(Sc)atti di fedeCome la fotografia contemporanea racconta l’Annunciazione

L’Immacolata concezione dell’8 dicembre è da considerarsi un vero e proprio topos visivo. Tra provocazioni e un misticismo ritrovato, appassiona anche gli artisti di oggi, che si nutrono dell’infinita serie di immagini e significati che caratterizzano il concepimento senza peccato sin dall’origine del cristianesimo

David LaChapelle, Annunciation, Hawaii 2019 © David LaChapelle 768x497

L’Annunciazione del concepimento senza peccato, celebrata l’8 dicembre (concepimento di Maria) e il 25 marzo (concepimento di Gesù), è un tema intramontabile nell’arte, anche per quella contemporanea. La religione cristiana ha innegabilmente plasmato la storia nei millenni scorsi, mentre il tema si intreccia con uno sviluppo complesso, non lineare e mai completamente risolto della visione e del ruolo della sessualità. L’annunciazione celebra il concepimento al di là dell’atto sessuale, inteso quale simbolo stesso del peccato originale. In una società dell’immagine quale quella in cui viviamo, osservare come l’arte – e soprattutto la fotografia contemporanea – interpretino questo tema non è scontato. Il risultato è un pendolo in continuo divenire tra provocazione, fugacità dell’esistenza e ricerca di risposte consolatorie, se non anche salvifiche.

In ambito pittorico, non possiamo che citare la “Immacolata Concezione” di uno vecchio Salvador Dalì del 1979 o la più scandalosa “The Holy Virgin Mary” di Chris Ofili, dipinta nel 1996. Ofili utilizzò una tecnica mista con letame di elefante e immagini pornografiche. Esposta nella mostra Sensation tra il 1997 e il 2000 a Londra, Berlino e New York, causò da subito notevole controversia. Nonostante l’opposizione persino del sindaco di New York Rudolph Giuliani, Ofili, primo artista nero, vinse con questo dipinto il Turner Prize nel 1998. Nel giugno 2015, l’opera fu venduta per 2,9 milioni di sterline (4,6 milioni di dollari) e donata al Museum of Modern Art di New York nel 2018. Sempre nell’ambito della provocazione, va menzionata “Annunciation” di David LaChapelle, del 2019, uno scatto che rappresenta un’interpretazione contemporanea del tema con una Madonna nera e nuda che riceve l’annuncio mentre legge un libro d’arte antica. LaChapelle ha dedicato ampio spazio alla religione definendo la fotografia come un atto di fede. Non solo: tale scatto evidenzia come nella concezione contemporanea dell’annunciazione, oltre al tema etico-religioso, si manifesti una meta-riflessione, ovvero una rilettura del modo in cui questo tema è stato trattato e ha influenzato l’intera storia dell’arte.

Annuntiatio (The Annunciation) Nika Nesgoda, 2002

In questo contesto si colloca anche “Annuntiatio (The Annunciation)” del 2002 di Nika Nesgoda, considerato uno dei più eccezionali esempi di arte gotica. Ispirato all’“Annunciazione” di Simone Martini e Lippo Memmi del 1333, raffigura la Vergine seduta su un trono, intenta a leggere, al momento in cui l’arcangelo Gabriele le annuncia che porterà il “Salvatore”. I gigli richiamano la sua purezza e spiegano la riluttanza nella sua reazione. L’artista interpreta questo suo lavoro come il più spirituale mai realizzato, riconoscendo la sacralità del corpo umano nella natura.

Del resto, ancora oggi, molti artisti interpretano in modo trascendentale – mistico e religioso – il tema dell’annunciazione. Un esempio è Duane Michals, geniale fotografo statunitense, che ha dedicato la sua intera esistenza a catturare l’invisibile attraverso la macchina fotografica. Nel suo capolavoro “The Annunciation”, Michals trasforma un momento di intimità tra un uomo e una donna nell’annunciazione stessa, raffigurando l’uomo come angelo in movimento (sfocato) di fronte a una donna distesa sul letto, senza sensualità ma con gioia e serenità per una nuova vita.

The Annunciation by seminal photographer, Duane Michals

Concludiamo con l’artista italo-tedesca Julia Krahn, che racconta attraverso tutte le sue immagini come la maternità si fonda con la trascendenza. Concentrandosi sull’Angelo come attore protagonista dell’Annunciazione, Krahn realizza un ciclo di opere che fondono la bellezza classica del portatore della “bella notizia” con elementi distonici e inquietanti, come le unghie di mani e piedi smaltate di rosso sangue. Come scrisse Sergio Risaliti, i suoi angeli hanno sempre «tratti infantili, perché come un bambino sa vedere il mondo, ne sa scoprire i segreti nascosti e come un bambino sta per diventare altro».

Julia Krahn, Angel

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