Palla al centro La querelle panettone contro pudding, vista da Londra

Spostando l’analisi dalle pagine dei giornali agli scaffali dei negozi, siamo andati a scoprire quali sono i dolci natalizi più richiesti dagli abitanti della City

Foto di Gabriele Alonso Rodriguez da Pixabay

Vista da Londra, la diatriba panettone vs Christmas pudding sembra un po’ sopravvalutata. Nei negozi, come sui siti, i prodotti sono presenti a pari merito e, si direbbe, in perfetta armonia. Ecco, volendo, ci sono meno panettoni che pudding, segno forse che i primi non sono così richiesti, ma potrebbe essere anche diverso il rifornimento iniziale.

Si tratta, soprattutto, di panettoni artigianali, con una netta preferenza per prodotti di qualità e di nicchia e con molta attenzione alla produzione locale. In ogni caso, sempre prodotti di importazione; non c’è ancora una via inglese al tipico dolce milanese, salvo eccezioni come Little Bread Pedlar che li produce in proprio fin dal 2015, o piccoli e sofisticati panifici come Sourdough Sofia che produce un apprezzato e non proprio economico (46 sterline) panettone con cioccolato e arancio.

La catena Mark & Spencer ha scelto l’Abruzzo, accordandosi con l’azienda Ferretti Dessert di Mosciano Sant’Angelo, in provincia di Teramo, per la fornitura di cinquemila panettoni realizzati dal maestro pasticcere Sandro Ferretti, per un giro d’affari di oltre cinquecentomila euro.

Sally Clarke nel suo raffinato cesto natalizio inserisce il Christmas pudding e un “Panettone from Puglia” lavorato con olio di oliva, mentre il forntissimo Fortnum & Mason propone una gamma di prodotti pari a quella italiana, da quello tradizionale alle varianti al cioccolato, anche triplo, al limoncello, con le praline, al tiramisù. Non manca nemmeno il pandoro.

Molte, alcune insolite, come il panettone al Moscato, e quasi tutte già esaurite, le proposte di Selfridges, che si affida a produttori italiani di nome, ma predilige gusti inglesi come il caramello salato e il popolarissimo arancio e cioccolato. L’anno scorso aveva anche lanciato un panettone gigante da otto chilogrammi preparato dalla pasticceria Perbellini di Bovolone per aiutare il Centre Point, una fondazione che soccorre i giovani senza casa.

Waitrose sul suo sito ha un’intera pagina dedicata a panettone e pandoro, in questi giorni a prezzi di saldo, con varianti inedite come il Bunettone, una torta natalizia che all’impasto del panettone unisce la cannella e una farcitura di mascarpone.

Nei ristoranti il panettone è presente, a volte, nel menu tra i dessert. In alternativa ovviamente al Christmas pudding, ma in strane combinazioni come il “Panettone & brownie fondue”, ovvero, per esteso: “panettone bread & butter pudding chocolate brownie, orange segments and chocolate sauce with salted caramel to dip”. Insomma, un panettone puddinghizzato.

In quanto agli inglesi, in privato sembrano propensi a condividere l’opinione del giornalista del Times e a considerare il panettone un bel prodotto di classe da regalare agli altri. Almeno stando a una coppia di scrittori anglo-italiana, Erica Scroppo e Richard Newbury, che si divide fra Torre Pellice e Cambridge.

«Premesso che l’unico panettone per me è il Galup, ma sono di parte – dice Erica – secondo me agli inglesi veri, compreso mio marito, non piace molto. L’ho scoperto decenni fa quando ne portai uno, piuttosto buono, credo fosse Alemagna, con una glassa speciale e una pasta particolarmente leggera, ai miei suoceri per il mio primo Natale in famiglia. Capii subito che nonostante la gentilezza e i ringraziamenti, non ne erano affatto entusiasti. Lo trovavano troppo secco e infatti pensavano di mettere un po’ di burro sopra le fette per ingentilirlo. Io ero inorridita all’idea di rovinarlo in quel modo, anche se ora vedo che viene considerato normale e, anzi, consigliato mettere le fette di panettone nel tostapane e servirle appunto con il burro sopra… E non è una questione generazionale, direi che anche i miei nipotini non ne sono entusiasti. Gli inglesi veri vogliono dolci morbidi, cremosi, ricchi».