Riecco il CovidSecondo Walter Ricciardi, il ritorno a scuola provocherà un aumento dei contagi

Per il professore ordinario di Igiene all'Università Cattolica, «le misure dettate dalla Prevenzione del ministero della Salute sono insufficienti e basate su criteri politici più che scientifici, mentre bisogna agire subito per evitare nuove ondate»

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Inizia il primo anno scolastico dalla fine dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19, dichiarata il 5 maggio scorso dall’Organizzazione mondiale della sanità. Dopo il rientro a scuola il 5 settembre nella Provincia autonoma di Bolzano, oggi si apre una settimana in cui la prima campanella suonerà per altri 7 milioni di studenti. E la preoccupazione ora è l’impennata di nuovi casi di Covid della variante Eri. Mentre risalgono i contagi, monta la polemica tra allarmisti e non.

«La riapertura delle scuole senza precauzioni provocherà una salita dei contagi, così come il ritorno alla vita al chiuso per il freddo e il ritardo della campagna vaccinale». Per Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica, «le misure dettate dalla Prevenzione del ministero della Salute sono insufficienti e basate su criteri politici più che scientifici, mentre bisogna agire subito per evitare nuove ondate».

Ricciardi spiega alla Stampa che «l’evidenza dimostra che viviamo ondate periodiche. Il virus cerca di evitare le nostre resistenze variando e contagiando più persone possibile. Di fronte a questo ci possono essere due atteggiamenti: ignorarlo o affrontarlo. Se il Paese fa finta di nulla si espone ai problemi ormai noti di moltiplicazione delle infezioni e intasamento degli ospedali. Nessuno pensa che torneremo alle drammatiche scene della prima o seconda ondata, ma saranno comunque numeri pericolosi e credo che questo non sia né eticamente né scientificamente accettabile».

Sulla scuola, ad esempio, nel Nord Europa hanno diminuito i contagi monitorando l’aria nelle classi e ventilandole secondo necessità. «Basterebbe imitarli», dice Ricciardi. E le mascherine, «se si areano i locali e si mantengono i banchi separati non sono necessarie. Servono invece sui mezzi di trasporto, nei luoghi affollati e ovviamente negli ospedali, che altrimenti possono tornare ad alto rischio».

Perché non si fa così? «Non si tiene conto del virus, della densità della popolazione e della modalità di trasmissione», risponde Ricciardi. «Si vuole dare l’idea di un alleggerimento delle misure e si indugia nel confronto con l’influenza, mentre ci sono ancora rilevanti differenze come il long Covid».

In più, dice Ricciardi, il sistema di rilevazione dei cotagi «è inadeguato ad anticipare il virus. Si tiene conto solo dei contagi accertati, notoriamente inferiori, mentre bisognerebbe basarsi anche sull’analisi delle acque reflue. Di fatto si viaggia al buio e si conoscono gli andamenti in ritardo».

Ma chi è protetto e chi no? «Chi ha fatto quattro o cinque dosi o è guarito da meno di sei mesi è protetto dalle forme gravi di Covid, ma non dall’infezione. Tutti gli altri sono a rischio, per questo serve una grande campagna vaccinale a partire da over 60 e fragili per arrivare fino ai bambini». Per Ricciardi, servirebbe «un richiamo aggiornato. Da ottobre ci saranno nuovi vaccini e il consiglio è farli insieme all’antinfluenzale per sé stessi e per proteggere la società, un principio solidale che stiamo dimenticando».

Quanto al tampone, «i sintomi del Covid ormai sono generici e il consiglio è di usarlo solo per accertare la positività dei fragili. Come misura pubblica ha senso per entrare nei luoghi di cura, altra misura purtroppo caduta così un infetto asintomatico può entrare in ospedale danneggiando gli altri. L’ennesima scelta della Prevenzione del ministero che insegue il virus anziché prevenirlo».

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