Attenzione a nordL’esercito israeliano si prepara per un possibile attacco al confine con il Libano

L’intensificarsi delle operazioni di Hezbollah mette in allerta l’Idf. «Il tempo delle soluzioni diplomatiche sta terminando», ha detto il ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz

AP/Lapresse

Il capo di Stato maggiore delle forze di difesa israeliane Herzi Halevi ha dichiarato che l’esercito è in «stato di massima allerta» e deve essere «pronto per un possibile attacco» a nord, al confine con il Libano, dove si sono intensificate le operazioni di Hezbollah. «Il tempo delle soluzioni diplomatiche sta terminando, se il mondo e il governo del Libano non agiscono per fermare il fuoco contro le comunità del nord e per allontanare Hezbollah dal confine, allora lo farà l’Idf», ha detto il ministro del gabinetto di guerra Benny Gantz. Sarebbe un secondo fronte di guerra, per Israele, dopo quello della Striscia di Gaza.

Decine di migliaia di residenti nel nord di Israele sono stati evacuati dalle loro comunità a causa degli attacchi quotidiani di razzi, missili e droni da parte di Hezbollah. E questa settimana si è raggiunto un nuovo picco nel livello di tensione a nord di Israele, dopo che l’Iran ha accusato lo Stato ebraico di aver ucciso il generale Sayyed Razi Mousavi, consigliere senior del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, in un attacco missilistico in Siria. Mercoledì, un corteo di persone in lutto ha accompagnato il suo corpo attraverso le città irachene di Najaf e Karbala, e un rappresentante della Guardia rivoluzionaria, Ramezan Sharif, ha nuovamente minacciato ritorsioni contro Israele.

Ieri un funzionario israeliano ha detto che il Segretario di Stato americano Antony J. Blinken intende visitare nuovamente Israele all’inizio di gennaio per discutere della guerra a Gaza e di come sarà governato il territorio palestinese una volta terminato il conflitto. Sarà la quarta di Blinken nella regione dagli attacchi del 7 ottobre. E in ciascuno dei suoi viaggi diplomatici precedenti, Blinken si è fermato anche in diverse capitali arabe.

«Israele ha subito pressioni da parte dei governi europei e delle Nazioni Unite affinché accettasse un cessate il fuoco immediato, ma con Hamas e Israele che delineano pubblicamente condizioni apparentemente insolubili, i diplomatici hanno affermato che sembra che un accordo per una tregua duratura sia ancora lontano», scrive il New York Times.

Dall’inizio del conflitto, sia Israele che Hamas hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche di massima fermezza, anche se i colloqui sono proseguiti in privato, spesso attraverso il governo del Qatar, che ha mediato una tregua a novembre che poi ha aperto la porta allo scambio di ostaggi e l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza.