Scondito è meglioIl sale in eccesso sul nostro Pianeta e i rischi per l’ecosistema

Il fenomeno della salinizzazione, strettamente connesso alle attività antropiche, interessa anche il nostro Paese, soprattutto i grandi laghi del nord Italia. Una cattiva notizia sia per la biodiversità, sia per l’uomo

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La Terra sta diventando sempre più salata. E questa non è una notizia buona né per la salute umana, né per l’ambiente. Uno studio pubblicato da un gruppo di ricercatori americani ha scoperto come i sali presenti sul nostro pianeta stiano sempre più aumentando a causa delle attività antropiche. A oggi, secondo le stime dei ricercatori, i sali in eccesso prodotti dall’uomo sono pari a livello globale a circa 2,5 miliardi di acri di terreno, un’area grande quanto gli Stati Uniti. 

Il sale è già presente naturalmente sulla Terra: viene rilasciato per esempio in alcuni processi di decomposizione e si trova nelle acque marine. L’attività umana ha però aumentato a dismisura la sua presenza: l’estrazione mineraria, il consumo di suolo, il trattamento dell’acqua e l’uso del sale da strada (quello che si usa per evitare la formazione del ghiaccio) stanno rendendo questo elemento sempre più presente non solo sulla terraferma, ma anche nei corsi d’acqua, dove il numero di ioni di sale è cresciuto negli ultimi cinquant’anni. Addirittura il sale è finito anche nell’aria che respiriamo: l’evaporazione delle acque dei laghi provoca l’arrivo di polvere salina nell’atmosfera.

L’aumento della presenza del sale rappresenta una minaccia alla biodiversità di vari ecosistemi e rischia anche di provocare danni all’uomo, per esempio rendendo l’acqua di alcune zone non più potabile. Inoltre, il sale può legarsi ad altri composti chimici creando dei “cocktail” che possono danneggiare il suolo e gli organismi viventi. «Questi problemi riguardano moltissime aree del mondo», spiega Sujay Kaushal, professore di Geologia all’Università del Maryland e autore dello studio che per la prima volta ha quantificato la quantità di sale presente sulla Terra a causa dell’uomo. 

Secondo Kaushal, il fenomeno della salinizzazione interessa non solo «alcune regioni costiere, come ad esempio il Bangladesh, che sono colpite dall’intrusione di acqua salata, ma anche territori più sorprendenti come l’Europa, il Nord America e altre aree del mondo. Tutte zone salinizzate dai sali stradali, dalle acque reflue, dai fertilizzanti, dagli agenti atmosferici delle superfici urbane impermeabili, dall’estrazione di energia e dal pompaggio delle acque sotterranee». Anche l’Italia non è esente da questo fenomeno: già nel 2019 Kaushal aveva rilevato «l’aumento del sodio nel Lago di Como, nel Lago di Garda e nel Lago Maggiore». 

Di fronte a questo problema ci sono due notizie. Quella cattiva è che sia la popolazione, sia la politica sono ancora poco informate e attente sulla tematica. «Gli Stati Uniti non hanno per ora introdotto il sale tra i contaminanti primari dell’acqua potabile e l’opinione pubblica non ha ancora ricevuto abbastanza strumenti per capire che la salinizzazione è un problema importante tanto quanto l’emissione di gas serra e va affrontata con la stessa forza», racconta Kaushal che però rassicura anche sull’esistenza di strumenti per poter intervenire prima che sia troppo tardi.

«Esistono molte soluzioni su scala regionale legate alla riduzione del consumo eccessivo di acqua, all’utilizzo di pratiche di irrigazione più efficienti, alla riduzione dello sviluppo urbano e dell’uso del sale stradale, al passaggio a prodotti più ecologici per ridurre il sodio nelle acque reflue». Il punto, però, è che per risolvere il problema servono anche «soluzioni più complesse, come affrontare i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale per ridurre gli impatti dell’intrusione di acqua salata e dell’innalzamento del livello del mare». L’uomo ha salato la Terra. Ora deve evitare di cuocerla.