Il mese più lungoI problemi del governo Meloni e il ritorno della stagione delle piazze

La legge di bilancio asfittica, la pericolosa manifestazione di Salvini e i fastidi personali della presidente del Consiglio. A un anno dal suo insediamento ora si vedrà la tenuta della maggioranza e la possibile rinascita delle opposizioni

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Non sarà per lei l’ora più buia, ma certo per Giorgia Meloni è a un passaggio cruciale anche per verificarne la tenuta generale oltre che politica. Di per sé non rappresentano problemi politici, ma i fatti personali pesano. Meloni, se abbiamo capito il personaggio, reagisce anche e soprattutto buttandosi nel lavoro che è anche il modo più a portata di mano per mettersi alle spalle questo momento umanamente complicato

Attraversare di slancio i problemi: a questo probabilmente sta pensando. Le emergenze d’altronde non mancano. L’impazzimento della situazione internazionale non può coprire più di tanto una evidente crisi economica che la presidente del Consiglio cerca in tutti i modi di occultare o quantomeno di addolcire con trovate pubblicitarie (il carrello tricolore grida vendetta) e con misure temporanee al di fuori di qualunque logica di medio periodo: e così  in questo contesto povero di idee e di coraggio il Governo ha partorito una legge di Bilancio che definire asfittica suona benevolo. 

La gente vede che i prezzi non calano, i mutui salgono, l’industria zoppica: e l’Ilva torna a essere un’emergenza, tutto è fermo tranne gli operai che ancora ieri sono andati a Roma per protestare per l’ennesima volta contro l’immobilismo del governo. Sullo stato della nostra economia i giudizi delle agenzie di rating si attendono a palazzo Chigi con trepidazione, mentre si sta per aprire la fase della piazza tra la manifestazione del Partito democratico l’11 novembre a Roma e il possibile sciopero generale se non unitario almeno di Cgil e Uil. 

Ed è tutto da vedere se la blindatura della manovra imposta ai parlamentari della maggioranza reggerà oppure se in questo clima da caserma potrà passare a sorpresa qualche emendamento delle opposizioni grazie a qualche franco tiratore stanco di premere il bottone indicatogli: d’altra parte qualche incidente è sempre possibile, anche perché la maggioranza adonta delle apparenze è permanentemente nervosa. 

L’idea di Matteo Salvini di tenere una manifestazione il 4 novembre «nel nome di Oriana Fallaci» è stata bocciata da Forza Italia e certo non è gradita alla presidente del Consiglio impegnata com’è a tenere una linea che è certo di sostegno a Israele, ma senza quei toni eccessivi che verosimilmente saranno la colonna sonora dell’iniziativa della Lega, e dunque sarà un’altra puntata di quella competizione Salvini versus Meloni che da qui al 9 giugno, giorno del voto europeo, riempirà le giornate della maggioranza. 

In teoria l’irritazione dell’opposizione per la tattica super-dilatoria del governo sul salario minimo dovrebbe produrre quello scatto di reni che in questi otto mesi di segreteria Schlein il Pd non è riuscito a darsi e dunque riportare un po’ di gente in una piazza nella quale farà il suo ingresso anche Giuseppe Conte, che un giorno polemizza con Elly, il giorno dopo è unitario, il giorno dopo ancora la scavalca a sinistra rubandole le proposte, come sulla riduzione dell’orario di lavoro.

È il consueto ed estenuante Conte Zelig che ammonticchia contraddizioni contando sul fatto, e in questo non ha tutti i torti, che il Pd alla fine gliele fa passare tutte e in ogni caso l’impressione è che forse per la prima volta in questa legislatura le opposizioni stiano trovando il giusto slancio per acquisire quella visibilità che finora non hanno avuto.

Infine, Meloni insiste, e dal suo punto di vista giustamente, a ritagliarsi un ruolo sulla scena internazionale. Mentre nessuno sa dire che fine ha fatto il dossier europeo sull’immigrazione – a ogni riunione la presidente del Consiglio si dice soddisfatta dei passi avanti: ma quali? – o il fantomatico Piano Mattei, ecco che Meloni cerca di strappare un piccolo ruolo nella gigantesca crisi innescata dal barbarico assalto di Hamas del 7 ottobre. Ma tutti sanno che le carte non sono nelle sue mani. 

Comunque oggi è al Cairo essendo riuscita a ottenere da Al Sisi un posto al vertice per la pace mentre sembra saltata la tappa a Tel Aviv che lei voleva compiere sulla scia di Joe Biden, Olaf Scholz e Rishi Sunak. Invece di vedere Bibi Netanhyau, la presidente del Consiglio vedrà i suoi sostenitori in una manifestazione a Roma per il primo anniversario del governo da lei guidato ed effettivamente l’estroversione di Giorgia si nutre molto dell’impatto con le folle osannanti, specie in un momento difficile, da tutti i punti di vista, come questo. Ma poi da lunedì si ricomincia a ballare.

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