KourabiedesIn Grecia canti e biscotti nella vigilia di Natale

Nella terra di Omero durante il periodo delle feste si mescolano tradizioni bizantine, cristiane e ortodosse, sia nelle celebrazioni che nei piatti tipici

Foto di Eleni Afiontzi su Unsplash

In Grecia il Natale è un po’ meno importante della Pasqua, la festa più sentita dell’anno, ma, come questa, è ancora caratterizzato dai riti religiosi ortodossi e da regole antiche e diverse da quelle ormai diffuse nel mondo. E anche se ad Atene vedrete, ovviamente, alberi decorati e addobbi, le tradizioni che si osservano in famiglia sono altre.

La vigilia inizia con la visita nelle case del quartiere, un’antica usanza bizantina: i bambini si svegliano presto e ai piedi del letto trovano una sacca e un bastone, con i quali vanno in giro per le case dei vicini cantando e suonando i trigona, i triangoli e i tamburi. Al padrone di casa è buona educazione chiedere «Na ta poume?» che significa «Cantiamo?» e se lui, o lei, dice «Nai» («Sì») possono sfoggiare il loro repertorio di poesie dedicate al Natale e di kalanda, inni alla nascita di Gesù. In cambio ricevono biscotti, dolci, frutta secca e, dai più generosi anche qualche spicciolo.

Nelle case il 24 è giorno di digiuno, o almeno di magro. Un tempo era permesso mangiare solo frutta e cereali, oggi si è meno rigidi, ma resta la regola di evitare la carne. Le donne preparano il christopsomo, un grande pane natalizio farcito con pinoli, frutta secca e spezie, che verrà benedetto in chiesa e consumato durante il pranzo di Natale.

Una riunione con parenti e amici che conclude una mattina interamente dedicata alla solenne e lunghissima – circa quattro ore – messa che celebra la nascita di Gesù secondo la suggestiva tradizione liturgica ortodossa, tra canti bizantini e fumigazioni di incensi.

Al ritorno ci si siede a tavola e il capofamiglia augura a tutti «chronia pollà», ovvero «molto tempo», una sorta di «cento di questi giorni» che vale anche per i compleanni e per ogni festa. Dopo il segno della croce – che in molte famiglie greche precede sempre ogni pasto – si comincia con i mezedes, gli antipastini tipici e ricchissimi caratteristici della cucina greca che comprendono tzaziki, feta, polpette di carne e di verdure, hummus e insalate e salse assortite.

Foto di Jeff Velis su Pixabay

La portata principale è una rivalsa dell’astinenza della vigilia: la maggior parte delle famiglie porta in tavola maiale al forno, il “gourounopoulo psito”, cotto per circa tre ore e bagnato regolarmente con i suoi succhi, acqua calda e succo di limone, o il tacchino ripieno, la “galopoula”, farcito con castagne e frutta secca.

Non mancano il vino e, a fine pasto, i dolci, preparati con cura nei giorni precedenti e attesi per tutto l’anno: i biscotti melomakarona, con arancia, miele, chiodi di garofano, noci e cannella, e i kourabiedes, ricoperti di zucchero a velo e al gusto di burro e mandorle, che si donano anche ai bambini alla vigilia.

Manca, almeno secondo la tradizione più autentica, il momento dei regali perché in Grecia i doni li porta san Basilio, che si festeggia il 1° gennaio. Il 31 dicembre, quindi, insieme a Capodanno, si celebra la vigilia del santo e in quest’occasione non manca mai la vassilopita, la torta in suo onore, un soffice pan di spagna che nel suo impasto nasconde una moneta. Chi la trova avrà un anno fortunato, si dice.

Un’altra occasione di regali è il 6 dicembre con san Nicola, il santo amato da cattolici e ortodossi che nei Paesi nordici è meglio noto come Santa Klaus. Niente regali, ma un bel bagno in mare, il 6 gennaio, che è la Theofania, il battesimo di Gesù. Durante la celebrazione viene rappresentata in chiave simbolica la nascita della luce e il rito prevede la purificazione e la benedizione dell’acqua. Un crocifisso viene gettato in mare o in un fiume. I meno freddolosi si tuffano per recuperarlo e vengono ricompensati con una benedizione speciale!

Facili da preparare, e ottimi da mangiare, sono i kourabiedes che spesso hanno la forma di una mezzaluna, ricordo, secondo alcuni, della lunga dominazione ottomana. La ricetta, come tutte quelle dei piatti tradizionali, varia da luogo a luogo e da casa a casa, ma quella standard è quella che segue.

Foto di Skyler Ewing su Pexels

Ingredienti:
150 gr di mandorle tostate
250 gr di burro
500 gr di farina
300 gr di zucchero a velo
2 tuorli
Succo di un’arancia
2 cucchiai di lievito in polvere
1 bustina, o una fialetta, di estratto di vaniglia
acqua di rose x dolci q.b.
zucchero a velo per la guarnizione 

Preparazione:
Tritate finemente le mandorle.
Impastate il burro con lo zucchero a velo, aggiungete i tuorli e il succo d’arancia.
Unite metà della farina e metà delle mandorle con il lievito e l’estratto di vaniglia. Unite anche il resto della farina e dello zucchero.
Trasferite l’impasto sulla spianatoia e continuate a impastare a mano. Formate delle palline e date loro la forma di piccole stelle, mezza luna o palline.
Scaldate il forno a 160° e dopo aver sistemato i biscotti sulla carta forno cuoceteli per 20 minuti.
Fate raffreddare i biscotti, spruzzateli con acqua di rose diluita e spolverate con lo zucchero a velo.

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