Al pluraleIl Consiglio europeo chiede «pause umanitarie» in Medio Oriente

I governi dei ventisette Stati membri esprimono «la più profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione a Gaza» e domandano di «assicurare un accesso continuo, rapido, sicuro e senza restrizioni» agli aiuti

Foto Consiglio europeo

Dopo cinque ore di trattative a porte chiuse, i governi dei ventisette Stati membri hanno chiesto una «pausa umanitaria» per il conflitto in Medio Oriente, mentre ancora Israele non ha lanciato l’invasione via terra della Striscia di Gaza.

Le conclusioni, adottate stanotte, ribadiscono la «condanna con la massima fermezza Hamas per i suoi attacchi terroristici brutali e indiscriminati in tutta Israele. L’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas è un’atrocità. Il Consiglio europeo sottolinea con forza il diritto di Israele di difendersi in linea con il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario».

Si esige da Hamas la liberazione immediata di «tutti gli ostaggi senza alcuna precondizione», di «evitare un’escalation regionale» dialogando con ogni interlocutore, «compresa l’Autorità palestinese». E, quindi, un corposo paragrafo sulla situazione umanitaria:

«Il Consiglio europeo esprime la più profonda preoccupazione per il deterioramento della situazione umanitaria a Gaza e chiede di assicurare un accesso umanitario continuo, rapido, sicuro e senza restrizioni nonché l’arrivo degli aiuti ai bisognosi attraverso tutte le misure necessarie, compresi pause e corridoi umanitari per le esigenze umanitarie».

«L’Unione europea – si conclude – lavorerà a stretto contatto con i partner della regione per proteggere i civili, per fornire assistenza e per agevolare l’accesso a cibo, acqua, cure mediche, combustibili e rifugi, facendo in modo che tale assistenza non sia oggetto di abusi da parte delle organizzazioni terroristiche».

Le trattative, tra i Paesi, sono state così serrate che ai diplomatici non è stato consentito di portare i telefoni nella stanza, ha raccontato Politico Europe. Molti governi, nella stesura del testo, si sono opposte alla dicitura, al singolare, di «pausa umanitaria», su cui ha provato a insistere la Spagna ma che sarebbe sembrata assecondare la richiesta di un cessate il fuoco. Da qui il plurale «pause e corridoi umanitari».

L’Ue si allinea così al segretario di Stato americano, Antony Blinken, e a quanto espresso da segretario generale dell’Onu, António Guterres. La posizione europea arriva dopo la girandola di parole al Parlamento europeo, con una miriade di distinguo, e sulla scia della rivalità istituzionale tra Ursula von der Leyen e Charles Michel, che si sono litigati le competenze sulla crisi.

Intanto, le Nazioni unite hanno comunicato di essere costrette a ridurre le operazioni nella Striscia a causa della penuria di carburante: se da domenica sono passati dal varco di Rafah più di settanta camion di aiuti, Israele si oppone all’invio di combustibile perché teme – non a torto – che possa finire (anche) ad alimentare i razzi dei terroristi.

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