Pierogi e palacinke Bratislava tra Ufo, grandi compositori e gnomi in rivolta

La capitale della Slovacchia ha molto da offrire agli appassionati di arte, storia o architettura, e tutti apprezzeranno sedersi a un tavolo per gustare le sue specialità gastronomiche

Foto di Mario Vogelsteller su Pixabay

Un po’ Praga, un po’ Budapest, molto austroungarica, con un tocco, piacevolmente rétro, di Est Europa, Bratislava, che qualcuno chiama ancora Pressburg in tedesco e Pozsony in ungherese, è una città di record: si trova ai confini con Austria, Ungheria e Repubblica Ceca ed è l’unica capitale al mondo a confinare direttamente con due stati, l’Austria e l’Ungheria, di cui per secoli è stata capitale. In più, Vienna e Bratislava sono anche le due capitali più vicine d’Europa, unite dal corso del Danubio e da sessanta chilometri di comoda autostrada.

Un misto di culture e di suggestioni che rende la sua storia, la sua architettura e la sua cucina ugualmente affascinanti e varie e che è evidente nell’intreccio delle sue strade. Fin dal brutale e sovietico ponte SNP (in slovacco: Most Slovenského národného povstania) ossia Ponte dell’Insurrezione nazionale slovacca, noto anche come Ponte Nuovo, una campata di cemento armato di 7.537 tonnellate sospesa con cavi che dal 1972 irrompe dal quartiere moderno di Petržalka direttamente nel centro storico della città. La sua costruzione è costata la demolizione di una sinagoga ottocentesca e di parte dell’antico quartiere ebraico sul fiume.

Un danno a cui in parte rimedia la torre di novantacinque metri (iscritta alla World Federation of Great Towers) che fa da tirante e da ancoraggio al ponte e che ospita in cima l’Ufo, un edificio rotondo a forma di disco volante che è diventato uno dei simboli della città, a cui si accede con un ascensore interno al pilone. In cima, una piattaforma panoramica, un bar e un ottimo ristorante, con una vista davvero spettacolare sul Danubio e sulla città vecchia, dominata dall’imponente castello.

Meritano una visita anche i bagni, con un’originale combinazione di specchi e finestre panoramiche, magari dopo aver bevuto un cocktail o una buona limonata al bar. Limonata nel senso est-europeo del termine, cioè un soft drink che combina in modo piacevole e creativo frutta fresca, agrumi, menta e aromi vari. Per il ristorante, un locale gourmet presieduto dallo chef Jozef Masarovič, occorre prenotare in buon anticipo, ma la cucina fusion che combina menu locali a chilometro zero con piatti di ispirazione asiatica e mediterranea e il panorama, soprattutto alla sera, valgono la pena.

Da qui si può attraversare il ponte sul Danubio, anche a piedi, usando il passaggio dedicato e arrivare direttamente nel centro storico dove il realismo socialista lascia il passo alla città vecchia con i suoi vicoli e i suoi viali, le piazze, le chiese, e naturalmente, alto sulla collina e attorniato da un borgo di piccole case pittoresche, il castello. Di origini antichissime, dall’insediamento dell’età della pietra al primo nucleo fortificato del 913, più volte distrutto e ricostruito in stile gotico, barocco, rinascimentale, dimora dei re d’Ungheria, nei primi anni del 1800 è stato distrutto da un incendio che ne ha salvato solo le mura, per risorgere nel ’900 e diventare simbolo del ritrovato orgoglio nazionale e sede rappresentativa del Parlamento.

Foto di Falco su Pixabay

I suoi giardini e le sue terrazze sono un’altra photo opportunity da non perdere. L’Austria è a un passo e nei giorni di sole lo sguardo spazia fino all’Ungheria. Attorno alla grande Piazza Hviezdoslav, che ospita il Teatro Nazionale e quello della Filarmonica, il centro è una scoperta a ogni passo: c’è la chiesa gotica di San Martino, dove venivano incoronati i re di Ungheria, il vecchio municipio, il primo della Slovacchia nonché palazzo più antico della città, in effetti un mix di edifici dal medioevale al rococò, il neoclassico palazzo arcivescovile del Primate, dove nel 1805 fu firmata la pace di Pressburg tra Impero Asburgico e Francia dopo la battaglia di Austerlitz. Qui, nella piazza, merita una sosta SRRRK, un piccolo locale accogliente che propone torte casalinghe, ottimi tè di ogni genere, caffè di marca e bevande varie servite con un sorriso.

I negozi sono un’altra attrattiva di Bratislava: non solo i consueti spacci di souvenir, ma anche farmacie d’epoca, come quella del Gambero Rosso, diventata un piccolo museo, e librerie antiquarie come Antikvariát Steiner, specializzata in testi ebraici. Storico anche il frequentatissimo Pressburg Baigel, nella centrale Ventúrska, che a chi conosce e apprezza i classici bagel rotondi e salati riserva una sorpresa. Questi sono dolci, con ripieni ai semi di papavero e noci, e a forma di ferro di cavallo nella prima versione e di mezzaluna nella seconda, preparati secondo una ricetta della fine dell’Ottocento. La loro storia è parte del locale e della città, che li rivendica come l’equivalente della Sacher a Vienna, e risale fino al 1590, data in cui vengono menzionati per la prima volta.

Se camminando per la città vi sentite osservati e notate una testa che spunta da un tombino, non impressionatevi. Bratislava è disseminata di singolari statue in bronzo: ci sono una donna circondata da corvi nei giardini del Castello, un soldato di Napoleone a spasso per il centro, un paparazzo, due ragazze su una cassetta postale, c’è, appunto, Cumil, l’addetto alle fogne guardone che fa cucù dal sottosuolo, un gigantesco orecchio su un edificio e molto altro ancora. Compresi oltre trecento gnomi, in bronzo ma anche in gesso, plastica o rame, sparsi negli angoli più impensati, dai marciapiedi ai muri, che raccontano un pezzo del passato politico della città quando, negli anni Ottanta, divennero il simbolo di Alternativa Arancione, il movimento anticomunista che iniziò a disegnarli sui muri per ridicolizzare il governo, al posto delle scritte di protesta che venivano regolarmente cancellate. Fino al 1° giugno 1988, data della “Rivolta degli Gnomi”, quando una folla di migliaia di persone attraversò le vie di Breslavia indossando un cappello da gnomo.

Foto di Jörg Steffen su Pixabay

Girovagando nel centro storico si possono anche trovare tracce dei celebri musicisti che l’hanno visitata o abitata, come le lapidi che ricordano dove visse per sei anni, dal 1892 al 1899, Béla Bartók e dove tennero i loro primi concerti Franz Liszt e Wolfgang Amadeus Mozart. Appena fuori, in un quartiere tutto Art Nouveau, appare la chiesa blu, consacrata a Santa Elisabetta d’Ungheria: una sorta di chiesa dei puffi che sembra fatta di marzapane ed è tutta, internamente ed esternamente, color azzurro turchese.

A Bratislava, anche il cibo racconta una storia multiculturale e si possono trovare tanto i pierogi come la wiener schnitzel o il gulasch, o le palacinke, note anche come crepes o pancake, a cui alcuni locali, come Pán Cakes, sono esclusivamente dedicati, in ogni possibile variante dolce o salata.

Ma sono vere specialità locali la cesnaková, la zuppa di aglio servita dentro una pagnotta, e il piatto nazionale slovacco, i bryndzové halušky, gnocchi di patate con il bryndza, un tipico formaggio di pecora che ricorda un po’ la feta, arricchiti da pezzetti di lardo fritto, siero di latte ed erba cipollina. In centro si trovano anche venduti all’esterno dei locali come cibo di strada.

Prima, o dopo, la cena in un ristorante tipico che riproduce un ambiente agricolo slovacco, come Koliba Kamzík, con i suoi piatti ricchi di carne, burro e formaggio e la scelta, non facile, tra le birre e i vini slovacchi, o in un locale elegante, dichiaratamente austroungarico e un po’ rétro come Zylinder, che offre «i piatti che piacevano all’imperatore Francesco Giuseppe», è bello ritrovare un po’ di Ucraina. Per chi li ricorda a Lviv, l’insegna Art Déco e il rosso smagliante degli arredi di Pyana Vishnya (Ciliegia ubriaca) sono inconfondibili e ritrovare a Bratislava il buonissimo liquore di ciliegie è un piacere.

Prima di ripartire è d’obbligo, anche se è un po’ fuori mano, un giretto a Mileticova, un vero mercato dell’Est con verdure, carni, formaggi, yogurt, liquori, mieli, ma anche coltelli, mazzi di fiori, abiti in ordine sparso e chioschetti dove si mangiano in versione più rustica le specialità locali o anche, al Bistro Phong Nam la migliore e autentica cucina vietnamita.

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