Bersaglio europeoUn attacco della Russia ai Paesi Nato è sempre più probabile (e non tutti sono pronti)

L’aggressione criminale all’Ucraina non è l’obiettivo finale di Putin. Come ha detto il ministro della Difesa tedesco, «nel giro di cinque o otto anni tutto è possibile». L’Occidente non può farsi trovare impreparato

AP/Lapresse

Da quasi due anni la Russia conduce una guerra d’aggressione in Europa e non ha intenzione di fermarsi all’Ucraina. Sono seicentonovantasei giorni, oggi. Kyjiv non è nemmeno l’obiettivo ultimo: se dovesse vincere, il bersaglio successivo di Vladimir Putin sarebbe uno Stato dell’Europa orientale.

L’ultimo avvertimento in questo senso arriva dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius: «Arrivano minacce dal Cremlino quasi ogni giorno, quindi dobbiamo prepararci a un possibile attacco contro un Paese della Nato in futuro». Il futuro, però, non è necessariamente un momento indefinito, un punto lontano sulla linea del tempo. Potrebbero essere cinque o otto anni, o magari meno, suggerisce il ministro tedesco: «Dobbiamo imparare a convivere nuovamente con il pericolo e prepararci, militarmente, socialmente e in termini di protezione civile», ha detto in un’intervista allo Spiegel.

Alla fine dello scorso anno, la Germania ha rinnovato la sua dottrina militare e strategica, varando un documento che sostituisce quello del 2011. L’obiettivo è quello di trasformare la Bundeswehr – le Forze armate tedesche – rafforzando l’industria e gli appalti militari, e portando la spesa per la Difesa ad almeno il due per cento del Pil, come richiesto dalla Nato. «La guerra è tornata in Europa. La Germania e i suoi alleati devono ancora una volta fare i conti con una minaccia militare. L’ordine internazionale è sotto attacco in Europa e nel mondo. Viviamo in un punto di svolta», si legge nel primo paragrafo del documento di 19 pagine dal titolo “Linee guida per la politica della difesa”, redatto da Pistorius e dal capo di Stato maggiore dell’esercito, generale Carsten Breuer.

A inizio settimana qui a Linkiesta avevamo ripreso le parole dell’esperto di politiche di difesa, tecnologia missilistica e strategia nucleare Fabian Hoffmann, che avvertiva il pericolo di una Nato poco allineata ai pericoli presentati dalla Russia. L’Alleanza Atlantica, allora, deve inibire l’intenzione del Cremlino di aggredire qualsiasi porzione del suo territorio, e impedirle di minacciare attacchi contro le infrastrutture critiche dei Paesi Nato. Significherebbe, per l’Occidente, un cambio sostanziale nel modo in cui vengono gestite queste operazioni militari.

Negli ultimi giorni la Russia ha intensificato la sua retorica aggressiva contro alcuni dei suoi vicini – tra cui i Paesi baltici e la Polonia, che sono tutti membri della Nato, e la Moldova – e questo, come scrive Politico in un articolo firmato da Nicolas Camut, sta lentamente convincendo i più alti funzionari della difesa europei a cambiare postura e attenzione sul fronte militare.

Mercoledì, il presidente del comitato militare dei capi nazionali dell’Alleanza Atlantica, l’ammiraglio Rob Bauer, ha detto che viviamo «nel mondo più pericoloso degli ultimi decenni» e ha chiesto una «trasformazione bellica della Nato». Anche il comandante in capo delle forze armate svedesi, il generale Micael Bydén, ha invitato i suoi concittadini a «prepararsi mentalmente» per la guerra.

Il livello d’allerta è alto anche nella politica polacca. Varsavia vuole dotarsi del più grande esercito di terra d’Europa, con un totale di trecentomila soldati. E negli ultimi giorni il ministero della Difesa ha pubblicato nuove linee guida in caso di mobilitazione generale o dello scoppio di una guerra, con norme piuttosto stringenti – chi viene convocato dall’esercito ha solo sei ore di tempo per presentarsi all’appello e chi non lo farà verrà punito con una reclusione non inferiore a tre anni. «La Russia sta sfidando la logica», ha detto il ministro della Difesa Władysław Kosiniak-Kamysz. «Ciò che è accaduto nel 2022 sembrava impossibile. Dobbiamo essere pronti per qualsiasi scenario».

Anche il World Economic Forum di Davos quest’anno ha avuto toni diversi dal solito. L’economia e la finanza sono stati al centro dell’agenda, come sempre e com’è normale che sia in quel contesto – specialmente in una fase in cui tassi d’interesse e inflazione sono argomento di dibattito pubblico. Ma è stata un’edizione in cui le discussioni di natura politica e militare hanno avuto un insolito protagonismo a causa dei conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente.

Proprio a Davos, il ministro degli Esteri lituano Gabrielius Landsbergis – uno che non ha mai rinunciato a criticare l’aggressione criminale di Putin ed è tra i più forti sostenitori dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea – ha invitato l’Europa ad accelerare i preparativi per un’ulteriore aggressione russa. «C’è la possibilità che la Russia non venga contenuta in Ucraina», ha detto. «Non c’è alcuna possibilità che una mancata vittoria dell’Ucraina possa finire bene per l’Europa».