Scelta radicalePiùEuropa verso una lista Bonino-Renzi e un’altra Calenda-Pizzarotti alle Europee

Il no di Azione a Italia Viva è definitivo, mentre i radicali sono divisi e impossibilitati, al momento, a fare un’alleanza elettorale con uno dei due. Da qui l’ipotesi di due liste alle elezioni e tanti auguri a tutti per il 9 giugno

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Il duello rusticano tra Carlo Calenda e Matteo Renzi in un certo senso sta per concludersi, nel senso che una lista unitaria per le europee non è possibile. I due leader non si ritroveranno più. La maledizione del Terzo polo, operazione andata in frantumi l’anno scorso e a quanto pare definitivamente, continua a esalare i suoi miasmi venefici fino a contagiare la formazione di Emma Bonino (a proposito, auguri di pronta guarigione dopo la rottura del femore), la persona che più ha in mano il pallino della situazione.

Che a farla breve è questa. Il pezzo di Più Europa che fa riferimento al presidente Federico Pizzarotti vorrebbe l’accordo con Azione e basta, mentre la parte di Benedetto Della Vedova e del segretario Riccardo Magi ritiene che bisogna partire dalla proposta degli Stati Uniti d’Europa presentata da Bonino e vedere chi ci sta, senza preclusioni, anzi, verso Italia viva.

Bonino insomma si pone tra i due litiganti in attesa delle loro mosse. Italia viva ci sta perché, come ha ricordato Matteo Renzi, l’idea degli Stati Uniti d’Europa è stata rilanciata da tempo proprio da lui. Il problema di questa area com’è noto è quello di superare alle Europee lo sbarramento del quattro per cento, una quota che secondo i sondaggi è proibitiva per tutti e tre i partiti singolarmente presi.

In una fase di crescente radicalizzazione politica tra la destra di Giorgia Meloni e il Pd di Elly Schlein (con in più la scheggia impazzita di Giuseppe Conte), obiettivamente lo spazio per un’area liberal-riformista non è amplissimo. E in questi mesi i sondaggi non hanno indicato cifre tranquillizzanti. A maggior ragione questa situazione dovrebbe spingere tutti a un’intesa. Ma è inutile girarci intorno: Azione auspica una lista liberal-democratica chiusa a Italia Viva, non auspica una divisione di Più Europa ma Calenda non intende fare accordi nemmeno alla lontana con Renzi, giudicato più o meno come un affarista se non peggio. 

Qui non è neppure di striscio una questione di contenuti, ma solo di un giudizio morale di un uomo politico su un altro uomo politico. Non è poco. È chiaro che il niet di Calenda ormai è irremovibile e l’altra sera a Piazzapulita lo stesso Renzi ha concluso: «Ognuno vada per la sua strada». Allo stato dei fatti, come detto, l’ipotesi sul tavolo è dunque quella di due liste: Azione-Pizzarotti e Bonino-Italia viva. Ripetiamo: al momento. 

I radicali intanto devono trovare l’unità al loro interno anche perché lo statuto prevede che in materia di alleanze elettorali occorrono i due terzi della direzione del partito che non ha nessuno dei due blocchi prima descritti. E per poi verificare la possibilità di una lista più larga (ci dovrebbero essere anche i Liberaldemocratici) nel segno di Renew Europe. Il rischio è che nessuna delle due liste raggiunga il quattro per cento stabilendo il record mondiale di autolesionismo politico. Oppure che una sola delle due liste superi lo sbarramento: sarebbe lo spareggio finale tra Renzi e Calenda, con i radicali determinanti, l’ultima sfida. A chi conviene?

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