La battaglia giustaL’eccezionalismo ucraino e la propaganda russa sulla controffensiva

La determinazione degli ucraini nel resistere per affermare identità e indipendenza da Mosca è unica, e merita di essere sostenuta fino alla vittoria. Al Cremlino non rimane che inquinare il discorso pubblico sotto forma di editoriali dei cosiddetti esperti e del circo televisivo retequattrista e lasettista

LaPresse

L’eccezionalismo americano è la dottrina sull’unicità degli Stati Uniti rispetto alle altre nazioni della Terra perché, come aveva scritto Alexis de Tocqueville, la genesi rivoluzionaria, il sistema dei valori e lo sviluppo storico dell’America non sono paragonabili a quelli delle altre nazioni.

In questo XXI secolo, non è l’America ma l’Ucraina a svolgere questa funzione di guida morale, di faro delle libertà e dei principi universali che un tempo costituivano la missione americana. «Eccezionalismo ucraino», ha scritto su Instagram lo scrittore Gianluigi Ricuperati commentando il mio viaggio a Kyjiv.

L’eccezionalismo ucraino è il risorgimento popolare e liberale costruito a mani nude da civili e da militari, da intellettuali e da gente comune, da persone che sono rimaste a difendere la nazione e da persone che hanno portato in salvo la famiglia e combattono dall’estero, con un esempio quotidiano commovente, con una capacità inaudita di sopportazione del dolore e con la tenacia di chi sa di essere nel giusto, di chi sa che per la prima volta nella storia il mondo si è accorto della loro straziante ricerca di indipendenza soppressa per secoli dall’imperialismo russo, e che per questo non si fermerà mai.

Igor Oksametnyy, curatore della sezione di arte contemporanea della Mystetskyi Arsenal, la più importante istituzione culturale dell’Ucraina, lo dice in un modo che vale più di cento analisi sull’andamento della guerra prodotti dai centri studi internazionali: «Questa è la nostra ultima occasione, dobbiamo vincere e poi fortificare una volta per tutte la frontiera con la Russia, altrimenti scompariremo».

L’Ucraina è il paese che ha resistito all’invasione del gigante russo, che ha stupito il mondo, che ha riallineato l’occidente, che ha ridato un senso all’Europa, che ha impantanato Putin e provocato il licenziamento del più importante generale di Mosca oltre a un tentativo di golpe con successivo omicidio del gran capo dei mercenari che a Bakhmut ha ottenuto l’unica vittoria suk campo del Cremlino.

Non serve Alexis de Tocqueville per definire tutto ciò «eccezionalismo ucraino», da cui nascono anche il modo di combattere la guerra contro l’invasore e la capacità di avanzare metro dopo metro a est e a sud, senza l’ansia di vantare grandi e decisive svolte militari solo al fine di soddisfare le opinioni pubbliche occidentali stanche della guerra.

Nessuno è più stanco della guerra degli ucraini: immaginate cosa significhi avere mariti e figli al fronte, cosa significhi essere svegliati ogni notte dalle sirene e correre nei rifugi antiaerei, che poi è il male minore rispetto a essere svegliati da un missile prima che la sirena suoni. Immaginate questa condizione che continua giorno e notte da un anno e mezzo, con l’aggravante degli assedi, dell’occupazione, degli orrori, e dei blackout elettrici ed energetici invernali. L’eccezionalismo ucraino è anche questo.

Mykola Bielieskov, analista del National Institute of Strategic Studies che fa capo alla presidenza ucraina, spiega che gli americani stanno finalmente capendo che devono lasciare agli ucraini le strategie e le tattiche di guerra, perché gli ucraini conoscono il territorio e il nemico meglio di chiunque altro. La Nato, dopo una simulazione durante un war game in Germania, aveva suggerito a Kyjiv di usare nella controffensiva tutte le munizioni a disposizione dell’esercito ucraino, cosa che gli ucraini non hanno fatto, altrimenti – dice Bielieskov – oggi sarebbero spacciati. Invece servono solo altre armi, e tanta pazienza, non solo settimane ma mesi, fino almeno al 2024.

Per accelerare la controffensiva servono «armi, armi, armi» dice durante un incontro al Pen Ukraine di Kyjiv il filosofo e storico di Yale Timothy Snyder, massimo esperto americano di Ucraina.

L’America e l’Europa hanno già fatto tanto per aiutare l’Ucraina e tanto possono e devono fare ancora, mentre sul fronte mediatico occidentale bisogna controbattere con i fatti, la realtà e l’umanità ucraina alla propaganda del Cremlino che inquina il discorso pubblico sotto forma di editoriali dei cosiddetti esperti di geopolitica e del circo televisivo retequattrista e lasettista.

Non è vero che la controffensiva ucraina non avanza, è vero il contrario. Non è vero che gli ucraini sono pronti a cedere a Putin per evitare ulteriori sofferenze, è vero il contrario. Non è vero che Putin vuole trattare il cessate un fuoco, semmai è vero che vuole guadagnare tempo per convincere gli alleati dell’Ucraina a sospendere gli aiuti militari e per organizzare meglio lo sterminio degli ucraini e la sottomissione di una nazione.

Dopo il suo ultimo viaggio in Ucraina, Snyder ha scritto di non conoscere ucraini che non abbiano perso un amico o un familiare in questa guerra, eppure il loro livello di determinazione è molto, molto alto: «Questa è la vita quotidiana degli ucraini, non la nostra, stanno combattendo soltanto loro, noi stiamo fornendo una parte dei fondi, ma ciò che la resistenza ucraina protegge si estende ben oltre: gli ucraini stanno difendendo l’ordine giuridico stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno eseguito da soli la missione Nato di contenere e invertire un attacco della Russia usando una piccola percentuale dei bilanci militari dell’Alleanza e senza perdite dei paesi membri».

Conclude Snyder: «Infine, ma non meno importante, gli ucraini stanno dimostrando che una democrazia può e sa difendersi».

Eccolo, l’eccezionalismo ucraino.

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