Whisky e giovani Il distillato di malto coltiva i consumatori italiani del futuro

In Italia il whisky in tutte le sue forme e provenienze sembra esercitare grande fascino sui giovani consumatori. Un target consapevole, disposto a spendere per un prodotto di qualità e soprattutto potenzialmente fidelizzabile per il futuro

Foto di Joel Zar su Pexels

Sono passati alcuni giorni dall’ultima edizione del Milano Whisky Festival e ripensare a quelle sale stracolme di visitatori dà già un’idea del momento d’oro che negli ultimi anni sta vivendo il distillato di malto invecchiato nel nostro Paese.

Quello degli italiani per il whisky è un amore di lungo corso. A partire dagli anni Cinquanta alcuni professionisti nostrani hanno fatto la storia partendo all’avventura per andare in Scozia a scovare, selezionare e imbottigliare (anche dopo averle mescolate tra loro) le botti di distillerie sparse in tutta la regione. Edoardo Giaccone, Rino Mainardi, Silvano Samaroli e Nadi Fiori sono solo alcuni dei nomi divenuti celebri, autori di bottiglie che ancora oggi fanno la gioia dei collezionisti.

Oggi il whisky attrae sempre più curiosi e appassiona in fretta e, a giudicare dai dati della comunità più attiva d’Italia, chiama a sé soprattutto le generazioni più giovani.

Milano e il Whisky Festival
Il Milano Whisky Festival è probabilmente la manifestazione di riferimento in Italia per gli appassionati e gli operatori interessati al whisky. Quest’anno erano circa quattromila le etichette in degustazione, sugli stand di una quarantina di espositori, tra distributori, rivenditori, produttori e imbottigliatori indipendenti. Scotch in tutte le varianti, Rye e Bourbon dagli Stati Uniti, whisky giapponesi e italiani, dai pionieri come Puni (prima e attualmente unica distilleria interamente dedicata al whisky in Italia) e Psenner fino a quelli più recenti, come la sarda Exmu, ma anche etichette dalla Svezia o dall’India.

Oltre alle ultime release, tra i banchi d’assaggio spuntava anche qualche imbottigliamento raro e blend dalla composizione particolare. Tanti i visitatori, con un’età media che a occhio potrebbe essere stimabile sui quarant’anni, ma tanti erano anche i più giovani, non solo tra il pubblico ma pure dall’altra parte degli stand.

Il whisky piace ai giovani
“Sempre più giovani!” è il titolo del post con cui a inizio agosto Whisky Club Italia annunciava sul proprio blog, Daily Dram, il record di venticinquemila iscritti e il raggiungimento – per la prima volta – da parte della fascia di 25-34enni della fetta più numerosa tra gli iscritti all’interno della community, il 26,3 per cento. Il sorpasso, seppur lieve, è avvenuto rispetto alla fascia dei 35-44enni – 26,2 per cento, non certo la porzione più âgée – e fornisce uno spaccato interessante di come il whisky stia facendo presa su una fetta di consumatori potenzialmente consolidabile per gli anni a venire. A fare due conti, oggi oltre la metà degli iscritti di Whisky Club ha tra i 25 e i 44 anni.

Il bere per lo “sballo” non potrebbe essere più lontano, considerando che il costo medio di una buona bottiglia è ben più elevato rispetto a quello di una bottiglia di vino e che in questo caso non si tratta di bottiglie ricercate per la miscelazione, ma per il consumo in purezza e nella stragrande maggioranza dei casi a casa, come dimostra una più recente indagine dello stesso club svolta su un campione rappresentativo di circa duemila iscritti.

Il 57,2 per cento consuma whisky a casa propria o di amici e la preferenza non varia di molto in base all’età. Raramente i rispondenti consumano cocktail a base di whisky (42,8 per cento) e la cosa divertente è che il 58,7 per cento degli intervistati dichiara di assaggiare dai due ai cinque dram (unità di consumo tipica del whisky, equivalente a circa venticinque millilitri) a settimana, con la percentuale che sale al 64,4 per cento tra i 18-34enni. La maggior parte non ha mai visitato una distilleria di whisky.

Il ruolo della divulgazione
In tutto questo il club gioca un ruolo importante attraverso la formazione. Fondato nel 2014 da Claudio Riva e Davide Terziotti, il Whisky Club ha l’obiettivo di divulgare la cultura e la conoscenza dei distillati e, in particolare, di quello di malto. A questo scopo è estremamente attivo attraverso corsi di avvicinamento, master, eventi e degustazioni in tutta Italia, con un forte radicamento sul territorio, che lo porta a collaborare con ristoranti, bar e associazioni in tutta la penisola. Sul sito è presente anche uno shop in cui acquistare whisky e diversi altri distillati, oltre a piccole selezioni e imbottigliamenti realizzati dal Club stesso.

Tra eventi e corsi di degustazione, che si sono sensibilmente intensificati attraverso il canale digitale, in meno di dieci anni si è creata una comunità che oggi supera i venticinquemila iscritti, da nord a sud Italia. Non sono certo i numeri che l’Associazione Italiana Sommelier (la più estesa tra quelle operanti nel campo della formazione enoica) realizza tra gli appassionati di vino, ma oggi chi in questo settore non pagherebbe oro per avere una simile platea di potenziali (e futuri) consumatori?

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