A tutti i costiLa controffensiva ucraina è a un punto di svolta, ma la guerra proseguirà a lungo (e l’Occidente lo sa)

Gli alleati di Kyjiv non faranno mancare il loro sostegno militare economico e politico, ma devono anche mettere a punto una strategia che comporti l’unica soluzione possibile al conflitto: la sconfitta e la ritirata della Russia

AP/Lapresse

La Russia sta inviando nuove truppe nell’area di Zaporizhzhia, nel sud dell’Ucraina. È un tentativo disperato di impedire una vittoria ucraina netta e decisiva in una zona cruciale del conflitto: è la prova che il Cremlino sta iniziando seriamente a preoccuparsi per il nuovo slancio della controffensiva ucraina. Solo nelle ultime due settimane, infatti, l’esercito e le forze aeree di Kyjiv hanno liberato Robotyne, e circa cento chilometri più a est il corpo dei marine ucraino ha cacciato le truppe russe da Urozhaine.

«La guerra si sta spostando sempre più verso il territorio della Russia, e non può essere fermata», ha detto Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky. La controffensiva è iniziata nei primi giorni di giugno e dopo circa due mesi e mezzo l’Ucraina ha intuito la necessità e anche l’opportunità di dare una svolta alle operazioni militari prima dell’arrivo dell’autunno. «Sono giorni decisivi», ha scritto David Axe su Forbes. Bisogna però capire se le mosse delle truppe ucraine porteranno i risultati sperati, e in che misura, nel breve e nel lungo periodo. Anche perché i fronti aperti sono molti.

Più nord, rispetto all’area di Zaporizhzhia, ad esempio, gli ucraini stanno portando avanti le operazioni di difesa contro l’offensiva russa nella provincia di Luhansk. I risultati sono incoraggianti, nel senso che nonostante le risorse messe in campo da Mosca gli squadroni di Vladimir Putin non hanno ottenuto vittorie significative. Ma l’Ucraina lì si limita a mantenere la posizione, non può fare altro. Allo stesso tempo, prosegue la campagna difensiva contro gli attacchi aerei, missilistici e di droni russi, e lo stesso accade con le offensive russe via mare.

È difficile misurare oggettivamente i progressi dell’Ucraina sul campo. È difficile per chi sta conducendo la guerra, lo è ancora di più per gli osservatori esterni che devono dedurre e pesare il conflitto da lontano. Perché gli spostamenti delle truppe e le aree riconquistate sono un buon segnale, ma non dicono tutto su come si svilupperà la guerra nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Quel che è certo è che l’Ucraina dovrà vincere una guerra lunga, che andrà necessariamente oltre questa controffensiva iniziata a giugno. Perché la Russia non mollerà la presa e di sicuro non si arrenderà nei prossimi giorni. Dopotutto Vladimir Putin continua a spingere sul tasto della propaganda antioccidentale, anti-Nato, antidemocrazia. Continua a promuovere l’idea illusoria di una grande Russia con un’ambizione imperialista. Un mese fa, il 2 agosto, ha tenuto un discorso sull’«integrazione delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk e delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia nello spazio culturale comune russo». Non sono parole di chi sta per ritirarsi dalla guerra.

E oltre ai problemi diretti posti dalle truppe del Cremlino, l’Ucraina deve fare i conti anche con gli effetti del logoramento di una guerra che ha già superato i diciotto mesi di durata, e con la mancanza di munizioni e mezzi – condizione che Kyjiv non si può permettere in questo momento, né in futuro.

È per questo che l’aiuto dell’Occidente all’Ucraina non solo non si può fermare, ma va incrementato per quanto possibile. E deve essere un aiuto studiato, mirato, determinante. Perché non ci sono soluzioni del conflitto diverse da una vittoria militare ucraina, con la riconquista dei territori sottratti dai russi: da lì poi si può iniziare a parlare di negoziati e tutto il resto.

E se l’Ucraina ha già dimostrato, ogni giorno in questi diciotto mesi, che farà di tutto, ma proprio tutto, per fermare la Russia, la palla passa nel campo dei suoi alleati. «L’Occidente è ora impegnato in una lotta generazionale contro regimi autoritari enormi, spietati e ricchi», ha scritto Mick Ryan su Foreign Affairs.

Ryan è uno stratega militare, generale in pensione dell’esercito australiano e membro del Centro per gli studi strategici e internazionali. Nella sua lunga analisi sul magazine specializzato spiega che «accettando che questa sarà una guerra lunga, l’Occidente dovrebbe rendere esplicito che il suo obiettivo è la vittoria ucraina, ottenuta attraverso una sconfitta russa. Impegnandosi a sostenere l’Ucraina per tutta la durata del conflitto, l’Occidente incoraggia tutti i Paesi ad aumentare la produzione e impegnarsi nella ricerca e nello sviluppo necessari per i sistemi anti-drone e anti-mina».

Ci sono almeno tre impegni cruciali che l’Occidente deve accettare per condurre nel modo migliore possibile i prossimi sviluppi del conflitto, spiega Mick Ryan. Il primo riguarda tutti gli aggiornamenti emersi nell’ultimo anno sul piano strettamente militare; il secondo riguarda attrezzature e formazione dei soldati ucraini; il terzo è un coordinamento più approfondito di tutti questi elementi per una risposta occidentale (che comprende quindi anche l’Ucraina) ancora più significativa.

Linkiesta ha già raccontato come a livello militare sia sempre più evidente che i nuovi sensori, i nuovi software civili e militari possano essere dei potenziali game-changer in un conflitto lungo «La proliferazione di droni collegati alle moderne reti digitalizzate di comando di battaglia consente a entrambi gli eserciti di identificare e prendere di mira rapidamente le rispettive forze», si legge su Foreign Affairs. «L’attuale dottrina occidentale non si è ancora adeguata agli ultimi aggiornamenti, che però sono fondamentali. E sebbene l’Ucraina stia sperimentando un proprio approccio alla guerra, dipende ancora dalla dottrina occidentale per molte delle sue operazioni».

Sul piano delle attrezzature e della formazione, invece, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo visto più volte come per gli Stati europei sia difficile prendere decisioni sulle forniture di armi all’Ucraina. In ogni caso, fin qui il sostegno in fatto di armi, attrezzature e formazione è stato sicuramente determinante. Ma una standardizzazione delle attrezzature – quindi della formazione dei soldati – sarebbe di cruciale importanza per l’Ucraina, perché conoscere e gestire più tipi di sistemi potrebbe avere un costo enorme per l’esercito.

«Allo stesso tempo, l’addestramento collettivo è un aspetto vitale della costruzione di istituzioni militari efficaci, ed è un’area in cui l’Occidente dovrebbe fornire maggiore sostegno», scrive Ryan nel suo articolo. «Lo sviluppo di leader di compagnia, battaglione e brigata e di squadre di comando darà, nel tempo, all’Ucraina le basi di un esercito in grado di orchestrare importanti operazioni e campagne, nel tempo e nello spazio».

Insomma, è vero che gli aiuti a Kyjiv hanno un costo economico e politico, ma negli ultimi diciotto mesi gli ucraini hanno dimostrato ai loro alleati – e ancora di più alla Russia – di avere un’enorme capacità di adattamento e apprendimento sul piano militare. Adesso lo step successivo per aiutare gli ucraini nel prosieguo del conflitto è assicurarsi che sappiano che l’Occidente è pronto a sostenerli ancora a lungo.

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