Futuro enologico La cultura del vino passa per Verona

Nella città scaligera si è svolta il 7 dicembre la prima conferenza internazionale dei musei vitivinicoli, per dialogare insieme su progetti e tendenze del settore

@Fondazione Museo del Vino MUVIN

In Italia, la cultura del vino e del gusto è una cosa seria. Ci sono ben 46 musei del vino e 83 del gusto, numeri che sorpassano quelli di altre nazioni come Francia e Spagna. E non è solo una questione quantitativa: la maggior parte dei musei sono di proprietà comunale o aziendale, dimostrando la diversità della mappa enogastronomica italiana, con una ricchezza territoriale ancora troppo poco valorizzata, se non a parole. Tra questi, la maggior parte nel Bel Paese è dedicata al vino. È da questo punto, quindi, che parte l’idea della Fondazione Museo del Vino MUVIN di Verona di creare la prima conferenza internazionale sui musei del vino. La Fondazione, nata un anno fa, è maturata come un buon vino e un evento di questa portata è uno di quelli che fanno la storia. 

Invitate a partecipare, lo scorso 7 dicembre nella sede della Camera di Commercio della città scaligera, tutte le migliori realtà del vino, non solo italiane, ma anche francesi, come La Cité des Climats et des Vins de Bourgogne e la Cité du Vin di Bordeaux, spagnole come il Museo della Cultura del Vino Vivanco e portoghesi con World of Wine – WOW. E poi le nostrane: l’Enoteca piemontese Castello Grinzane Cavour, il Parco archeologico del Colosseo, MUVIT – Museo del Vino di Torgiano e Museo del vino di Berchidda.

L’obiettivo dell’appuntamento? Quello di mettere in rete conoscenze, esperienze e progettualità sui Musei del Vino a livello europeo, discutendone i ruoli attuali, le innovazioni e le sfide del futuro. Quattordici voci distintive che hanno sollevato il loro calice e hanno discusso di come sarà il mondo dei musei del vino, sotto la guida della giornalista Angela Frenda. Come organizzarli e gestirli, come scegliere il format, il rapporto con il pubblico. 

«Con questo primo evento scientifico, la Fondazione si pone al centro del dibattito internazionale sulla promozione della cultura del vino, attraverso l’attività museale» ha dichiarato  Diego Begalli, Presidente della Fondazione Museo del vino MUVIN. «La simultanea presenza a Verona di così importanti testimonianze nazionali ed europee conferma Verona come hub di riferimento nazionale in questo settore alimentando in modo sinergico il posizionamento acquisito attraverso la partecipazione alla Rete di Great Wine Capital». Segno questo che il mondo del vino si sta muovendo e lo sta facendo costruendo rapporti e relazioni. La Great Wine Capital, infatti, è l’unica rete che lega le regioni vitivinicole europee con quelle del cosiddetto Nuovo Mondo: un’organizzazione che mira a favorire gli scambi, siano essi commerciali o accademici e di cui fa parte anche il territorio di Verona. 

Ma qual è il vero ruolo dei Musei del Vino oggi? Oltre alla conservazione e tutela del patrimonio enologico, questi spazi possono e devono essere polifunzionali, accessibili e inclusivi. I tradizionali percorsi di visita stanno evolvendo verso esperienze immersive grazie alle nuove tecnologie, attività sensoriali, gaming ed escape room. Un esempio è quello della Spagna, dove Giant Interactive Maps, azienda iberica che si occupa di interattività, ha proposto un’esperienza coinvolgente per tutti i visitatori. Vivanco, nella Rioja Alta, ad esempio, mescola l’arte e il vino ospitando capolavori dell’arte moderna contemporanea, da Chagall a Warhol. E il castello italiano di Grinzane sta cavalcando questa ondata di innovazione, con un percorso museale immersivo tra i vigneti.

È presto detto: i Musei del Vino non sono solo luoghi per appassionati, ma diventano sempre più dei catalizzatori per il futuro della cultura enogastronomica italiana con la missione di educare, ingaggiare e connettere visitatori di ogni età e cultura. Ecco che il futuro significa anche sfruttare le nuove tecnologie per rendere l’esperienza di visita ancora più coinvolgente, stupefacente, didattica. Senza ovviamente dimenticare una buona strategia di marketing per posizionarsi in maniera efficiente sul mercato e coinvolgere vari tipi di pubblico. Perché il vino non è solo una questione di gusto, ma anche di sostenibilità, verso il museo e il territorio. 

Nel frattempo, i Musei del Vino si stanno trasformando in poli enogastronomici, dove si promuove e si connette con i sapori e le tradizioni locali. Luoghi unici come le Città della Gastronomia francesi o l’Oro di Montalcino in Italia, che stanno facendo conoscere le bellezze rurali a un pubblico sempre più ampio. È proprio questo che cercano i turisti. Il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2023, realizzato da Roberta Garibaldi, ricercatrice, docente e presidente del Comitato Scientifico Fondazione, rivela che il 63 per cento degli italiani gradirebbe visitare poli enogastronomici, che offrono una gamma di servizi: dalla ristorazione alla possibilità di degustare vini locali, fino alla prenotazione di esperienze presso le cantine produttrici e all’acquisto dei prodotti tipici a chilometro zero.

E la parte più interessante? I Musei del Vino stanno diventando luoghi sempre più inclusivi, con servizi e offerte specifici per persone con diverse disabilità. In realtà, non è solo una questione di accessibilità, ma anche di creare una cultura del vino che sia davvero per tutti. Ecco perché gli obiettivi in questo settore si concretizzano proprio nell’impulso allo sviluppo socioeconomico dei territori, attraverso la promozione turistica della cultura enogastronomica italiana. Una sfida ardua che richiede costante collaborazione tra territorio aziende e altri musei per raggiungere obiettivi comuni, ma che con la conferenza veronese ha messo i semi per la realizzazione di un futuro che è già presente.