In fondo a sinistraAnche la Germania ora ha il suo bipopulismo

Dalla scissione della Linke nasce un nuovo movimento rossobruno. Lo guida Sahra Wagenknecht, che durante la pandemia parlava di «dittatura sanitaria» ed è contraria alle sanzioni alla Russia. Punta agli elettori scontenti che non se la sentono di votare l’ultradestra dell’AfD

Sahra Wagenknecht presenta il nuovo movimento
AP Photo/Markus Schreiber

Sahra Wagenknecht, icona del mondo anti-establishment tedesco, ha annunciato che fonderà un suo partito, dopo mesi in cui l’ipotesi era già nell’aria. Wagenknecht, cinquantatré anni, è deputata al Bundestag dal 2009 nelle fila della Linke, il partito di sinistra radicale tedesco di cui è da anni una delle figure più riconosciute e, recentemente, più discusse.

Negli ultimi anni, Wagenknecht ha espresso opinioni sempre più critiche verso la linea del suo partito, spostandosi gradualmente su posizioni che potremmo definire “rossobrune”, cioè di forte contatto con l’estrema destra, al punto che in diversi nel partito ne hanno chiesto l’espulsione in più occasioni.

Partita da una critica al partito basata sull’accusa di trascurare la classe lavoratrice in favore di quella media, Wagenknecht ha gradualmente fatto propri alcuni temi della destra neo-conservatrice: ad esempio, ha spesso mostrato di disconoscere la legittimità delle politiche ambientali, definendo i Verdi come un partito pericoloso a causa di alcune proposte che, per l’ex Linke, comporterebbero gravi danni all’economia (una critica che la accomuna ai liberali della Fdp e all’estrema destra di Afd).

Durante la pandemia, ha parlato di «dittatura sanitaria» in riferimento alle politiche di contenimento del contagio, sposando il lessico di movimenti estremisti, mentre sulla guerra in Ucraina ha rilanciato la lettura – comune a molte destre europee – per le quali le sanzioni, più che la Russia, danneggerebbero i Paesi che le attivano.

Proprio per queste posizioni, Wagenknecht ha guadagnato sempre più sostegno nell’estrema destra e tra gli elettori di Afd, al punto che Bjorn Höcke, leader del partito, l’ha invitata espressamente a unirsi a loro. Lei ha rifiutato, lavorando al contempo per una rottura con la Linke e la nascita di una forza politica personale; prima dell’annuncio degli scorsi giorni, c’era stata già la fondazione del movimento «Federazione Sahra Wagenknecht – Ragione e Giustizia».

Al nuovo partito dovrebbero aderire circa cinquanta esponenti Linke a livello nazionale, di cui diciotto deputati (il partito attualmente ha trentotto seggi al Bundestag). Secondo alcune stime, da prendere con le pinze, la nuova forza politica potrebbe raggiungere il dodici per cento nei sondaggi, posizionandosi in coda ai Verdi (al quattordici per cento) e sottraendo voti all’estrema destra di Alternative für Deutschland, attualmente al venti per cento.

Proprio AfD, secondo Wagenknecht stessa, sarà l’avversario principale in termini elettorali, dato che il nuovo partito nasce dalla necessità di fornire un’alternativa agli scontenti che non sia l’astensionismo o il voto all’estrema destra.

Quale che sia il futuro risultato (il partito mira a candidarsi già alle europee del 2024), l’ascesa della rossobruna Wagenknecht, più che sulla crisi della sinistra e della Linke, parla molto dell’attuale situazione politica tedesca e della crisi dei Volksparteien, i partiti di massa che hanno storicamente dominato la scena in Germania.

In un periodo di difficoltà del sistema tedesco, dominato da una recessione che colpisce la classe media e fa crescere il malcontento verso il governo a favore dell’estrema destra, non è un caso che nasca un nuovo partito enti-establishment. Come gran parte delle società occidentali, anche quella tedesca è attraversata da polarizzazioni profonde su alcuni temi, come la crisi climatica, l’immigrazione, le questioni di genere o la lettura sulla guerra in Ucraina.

Wagenknecht si inserisce benissimo in questo contesto, interpretando il ruolo dell’interprete «di sinistra» di un elettorato polarizzato su questi temi o che si sente più escluso dal dibattito politico: è significativo, ad esempio, che la sua popolarità, sempre più forte a livello nazionale, sia radicata soprattutto nell’ex Germania Est, storico bacino tanto della Linke quanto di AfD.

Su temi meno controversi, Wagenknecht ha un profilo meno di rottura di quanto si potrebbe credere: basti pensare che la sua idee in economia si basano su concetti della sinistra classica, con una visione favorevole a uno Stato interventista e imprenditore, e si è richiamata più volte a Marianna Mazzucato, economista apprezzata anche da Robert Habeck, verde e Ministro dell’Economia, considerato un nemico da Wagenknecht.

La scelta di Wagenknecht, dunque, rende più esplicite alcune dinamiche presenti nella società e nella politica tedesca, e che fino a oggi sono stata cavalcate dal mondo neo-conservatore, ma che in ultima analisi affondano le loro radici in una frattura sociale spesso trasversale a destra e sinistra, e riferite a modi diversi di guardare alle sfide della modernità.

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