Wine resort, cantina e ristorante: tenuta I Cacciagalli è l’attività familiare di Mario Basco e Diana Iannaccone, una proprietà le cui fondamenta risalgono al diciottesimo secolo e in cui si lavora giornalmente per restituire la produzione vitivinicola alla dimensione naturale. Ci troviamo nel comune di Teano, luogo di rilevanza storica ma anche custode di una lunga tradizione di vignaioli, che qui hanno prosperato sin dai tempi dell’Impero Romano. Il suolo, particolarmente fertile, deve le sue proprietà all’azione del Roccamonfina, un antico vulcano spento che è tra gli elementi più caratterizzanti di questa fetta dell’Alto Casertano e che già in passato aveva favorito la coltivazione delle viti destinate alla produzione del Falerno.
La tenuta si colloca in una posizione strategica tra il mare, il massiccio del Roccamonfina e gli altipiani degli Appennini, fattore che ne massimizza l’esposizione ai venti di montagna, areando le coltivazioni e mantenendo una temperatura a cui si adattano molto bene le uve bianche (che costituiscono circa il settanta per cento della produzione dei Cacciagalli).
La storia della cantina inizia con il nonno della Iannaccone e la costruzione della cella storica, ma vede una battuta d’arresto generazionale che si interrompe solo grazie all’intraprendenza di sua nipote. I coniugi Basco e Iannaccone avviano un’opera di riqualificazione che parte dal materiale e arriva a toccare i principi etici dell’agricoltura; nasce così l’idea di un’azienda sostenibile, biologica e biodinamica che si è guadagnata l’ingresso nel circolo dei produttori Triple A (Agricoltori, Artigiani, Artisti).
Il rispetto della biodiversità è il principio che regge ogni decisione legata alla produzione e all’amministrazione della tenuta, per questo solo undici dei quaranta ettari totali sono stati adibiti a vigne, mentre il terreno restante è occupato da ulivi, castagni, noccioli e da un’ampia area boschiva. Ci si ispira all’autonomia che caratterizzava i possedimenti campestri di una volta, in cui le famiglie si occupavano interamente della propria sussistenza e non dovevano comprare nulla dall’esterno.
Alla base di una produzione al cento per cento naturale c’è l’idea di “vino come migliore espressione di un territorio”, e che contrariamente a quanto si potrebbe pensare non prevede semplicemente di lasciare i vitigni (e il processo di vinificazione) a sé stessi, ma anzi di curarli e controllarli molto più di quanto non si farebbe in una produzione industriale. I vini dei Cacciagalli oggi si producono in una cantina più moderna, costruita nel 2018, ma il processo di affinamento in bottiglia si esegue ancora nella cella storica a circa tredici metri di profondità, dove la temperatura è costante tutto l’anno.
Basco e sua moglie si dicono soddisfatti della vendemmia di quest’anno soprattutto dal punto di vista qualitativo, nonostante abbiano registrato una perdita in quantità di uve rosse dovuta a precipitazioni insolite, grandi sbalzi termici durante l’allegagione (passaggio dal fiore al frutto) e a qualche problema con la peronospora. Il clima ha anche determinato che la vendemmia fosse eseguita più tardi rispetto agli anni passati, concedendo all’uva un lungo periodo di maturazione che si è rivelato fondamentale per elevarne la qualità.
Tra i vitigni rossi trattati in azienda troviamo Aglianico, Pallagrello Nero e Piedirosso, tre qualità vinificate in purezza per ottenere rispettivamente Phos, Sphaeranera e Lucno. Il quarto rosso dei Cacciagalli è Mille, risultato di un blend dei tre sopracitati che coniuga perfettamente rusticità, freschezza ed essenza fruttata. È interessante specificare che la vinificazione si esegue scegliendo da un corredo di circa settanta anfore di produzione perlopiù toscana e dalle diverse porosità. Falanghina e Fiano sono invece i vitigni base per la produzione di Aorivola (Falanghina in purezza) e Zagreo, un bianco complesso, dal bouquet in cui spiccano fiori bianchi e mela verde.
Fotografie di I Cacciagalli




