I lupi dentroLa Pastorale Pratese di Edoardo Nesi e la crisi del sogno occidentale

Un romanzo maestoso e tragico che racconta la fortuna di aver vissuto nel momento migliore della storia dell’umanità, e la consapevolezza che quei formidabili anni non torneranno mai più

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Il nuovo romanzo di Edoardo Nesi, “I lupi dentro”, è favoloso e tragico, una rappresentazione esatta del nostro presente attraverso la rievocazione di un passato recente e glorioso e la certezza che l’avvenire, se così si può chiamare, sarà ferocemente buio e tempestoso.

Questa non è una recensione letteraria, ma la considerazione di un lettore che in pochi giorni ha divorato le 353 pagine divertenti e drammatiche di cui è composto il libro.

È, piuttosto, un giudizio politico o culturale, o entrambe le cose, perché Edoardo Nesi non è così ingenuo da interessarsi alle turbe più o meno reali della società benestante o alle artificiose problematiche dei capricciosi del primo mondo – per capirci: Nesi non è un intellettuale militante di Instagram – ma è uno scrittore che vuole trasmetterci con precisione letteraria due verità così evidenti da non essere, incredibilmente, considerate da nessuno.

La prima verità è che i cinquantenni e i sessantenni italiani di oggi sono la generazione più fortunata mai comparsa sulla faccia della Terra; la seconda è che noi, tutti noi, siamo fottuti, finiti, kaputt. 

“I lupi dentro” è l’ultimo capitolo della Pastorale Pratese che Nesi ha sviluppato in otto libri, con la provincia italiana, le fabbriche, i tessuti, l’import-export, i miliardi, le macchine, la droga, il sesso, la musica, i viaggi, i sogni realizzati e le cadute rovinose. 

Il romanzo precedente, “Un’estate infinita”, ambientato negli anni Settanta, è l’altra faccia di “I lupi dentro”. Mentre “Un’estate infinita” raccontava la febbricitante costruzione del miracolo industriale italiano, “I lupi dentro” racconta gli anni Ottanta e Novanta del benessere diffuso, fino ad arrivare a oggi, all’epoca del declino irreversibile. 

Le date importanti dei due romanzi, però, non sono quelle dell’ambientazione storica, ma quelle della pubblicazione dei due libri.  

“Un’estate infinita” è uscito nel 2015, quando Nesi e il mondo guardavano con ottimismo al futuro, e chi non ci riusciva era un povero disilluso incapace di cavalcare le magnifiche sorti del progresso: quel romanzo di Nesi era un manifesto sull’inevitabilità della società del benessere.

“I lupi dentro”, invece, affronta il lato oscuro, è il cedimento strutturale di un inguaribile ottimista davanti alla realtà contemporanea. Nesi lo ha scritto dopo che la crisi della società occidentale – dalla Brexit a Trump, dai populismi alla pandemia al ritorno della guerra – ha fiaccato la resistenza della società aperta. 

“I lupi dentro” racconta la vita spericolata a cavallo tra gli anni Ottanta e i Novanta e la confronta con la miseria attuale. Vittorio, uno dei personaggi del romanzo, a una certo punto si sfoga con un’invettiva che dà l’anima al libro: «Tutti i pratesi e anche tutti gli italiani… Tutti voi occidentali, insomma, dovete rendervi conto una volta per tutte che siete nati nel momento migliore di sempre, cioè di tutti i tempi dei tempi, capito? Accorgetevene, almeno, che avete avuto il culo più inenarrabile della storia dell’umanità… Vi è toccato tutto il meglio della Terra, e tutto insieme… Il progresso, la pace, l’uomo sulla Luna, Ginevra Buontalenti, la musica, il cinema, la moda… E così voi che eravate figli di ciabattini siete diventati ricchi sfondati e avete creduto che fosse merito vostro, ma (…) c’è un però e il però è che tutte queste cose che ci sono oggi, non ci saranno per sempre… Nonono, assolutamente… Come vi è venuta dal nulla, tutta questa roba un giorno sparirà e tornerà nel nulla, nulla, oppure ve la porteranno via, è uguale, ma comunque insomma finirà tutto perché questa non è l’eternità, capito? È solo un momento, una fase… Voi non ve ne accorgete perché è una fase molto, molto, moooolto lunga, e siccome non finisce più, credete che sia l’eternità… No, ho sbagliato, voi credere che sia la vita, ma non è così, non è la vita… Non funziona così, nonononono…». 

Alcune cose successe in questi ultimi mesi portano a pensare che Nesi sia troppo pessimista, perché l’incredibile resistenza globale alla pandemia, l’ammirevole coraggio degli ucraini contro l’imperialismo russo, e il ritrovato entusiasmo per l’America tornata faro della libertà, grazie a un anziano signore di nome Joe Biden, sono segnali di straordinaria vitalità del modello occidentale.

Ma Nesi ha perfettamente ragione a ricordarci che non siamo collettivamente consapevoli di aver incrociato i migliori anni della storia dell’umanità né di averli vissuti ogni giorno con “i lupi dentro”, ciascuno come se fosse l’ultimo. L’aspetto tragico, apocalittico, è che non ci rendiamo conto che agitarsi e inquietarsi potrebbe essere inutile. Probabilmente, quell’epoca è finita, e non tornerà mai più.

I lupi dentro - Edoardo Nesi - copertina

“I lupi dentro” (La nave di Teseo), di Edoardo Nesi

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