Tegola sulla manovraAumentano i tassi, finanziare il debito pubblico ci costa molto di più

Il rendimento del Btp decennale è salito oltre il 4,5%, record dal 2013: un’opportunità per chi investe, un problema per il Tesoro in vista della manovra economica. A fine 2023 le emissioni di nuovi titoli saranno di 300 miliardi e le cedole da pagare aumentano

Palazzo Chigi - Conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri
(Roberto Monaldo / LaPresse

Il costo del debito italiano continua a salire. Il Btp decennale, cardine del debito pubblico italiano, torna a pagare oltre il 4,5 per cento, nove punti base più della vigilia. Un dato preoccupante, come spiega Repubblica, nonostante lo spread – ovvero lo scarto col Bund tedesco – sia in relativa tenuta.

Un livello che non si vedeva da marzo, e prima di allora dal 20123. E questo dato ha due facce: quella dell’opportunità, per chi investe, quella del costo per il Tesoro che a fine 2023 avrà emesso oltre 300 miliardi di nuovi titoli.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti l’altro ieri ha detto che con i tassi di due anni fa «avremmo avuto 14-15 miliardi in più da mettere sul fisco», e che «una manovra di bilancio è stata portata via dalla rendita finanziaria», drogata dai dieci rialzi dei tassi fatti dalla Banca centrale europea negli ultimi 15 mesi, portando al 4,5 per cento il tasso di rifinanziamento alle banche.

Il decennale italiano, essendo quotato, si adegua al volo ai tassi Bce, non come i miliardi fermi sui conti delle banche. Il Btp è un prestito allo Stato con tasso fisso, cedola ogni sei mesi e rimborso a scadenza (da 18 mesi e 50 anni). Il suo “rendimento”, 4,53% ieri, si forma con le due cedole pagate nell’anno più la differenza tra prezzo di sottoscrizione (o d’acquisto in Borsa, se il titolo è circolante) e il valore nominale di 100 al rimborso. Sulla cedola si il 12,5 per cento di tasse, essendo il Btp favorito dal fisco italiano, mentre gli altri strumenti finanziari pagano il 26 per cento sui guadagni.

Tutte cose positive per chi investe. Ma si tratta di un conto che lievita per il Tesoro. Gli oneri per interessi sui 2.859 miliardi di euro di debito di luglio, che sul mercato si stima a spanne costino un 3 per cento medio, erano stati stimati nel Def 75,6 miliardi quest’anno. Ma la tendenza crescente porterà la spesa attorno a 80 miliardi, cui nel 2024 andranno aggiunti i 14-15 miliardi che Giorgetti rimpiange. Totale, 95 miliardi: sempre che non ci siano altri rialzi di tassi, o di spread, nel frattempo.

È una somma “sostenibile” per l’Italia, oltre ad affossare la crescita fiacca del Pil galvanizzando la spesa pubblica? «In genere la spesa per interessi è sostenibile se il suo costo in percentuale del debito è inferiore alla crescita nominale del Pil», spiega a Repubblica Antonio Cesarano, capo delle strategie globali di Intermonte. «A spanne, se il debito costa il 3%, è tuttora meno del Pil “inflazionato”, che si stima sia tra il 4 e il 5%».

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