Quesiti linguisticiUn vino o un olio può essere “agrumato”? Risponde la Crusca

Il termine è nato negli anni Ottanta, quando appare per la prima volta nel linguaggio giornalistico, per descrivere essenze e profumi. Ben presto è stato attribuito anche a oli e vini. Ma è giusto?

(Unsplash)

Tratto dall’Accademia della Crusca

Alcuni nostri lettori ci chiedono se l’aggettivo agrumato sia una forma corretta in italiano, quale sia il suo significato e se sia possibile riferirlo a un olio, come fa una nota azienda del settore, o ad altri cibi.

Risposta
L’aggettivo agrumato è un derivato dal sostantivo agrume ‘frutto di alcuni alberi del genere Citrus’, con l’aggiunta del suffisso -ato, utile alla formazione di aggettivi di somiglianza, di solito attribuiti a entità che possiedono una proprietà tipica del referente della base nominale di cui l’aggettivo è un derivato (Ulrich Wandruszka, in Grossmann-Rainer 2004, pp. 394-397). Nel caso specifico, dunque, ciò che è agrumato possiede le qualità tipiche di un agrume, dal punto di vista del suo sapore o del suo aroma. L’aggettivo, sconosciuto al GDLI, al GRADIT, al Sabatini-Coletti e al Vocabolario Treccani in rete, è registrato solo nel Devoto-Oli a partire dall’edizione 2008 e nello Zingarelli a partire dall’edizione 2016. È inoltre relativamente recente: lo Zingarelli 2022, che lo definisce ‘aromatizzato con agrumi o con essenze di agrumi’, ‘che ha un profumo che ricorda quello degli agrumi’, lo data al 1991, mentre il Devoto-Oli 2023 lo data genericamente al XX secolo. La presenza nei due dizionari ci permette già di rispondere a una prima domanda dei nostri lettori: l’aggettivo, ammesso nella lessicografia e formato secondo le normali regole di suffissazione, è un termine corretto in italiano ed è, pertanto, certamente utilizzabile. Rispetto alla datazione riportata dallo Zingarelli, la voce può però essere retrodatata di almeno una decina d’anni. Le prime attestazioni risalgono agli inizi degli anni Ottanta e si trovano all’interno di quotidiani nazionali, come “La Stampa” (nell’edizione “Stampa Sera”):

Infine, i profumi unisex ugualmente validi per un lui come per una lei che vanno dal richiamo sexy del Musk OH di Alyssa Ashley, a base di muschio tonchino, sino al fascino spontaneo, agrumato e un po’ country del nuovissimo Trophéé di Lancome. (Fresco sensuale aspro classico: profumo, “Stampa Sera”, 21/12/1983, p. 16)

Come si nota, l’aggettivo è usato nell’articolo in ambito cosmetico, per descrivere la fragranza. Esempi analoghi si rintracciano negli anni successivi, ancora nella scrittura giornalistica:

Sia lei che lui hanno così un primo profumo fresco, agrumato, speziato per il giorno e un secondo caldo, aromatico, vanigliato, sensuale. (Felicia Pioggia, Le otto emozioni del vero profumo, “la Repubblica”, 31/3/1996, p. 19)

La situazione resta invariata almeno fino agli anni 2000, quando l’aggettivo agrumato inizia ad essere impiegato anche in ambito alimentare, per descrivere il sapore o il profumo di spezie o vini:

nella costa orientale del Mediterraneo il sapore agrumato e aspro pungente di questa inedita spezia [il sommacco] profuma e colora salse e insalate. (Pappa mondo, “Torino Sette”, 21/1/2005, p. 83)

Il Fiano è fresco e agrumato, un carattere contadino lo rende semplice al primo sorso, ma sapido e profondo dopo […]. (Pietracupa, grandi bianchi nel borgo di Montefredane, “la Repubblica”, 24/10/2007, p. 14)

Venendo ad anni più recenti, l’aggettivo continua ad essere usato per la descrizione di profumi e di vini (e birre o bevande varie), ma anche di altri cibi o particolari referenti:

Il coriandolo è una pianta erbacea di cui si utilizzano le foglie, ma anche i frutti e i semi. Questi ultimi in particolare, sono usati come spezia: dolci, con lieve sapore agrumato, sono anche uno degli ingredienti della miscela di spezie che prende il nome di curry […]. (Eleonora Cozzella, Risotto con pistacchi e coriandolo, “la Repubblica”, 12/1/2021)

Un tempo durante il tragitto facevamo progetti, ci offrivamo caramelle, ora si commenta l’odore del disinfettante, chi ama l’aloe, chi preferisce quello fiorato. Una costosa rarità per intenditori il gel agrumato. Vietato togliersi la mascherina durante tutto il tragitto, in taxi è obbligatorio tenerla, così pure in aeroporto. (Manuela Travaglini, Andare in Italia da Londra, nell’era del Covid, “la Repubblica”, 1/8/2020)

C’è persino un marchio registrato, piuttosto noto, che è stato chiamato Agrumato: l’azienda Ricci di Lanciano, in provincia di Chieti, produce dal 1989 un olio extravergine di oliva aromatizzato con diversi tipi di agrumi, in primis il limone, e, sul proprio sito, sembra alludere alla coniazione di agrumato come neologismo per identificare i propri prodotti:

AGRUMATO® un concetto che ha plasmato il futuro!
Il neologismo AGRUMATO® è un marchio registrato ed identifica sia il brand stesso che l’omonima produzione di oli extra vergine di oliva ed agrumi della famiglia Ricci di Lanciano […] Furono i primi che compresero il potenziale straordinario di questo prodotto da cui è stato fondato oltre 30 anni fa, il brand AGRUMATO®, della famiglia Ricci di Lanciano. (AGRUMATO – l’originale)

In realtà, come abbiamo documentato, il termine agrumato ha occorrenze già prima del 1989, pertanto non si può dire che l’azienda Ricci abbia coniato l’aggettivo.

CONTINUA A LEGGERE