Munizioni da BratislavaLa Slovacchia ha già cambiato idea e tornerà a vendere armi all’Ucraina

Il primo ministro Robert Fico ha già smentito le sue stesse dichiarazioni, in stile Orbán, della campagna elettorale: il suo Paese riprenderà a esportare materiale militare a Kyjiv, come ha già fatto in passato

AP/Lapresse

Aveva detto che non avrebbe inviato un altro proiettile a Kyjiv, aveva paragonato i soldati della Nato agli occupanti della Seconda guerra mondiale, aveva detto che il conflitto in Ucraina è cominciato nel 2014 «per colpa dei nazisti del Donbas che hanno ammazzato cittadini russi». Il primo ministro slovacco Robert Fico sembrava una minaccia per l’Ucraina e per l’intera Unione europea. E forse lo è ancora. Ma i suoi annunci sbandierati in campagna elettorale stanno già prendendo una piega diversa a contatto con la realtà e il pragmatismo necessario a governare.

Martedì il parlamento slovacco ha modificato una legge con un emendamento che conferisce al ministero della Difesa facoltà di approvare le esportazioni di armi, aprendo la strada alle aziende produttrici di armi pubbliche e private per continuare ad armare l’Ucraina. Per Politico, in un articolo firmato da Tom Nicholson, è «un’inversione a U», o un «backflip», una capriola all’indietro. Più semplicemente, la propaganda in stile Viktor Orbán – con cui pure ha diversi punti in comune – ha già raggiunto il suo obiettivo di portare voti al suo partito, Smer, e oggi ha perso valore.

«Gli oligarchi del settore della difesa hanno appoggiato Smer e sanno di avere molto da guadagnare dalla possibilità di vendere i loro prodotti in Ucraina, ed è sempre stato chiaro che avrebbero continuato con le loro forniture», ha detto a Politico Jaroslav Naď, ministro della Difesa del precedente governo slovacco.

L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia iniziata quasi due anni fa si è rivelata una grande fonte di entrate per il settore della difesa slovacco, soprattutto per il produttore di munizioni ZVS Holding, una joint venture pubblico-privato che include un gruppo di proprietà del ministero della Difesa: l’intera produzione di munizioni dell’azienda, per i prossimi due o tre anni, sarà destinata all’Ucraina.

Il realismo dell’economia in poco tempo ha cambiato il vocabolario di Fico. «Le armi non fanno altro che prolungare i conflitti militari che non hanno soluzioni militari e porteranno a centinaia di migliaia di morti aggiuntivi», ha detto lo scorso aprile agli ambasciatori in Slovacchia dei Paesi dell’Unione europea, del Regno Unito e degli Stati Uniti, spiegando la sua opposizione ad armare l’Ucraina. Poi, lo scorso 6 novembre, dopo l’incontro con il ministro della Difesa Robert Kaliňák, ha detto: «Se qualche azienda vuole produrre armi ed esportarle da qualche parte, ovviamente nessuno gli impedirà di farlo».

Proprio Kaliňák, già tre volte ministro degli Interni nell’arco di un decennio, ha fondato nel 2019 una società denominata Liwa Arms Slovacchia, il cui core business è proprio la vendita di armi e munizioni. «Quando Kaliňák è tornato al governo lo scorso ottobre, lo ha fatto nel portafoglio della Difesa. Tra i primi progetti di legge presentati dalla coalizione di Fico c’è stato l’emendamento alla Legge sulla competenza, che ha affidato il veto sull’esportazione di armi al ministero della Difesa di Kaliňák, anche se non è attrezzato per controllare le transazioni di armi», si legge su Politico.

L’opposizione ha visto un chiaro conflitto di interessi nel fatto che il ministero di Kaliňák abbia deciso le licenze per l’esportazione di armi. «L’impatto reale dell’emendamento sulle licenze sarà che nessuno otterrà una licenza di esportazione a meno che non sia approvata dal suo concorrente commerciale e nuovo signore dell’industria degli armamenti, il ministro della Difesa Robert Kaliňák», ha commentato la deputata Veronika Remišová del partito Za ľudí.

Prima dell’arrivo di Fico al governo, la Slovacchia aveva già inviato all’Ucraina seicentosettantuno milioni di euro in aiuti militari, tra cui tutti i tredici caccia MiG-29, la sua unica batteria S-300 SAM, un sistema di difesa aerea ereditato dall’ex Cecoslovacchia nel 1993, circa trenta veicoli da combattimento di fanteria Bmp.

Dello stesso argomento si sta parlando in tutti i Paesi europei. Sempre martedì il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che intende firmare un accordo bilaterale sulla sicurezza con Kyjiv durante una visita in Ucraina del mese prossimo. In conferenza stampa Macron ha annunciato la consegna di quaranta missili a lungo raggio Scalp e «diverse centinaia» di bombe all’Ucraina nelle prossime settimane.

La settimana scorsa era stato il Regno Unito a formalizzare un nuovo accordo che rafforzerà la sicurezza di Kyjiv, dell’Europa e della comunità euro-atlantica. «Questa guerra riguarda il diritto dell’Ucraina a difendersi e a determinare il proprio futuro e la scelta storica del popolo ucraino di essere una democrazia indipendente nel cuore dell’Europa. La vostra ricerca di libertà – ha detto al popolo ucraino e al suo presidente – ha ispirato e commosso il popolo britannico e, per le nazioni libere del mondo, gli aiuti all’Ucraina rappresentano anche un investimento nella nostra sicurezza collettiva», aveva commentato il premier britannico Rishi Sunak.