Giorgia on his mindIl gran ritorno di Giambruno a san Valentino, genio dell’amore e non lo sa

Chiamato da Candida Morvillo a presentare il suo libro, e intervistato da Gaia Tortora, l’ex compagno della premier parla come un verbale dei carabinieri, dispensa perle sugli amori finiti e si concede sprazzi di mitomania

Mauro Scrobogna/Lapresse

«Anche Andrea è lì con la penna, so che ha studiato, sei ripetente?» «Ogni tanto». Il ritorno della giambruneide avviene in una data che quand’ero giovane si festeggiava solo nelle strisce dei Peanuts, e adesso che ci siamo tutti rimbecilliti è grande festa pure alle corti nostre: san Valentino.

Il ritorno sulla scena di Giambry avviene grazie a quel gran genio di Candida Morvillo, miglior intervistatrice italiana, che ha scritto un libro sull’amore, nientemeno. A presentare “Sei un genio dell’amore e non lo sai – Amare e farsi amare in sei semplici passi”, il giorno di san Valentino, chi poteva chiamare quel gran genio della Morvillo? Andrea Giambruno, il separato più famoso della nazione.

Siccome è un genio, ha precettato anche Gaia Tortora, perché l’autrice del tomo presentato non può certo sobbarcarsi il compito di fare ciò che tutte noi siamo qui per veder fare: irridere Giambruno. (Però anche Candida Morvillo non rinuncia all’ironia: «Volevo una coppia felice, ma erano tutte impegnate»).

Poi arriverà anche la domanda, con la premessa «abbiamo seguito tutti a distanza le tue vicende in questi mesi»: non sei la miglior intervistatrice italiana senza chiedere a Giambruno «che cos’è oggi Giorgia per te?». La risposta è «In maniera molto semplice, perché non ci sono misteri, per me Giorgia è stata, è, e sarà sempre, la persona più importante della mia vita. A prescindere dal fatto che noi si sia fatta una famiglia insieme, perché per me è una persona fantastica». Non sarò certo io a dire che è una risposta che parte da Tiziano Ferro (“L’amore è una cosa semplice”) e finisce a Venditti (“Che fantastica storia è la vita”).

Prima di quella domanda finale, un’ora scarsa (niente domande del pubblico: ve l’avevo detto che Morvillo non ne sbagliava una) di presentazione del tomo di ricognizione amorosa, fatta fingendo che sia tutto normale, e che quelli sul palco stessero lì a fare discorsi sui massimi sistemi, mica a fornirci pettegolezzi sulla separazione più famosa dello scorso anno.

I ruoli si comprendono subito: Morvillo farà finta di parlare del libro, riempiendo però ogni scambio con Giambry di sottotesti; Tortora, facendo la parte che mia nonna definiva «sfacciata senza faccia», non sarà così cafona da nominare Meloni ma articolerà domande a Giambry quali «Che tipo di amori hai vissuto quand’eri giovinotto?».

Quando è arrivato l’invito – per un attimo ho persino preso in considerazione di andare a Roma, per fortuna quel gran genio della Morvillo aveva organizzato lo streaming – ci siamo tutte chieste, noi comari osservatrici delle vicende di coppia di Giorgia Meloni: ma Bellicapelli non ha la consegna del silenzio? La Meloni non gli ha vietato di esprimersi in pubblico da qui ai prossimi centocinquant’anni (che poi è la durata dei suoi prossimi governi)?

Probabilmente Giambry le ha promesso che non avrebbe parlato di loro, della coppia, delle di lui pubbliche buffonate e delle di lei pubbliche (e private, immagino) rimostranze, ma di amore filiale. «Spero che prenda dalla madre», dice della figlia, e il sottotesto è evidentemente uguale a quello di tutti i mariti separati del mondo: Giorgia, perdonami, sono stato un coglione.

«A volte pensiamo che più un amore è tormentato più è intenso», dice la Morvillo, e tutti, tutti, tutti pensano a Giorgia, così come pensiamo fortissimo a lei quando la Morvillo dice che gli amori malsani possono «scatenare una guerra di potere».

Giorgia che avrà troppo da fare e non starà alle sei di pomeriggio davanti allo streaming, e quindi si sarà persa la possibilità di annuire quando la Morvillo ha detto che l’amore è ciò che ti fa venir voglia d’essere all’altezza della persona amata. È bello immaginarsela con lo streaming attivo sulla scrivania di palazzo Chigi che borbotta: ecco, Andre’, quello che non sei stato, mi mancavano le parole per dirlo.

«Io ho capito che mi dovevo amare di più a cinquant’anni: tu ti sei sempre amato molto, Andrea?»: Gaia Tortora ha proprio deciso di diventare la preferita del pubblico a casa, in questa presentazione. Lo sventurato conferma, e la Tortora implacabile: «Avevo il sospetto». La Morvillo parla di insicurezze, guarda Giambry e chiede suadente: «Tu hai un grande amor proprio, non hai mai avuto queste problematiche?». Giambry cerca di simulare timidezza e dice che lui mica è un genio dell’amore. «Ho cercato sempre di risollevarmi con grande onestà. Questo ci tengo a rimarcarlo: sono una persona perbene». Se non lo sembravo, era colpa del barbiere (e pure un po’ del sarto, e forse anche del fornitore di anelli: le mani restano anellate anche dopo mesi di sparizione).

Poi certo, la miglior analisi del matrimonio Meloni, la risposta a tutti i nostri ingenui «ma perché si è accollata questo arnese», sta nell’aneddoto che viene svelato a un certo punto: Gaia Tortora che esce nella notte a cercare una figlia che non è ancora tornata, e Giambruno (erano al telefono in tempo reale o gliel’ha raccontato dopo? Diteci di più!) che la cazzia perché ai figli bisogna dare dei valori e poi fidarsi che se la cavino da soli (madonna del Carmelo aiutami a non fare battutacce sui valori genitoriali forniti da Giambry: non posso neanche più chiamarlo Bellicapelli perché s’è tagliato il ciuffo).

Ora capiamo bene che un mondo in cui Giambruno dà non a Gaia Tortora, ma proprio a chicchessia, lezioni di genitorialità, di responsabilità, di senso del dovere, di continenza, un mondo così è un mondo a rovescio (non ho detto al contrario per non suonare vannacciana: questo demi-monde ci sta arrubbando tutte le parole).

Il povero Giambry, va detto, fa tenerezza, di fronte all’abilità sopraffina della Morvillo. A un certo punto le chiede di raccontare un’intervista a Banderas, fatta trent’anni fa, in cui l’attore era devastato dal fatto che la moglie era convinta lui l’avesse tradita. «E come mai ti ha colpito?», chiede sorniona la Morvillo, e non serve altro. La sala ride, Giambry non ha l’aria di capire che stanno ridendo di lui: ha la faccia serena di chi pensa che la platea rida con lui.

L’aneddoto su Banderas (è nel libro, che non ho ancora letto perché ero impegnata a guardare Giambry) è stupendo, ed è impossibile non ascoltare la cronaca di Melanie Griffith che attraversa la sala piena di giornalisti furibonda, e di Banderas che poi si spiega con la Morvillo dicendole che la moglie è una «leona loca», e non pensare alla Meloni. Melanie, pensati Giorgia. O viceversa.

Giambry parla come un verbale dei carabinieri, a un certo punto dice «ci stimiamo dal punto di vista dapprima personale e poi per il rapporto di colleganza che ci lega», sembra una circolare ministeriale, ed è difficile non chiedersi cosa ci trovino tutte ’ste donne piene di qualità in lui, come compagno di vita, come amico, come consigliere sulla genitorialità.

Sarà forse la forza della mitomania, la sua convinzione d’essere non solo un figo ma pure una rockstar. A un certo punto dice «Per una volta sono io che faccio le domande e non sono sottoposto a domande», e tu resti lì a chiederti ma questo non faceva il giornalista? Ha cambiato lavoro? Come sarebbe che per una volta chiede, mentre di solito è a lui che fanno domande: è forse un vincitore di Sanremo? Un divo del cinema? Un Banderas? Un guardiano dello zoo addetto alla gabbia della leona loca?

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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