Unsplash)

C’È VITA NEL CNEL?
C’è una sigla che è tornata a girare da qualche mese: CnelConsiglio nazionale dell’economia e del lavoro. Da poco presieduto dall’ex ministro Renato Brunetta, succeduto a Tiziano Treu. Alzi la mano chi ne aveva sentito parlare. Chi ha alzato la mano forse lo ricorda per lo slogan «Aboliamo il Cnel» di Matteo Renzi durante la campagna per il referendum costituzionale del 2016. O forse, i più anziani, per quelli che si ricordano come «i tempi d’oro del Cnel», quando negli anni Novanta alla presidenza c’era Giuseppe De Rita e l’istituto contava ancora qualcosa nel dibattito sulle cose del lavoro.

Cnel che? In realtà il Cnel è previsto dalla Costituzione ed esiste dal 1958, con funzione consultiva per governo, Camere e Regioni. È un organo in rappresentanza della società civile, come ce ne sono in molti Paesi europei e pure negli Stati Uniti. Un po’ come se fosse una «terza camera dello Stato», dice qualcuno. C’è chi lo chiama pure «il Parlamentino di Villa Lubin», dal nome della meravigliosa sede all’interno di Villa Borghese, con tanto di commissioni, presidenti e vice.

Sì, ma a che serve? L’articolo 99 della Costituzione spiega che il Cnel, oltre a fornire pareri, analisi e studi, ha pure potere di «iniziativa legislativa e può contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale». Le funzioni del Cnel sono descritte bene in una legge del 1986, ampliate da una norma del 2009. Dal 1958, l’istituto ha prodotto oltre mille documenti a supporto dell’attività parlamentare ed è anche sede dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Ma via via che il dialogo tra parti sociali e governo si è fatto sempre più diretto, negli anni il ruolo del Cnel è stato ridimensionato e non poco.

Revival La scorsa settimana, il 22 settembre, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, si è insediata l’undicesima consiliatura presieduta da Brunetta, con 64 consiglieri che compongono l’Assemblea in rappresentanza di lavoratori (dipendenti e autonomi), imprese e terzo settore, più dieci consiglieri esperti (qui l’elenco con i nomi), due nominati dalla presidente del Consiglio e otto dal presidente della Repubblica. La consiliatura dura cinque anni, indipendentemente da eventuali cambi di maggioranza.

La regia sul salario minimo Dopo anni in cui l’istituzione è rimasta nelle retrovie, Brunetta ora dice che vuole rilanciarla. Tra i corridoi si vedono molti volti giovane. Anche perché, forse nel tentativo di mandare la palla in tribuna o forse no, il governo Meloni ha affidato al Cnel di Brunetta l’arduo compito di elaborare una proposta sul salario minimo da presentare entro metà ottobre.

Si tratta di un’occasione storica per rilanciare un organo bistrattato, indicato spesso come carrozzone emblema degli sprechi pubblici. Ma non sarà comunque facile trovare una sintesi: sul punto gli esperti del Cnel hanno idee diverse. E si sa già che Brunetta non vuole il salario minimo. Il Cnel ha di recente prodotto un documento condiviso sul tema del lavoro povero in cui si punta sulla contrattazione collettiva. Una linea «in sintonia con Palazzo Chigi», ma non con quella di molti consiglieri. La strada è tutta in salita.

Da abolire o no? La Riforma costituzionale Renzi-Boschi del 2016, poi bocciata dal referendum, prevedeva tra le varie cose l’abolizione del Cnel. L’8 maggio 2023, dopo la nomina di Brunetta, Matteo Renzi ha annunciato di aver presentato una nuova proposta di legge di revisione costituzionale per chiedere l’abolizione del Cnel, con annessa raccolta firme. «Un’istituzione di cui non c’è bisogno, che costa agli italiani ma soprattutto che, resistendo da decenni a tutti i tentativi di riforma, diventa il simbolo della burocrazia che sconfigge la politica», ha scritto Renzi. Dopo oltre quattro mesi, sono state raccolte poco più di 5.500 firme su un obiettivo di 10mila.

Brunetta, dal canto suo, difende l’istituzione dicendo che ha tagliato i costi del 63 per cento negli ultimi dieci anni. Sul sito del Cnel si legge che oggi il costo a carico dello Stato è di 7,1 milioni, con una riduzione di oltre dieci milioni.

Il gioco delle sedie Ma la sfida più impellente per Brunetta, al momento, non è né quella del salario minimo né l’ennesima crociata di Renzi. A tenere banco sono i ricorsi al Tar di Cgil, Cisl e Uil contro il decreto che ha ridisegnato il numero dei seggi delle parti sociali all’interno del Parlamentino di Villa Lubin. Le sigle sindacali, infatti, hanno perso un posto a testa. Nel nuovo Cnel sono stati ridotti i posti di Confindustria da sei a cinque: un posto in meno che è andato a Confapi. Mentre è stato dato un posto in più alla Confsal (Confederazione dei sindacati autonomi) ed è stato assegnato un seggio a due organizzazioni sindacali che così fanno il loro ingresso ex novo nel Cnel: Usb (Unione dei sindacati di base) e Confintesa. 

Il segretario della Cgil Maurizio Landini dice che «sono state nominate organizzazioni sindacali senza rappresentanza, alcune firmatarie di contratti pirata, che ci troviamo puntualmente di fianco nel corso delle trattative con il governo. E non è un errore». Motivo dello scontro sarebbe soprattutto la Confsal, il sindacato autonomo guidato da Raffaele Margiotta che il governo Meloni in questi mesi ha voluto sempre alle riunioni con le organizzazioni sindacali. Cosa che rischia di spostare a destra il baricentro delle trattative sindacali.

C’è vita nel Cnel, ed è pure complicata. 

 

L’ANGOLO DEL GIUSLAVORISTA
Palla al centro Il diritto del lavoro non si applica soltanto agli operai in tuta blu. Anche chi guadagna stipendi a sei zeri ha dei diritti che possono essere violati. Lo dimostra il contenzioso instaurato da Leonardo Bonucci contro la Juventus, che sarebbe colpevole di non aver garantito al difensore adeguate condizioni di allenamento e di preparazione nel corso dei mesi estivi. Per capirci qualcosa in più, leggete Labour Weekly.

IL CAMMINO DELLA MANOVRA
Il governo si riunisce oggi in un primo consiglio dei ministri per approvare il pacchetto contro il caro energia, con il bonus benzina e riscaldamento per i redditi più bassi. Ma è soprattutto alla scrittura della Nadef, la nota di aggiornamento al Def, che guardano gli osservatori nazionali e internazionali. Dovrebbe passare in consiglio dei ministri giovedì 28 settembre in un quadro molto difficile, con l’economia che rallenta, la spesa per gli interessi sul debito che aumenta e il deficit che sale.

Come si dice in questi casi, la coperta è corta. Anzi cortissima. Salvini ha proposto una specie di condono edilizio per far cassa, ricevendo un’accoglienza piuttosto fredda nella maggioranza. Sui giornali si rincorrono anticipazioni di ogni tipo. La variabile chiave, in ogni caso, è il rapporto deficit/Pil. Per questo si guarda al negoziato sul nuovo Patto di stabilità. Ed è qui che entra in gioco il Mes, la carta accantonata da Meloni la scorsa estate, che ora potrebbe essere giocata per ottenere qualcosa da Bruxelles.

Resta da capire anche quale sarà la spesa per i bonus edilizi, soggetta a una valutazione di Eurostat che potrebbe cambiare tutto il quadro dei conti pubblici. Giorgetti ha chiesto da settimane all’ufficio statistico della Ue di chiarire una volta per tutte il criterio di contabilizzazione e si attende risposta.

Dal Senato L’Aula del Senato sarà invece impegnata con l’esame del cosiddetto decreto Asset, che contiene le nuove misure per contrastare il caro voli e la discussa norma sugli extraprofitti delle banche. La maggioranza, su questo fronte, sembra ancora nel caos.

 

IN AGENDA

  • Il 27 settembre i sindacati dei metalmeccanici sono convocati a Palazzo Chigi per un incontro con una delegazione governativa sulla situazione di Acciaierie d’Italia, ex Ilva. Non è ancora stata trovata la via per una ripresa solida della produzione nella acciaieria, che quest’anno scenderà sotto i 3 milioni di tonnellate.
  • Il 28 settembre la premier Giorgia Meloni e il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso siglano a Palazzo Chigi il patto sul trimestre anti inflazione. Ne avevamo parlato qui.

 

COSE DI LAVORO
Chi guadagna
 Bbc racconta il lavoro di influencer e creatori contenuti online, che possono arrivare a guadagnare anche cifre a sei zeri. È un lavoro vero che andrebbe preso sul serio, dicono.

… E chi no L’Italia ha un bisogno enorme di infermieri – ne mancano secondo le stime più prudenti almeno 70mila – ma è sempre più difficile trovarli. Dalle università ne escono troppo pochi. Quest’anno si raggiungerà il record negativo assoluto di domande da quando ci sono i test di ammissione. Un motivo, forse, è che gli stipendi sono troppo bassi. Prova ne è la «fuga» di quattromila infermieri lombardi verso la Svizzera.

Al volante Intanto negli Stati Uniti continua ancora lo sciopero della United Auto Workers, allargandosi anche in altri siti produttivi. Una questione che richiede a Biden una nuova strategia negoziale.

Dall’opposizione Qui ci sono le proposte sul lavoro della segretaria del Pd Elly Schlein, dalla settimana corta allo stop ai contratti a termine.

È un Paese per giovani Uno studio di Gi Group ha messo a confronto la situazione dei giovani in otto Paesi, Italia compresa. Un esempio su tutti: i Paesi Bassi. Sono il Paese con la più alta percentuale di contratti a tempo determinato, ma anche il più alto tasso di occupazione giovanile e i più bassi tassi di Neet e rischio di povertà lavorativa. Questo anche perché in oltre il quarantaquattro per cento dei casi i contratti a termine si trasformano in rapporti a tempo indeterminato entro tre anni. Il problema, insomma, non sono i contratti in sé, ma come li usiamo.

Per oggi è tutto.

Buona settimana!

Lidia Baratta

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