La caramella della discordia Il condimento bipartisan media la disputa tra casoncelli

Alla bergamasca, alla bresciana o alla camuna? Una sfida che si gioca a suon di sfoglie e ripieni… ma fra i tre litiganti, sempre di burro si gode

@Franciacorta

Soprattutto nei giorni di festa – che sia una semplice domenica, il giorno del patrono o quello di Natale – prendiamo coscienza del significato culturale del cibo, veicolo insuperabile delle tradizioni e delle emozioni dei popoli. E le paste ripiene del Nord Italia non fanno eccezione, una tra tutte i casoncelli. Numerose località tra Bergamo e Brescia ne contendono con orgoglio le origini, e le ricette – insieme ai nomi – cambiano anche profondamente a distanza di pochi chilometri. Ricostruire la storia e l’evoluzione di queste caramelle, che talvolta si trasformano in mezzelune, fazzoletti o addirittura “neonati in fasce”, è un’impresa alquanto ardua, in parte ostacolata dal campanilismo di molti scrittori e fieri cittadini che nei secoli si sono impegnati a celebrare le loro versioni del cuore, a discapito della ricerca storica e filologica.

La presenza di una pasta che avvolge un ripieno lascia inconfutabili testimonianze scritte sin dal tredicesimo secolo, ed è una consuetudine cara tanto ai nobili quanto ai meno abbienti, nascendo in fin dei conti dal medesimo obiettivo: utilizzare e valorizzare gli avanzi dei pasti precedenti, mescolandoli con verdure, pane e formaggi. E così degli scarti saporiti diventano il ripieno di amatissimi “piatti da festa”, che assumono i nomi più svariati in virtù della loro forma o degli ingredienti in essi contenuti.

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