Roma si schieraUna missione navale di Italia, Francia e Germania per salvare il commercio nel Mar Rosso

I ministri dei Ventisette Paesi europei ne discuteranno oggi al Consiglio Affari esteri. Aspides avrà compiti difensivi e non è escluso l’uso della forza, se necessario, contro gli attacchi degli Houthi. Il quartier generale potrebbe essere nel nostro Paese

(La Presse)

Si fa sempre più concreta l’ipotesi del lancio della missione europea Aspides, a protezione dei mercantili nel Mar Rosso, su cui hanno lavorato Italia, Francia e Germania. Senza escludere l’ipotesi dell’uso della forza, se necessario, per tutelare il commercio internazionale messo a repentaglio dagli attacchi degli Houthi.

I ministri dei Ventisette Paesi europei ne discuteranno oggi al Consiglio Affari esteri dell’Ue, durante il quale si prenderà anche l’impegno di portare avanti la soluzione dei due Stati per la crisi in Medio Oriente nonostante l’opposizione di Netanyahu. All’incontro prenderanno parte anche gli omologhi arabi, israeliano e palestinese.

La missione militare navale europea – secondo quanto riporta il Corriere – vede Italia, Francia e Germania in prima fila. Due giorni fa Roma, Parigi e Berlino hanno fatto circolare un documento congiunto sulla sicurezza e la libertà di navigazione nel Mar Rosso, in cui danno il loro sostegno al piano Ue, sottolineando la necessità della missione militare, che avrà «compiti difensivi», spiegando «l’importanza di utilizzare le strutture e le capacità già esistenti di Emasoh Agenor».

Si tratta della missione nata su proposta francese nel 2020 per proteggere i flussi marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz, che divide la Penisola arabica dalle coste dell’Iran, e poi estesa al Golfo Persico. Agenor è riuscita a sviluppare — secondo il documento — un ampio livello di cooperazione e coordinamento con gli Stati regionali arabi e del Corno d’Africa. E questo è l’obiettivo anche per Aspides, che avrà una missione difensiva a differenza dell’operazione Prosperity Guardian lanciata da Stati Uniti e Regno Unito, con cui comunque è previsto uno scambio di informazioni.

I tre Paesi Ue «invitano l’Alto Rappresentante a mettere in atto tutti i possibili sforzi diplomatici per assicurare che il mandato e le attività di Aspides godano del più alto grado di comprensione possibile nella regione e oltre». Invitano quindi gli Stati membri «a considerare favorevolmente la loro partecipazione, con mezzi navali o contributi di personale».

L’operazione si baserebbe sull’articolo 44 del Trattato, che prevede che il Consiglio possa affidare la realizzazione di una missione «a un gruppo di Stati membri che lo desiderano e dispongono delle capacità necessarie per tale missione», in coordinamento con l’Alto rappresentante Ue.

Già alla riunione del Comitato politico e di sicurezza del 16 gennaio scorso gli ambasciatori dei Paesi Ue avevano appoggiato la nuova missione. Si tratta di capire quanti Paesi contribuiranno con navi da guerra e se saranno usati i mezzi già a disposizione di Agenor.

Oggi ci sarà il primo passaggio politico a livello di ministri, mentre il lancio dell’operazione è previsto nella riunione del 19 febbraio. A ospitare il quartier generale potrebbe essere l’Italia.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha spiegato che «Aspides non è solo una missione di polizia internazionale, è un importantissimo segnale politico della Ue: siamo sulla direzione della difesa comune europea, che è il vero tassello necessario per la politica estera comune».

I ministri oggi discuteranno anche del piano dell’Alto rappresentante Ue Borrell, che mira a rilanciare il processo di pace in più step sulla base della soluzione dei due Stati, con il coinvolgimento dei partner della regione e l’organizzazione di una conferenza di pace. Il Financial Times ha visionato il documento che verrà discusso. Il testo prevede che, per favorire i negoziati, i Paesi Ue e gli altri Stati coinvolti e le organizzazioni internazionali «dovrebbero definire le conseguenze previste in caso di impegno o di mancato impegno nel piano di pace». Un avviso abbastanza esplicito al premier israeliano Netanyahu contrario alla soluzione dei due Stati.

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