Goodbye, LeninLa crescente influenza politica di Afd e il razzismo diffuso nella Germania orientale

Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland è arrivato al venti per cento nei sondaggi alimentando la paura dei migranti nei Lander della ex Ddr che hanno una certa xenofobia radicata durante il periodo comunista

LaPresse

Strana destra, l’estrema destra tedesca, la Alternative für Deutschland, Afd, che col suo venti per cento stimato dai sondaggi (pari al peso del Partito democratico in Italia) obbliga i socialdemocratici come i cristiano democratici a subire la sua agenda anti immigrazione alla vigilia di importanti elezioni in Assia e Baviera. Non è infatti un movimento nostalgico – anche se al suo interno non mancano i simpatizzanti neonazisti – nasce anzi nel 2013 come critica liberale all’europeismo dogmatico, poi si radicalizza a destra, espelle i suoi fondatori e assorbe i consensi degli strati popolari che soffrono le conseguenze delle regole europee e soprattutto dell’accoglienza di quasi tre milioni di immigrati irregolari. Il suo successo è tale che obbliga Olaf Scholz – la sua Spd è precipitata nei sondaggi – a spostare tutte a destra le sue scelte sull’immigrazione, con un forte impatto anche sull’Italia.

«Wir schaffen das», «Ce la faremo», aveva proclamato Angela Merkel il 31 agosto del 2015 quando decise di aprire le frontiere a ottocentonovantamila fuggiaschi dal sud – moltissimi dalla Siria – e di accoglierli e integrarli in Germania. In un primo tempo è parso che il successo avesse arriso alla Kanzlerin, anche perché buona parte dei profughi siriani aveva elevati livelli di istruzione e professionalità. Ma sul lungo periodo il contraccolpo nell’opinione pubblica e nell’elettorato si è fatto sentire e lo stesso Olaf Scholz il 30 settembre scorso ha avvertito «Il numero dei flüchtlinge (rifugiati), oggi è troppo alto!».

I numeri parlano da soli: dal 2015 al 2023 i richiedenti asilo in Germania sono stati 2.310.886. A questi si sono aggiunti dal 2022 i profughi pro tempore dall’Ucraina. Dunque, la Germania non ce la fa più. E Alternative für Deutschland, partito dichiaratamente, nettamente antimmigrazione cresce nei sondaggi e nelle urne. 

Ma, dicevamo, è questa tedesca una strana destra e non solo perché sta fagocitando i voti del partito di estrema sinistra die Linke che è sceso dall’11,9 per cento del 2009 al 4,9 per cento del 2021, ma anche perché il suo grande radicamento che la porta attorno al venticinque per cento dei voti nei Länder dell’est, che costituivano la ex Ddr, la Germania comunista, è motivato da una tradizione di xenofobia e razzismo anti immigrati di piena matrice comunista. 

Nella Ddr infatti l’ideologia di Stato ha formato generazioni e generazioni convinte che il socialismo aveva ormai costruito e definito l’Uomo Nuovo superiore per definizione all’umanità corrotta dalle leggi e dai modi di vita del capitalismo. Non solo, le generazioni di tedeschi vissute nella Ddr dal 1948 al 1989, i padri e i nonni delle generazioni attuali, non hanno mai elaborato la spaventosa colpa del nazismo. 

I dirigenti della Ddr infatti hanno sempre raffigurato il proprio paese come antinazista ab initio, con continuità piena con gli antinazisti debellati da Adolf Hitler dal 1933 in poi. Di conseguenza, i tedeschi della Ddr, che pure avevano partecipato in pieno alle nefandezze del fascismo, Shoá inclusa, mai ne hanno sentito la colpa e il peso. Elementi invece fondamentali nella maturazione democratica delle generazioni dei tedeschi vissuti nella Germania occidentale. «Non ho mai visto, in nessuna parte d’Europa, tanto razzismo diffuso, popolare, tollerato dal regime comunista», mi disse Daniel Cohn Bendit di ritorno da Berlino est poco dopo la caduta del Muro. Allora i migranti erano essenzialmente vietnamiti, asiatici e polacchi.

Questo pesante doppio retaggio ideologico, il razzismo, la superiorità morale dell’Uomo Nuovo socialista e il rifiuto a storico della propria corresponsabilità col nazismo, creano oggi un corto circuito, un travaso estrema sinistra-estrema destra che caratterizza nei Länder orientali il successo di Alternative für Deutschland. Successo che ora deborda nei Länder occidentali tra i ceti più popolari con concretissime motivazioni economiche. 

L’inflazione e la crisi produttiva derivata dal fallimento di un modello tedesco tutto basato su fonti di energia a basso costo (il gas e il petrolio russo di Gazprom) e sulle esportazioni di manufatti industriali oggi in crisi. Su tutto, poi, il crescente peso delle conseguenze della guerra in Ucraina. Afd, come la Linke infatti ne attribuiscono tutta la colpa agli Stati Uniti e alla Nato e sono smaccatamente filo putiniani.

Non è un caso che a un recente ricevimento dell’ambasciata russa di Berlino il 16 maggio scorso per commemorare la vittoria sovietica nella seconda guerra mondiale abbiano brindato fianco a fianco i dirigenti di Afd della Linke, ex dirigenti della Spd, il partito comunista che governava dittatorialmente la Ddr, e, naturalmente, l’ex cancelliere Gerhard Schröder. Questa è la compagnia di giro con cui Matteo Salvini, alleato di Alternative für Deutschland punta a scardinare alle prossime elezioni europee il vertice dell’Europa.

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