Bibi dice noLa linea dura di Benjamin Netanyahu comincia a innervosire gli Stati Uniti

Niente mediazione o cessate il fuoco, il primo ministro è determinato a mantenere il suo obiettivo, quello di neutralizzare Hamas in tutte le sue declinazioni

Benjamin Netanyahu ha detto no ai termini del cessate il fuoco a Gaza proposto da Hamas. Ma ha anche respinto le pressioni degli Stati Uniti su Israele affinché si impegni in modo più concreto nelle mediazioni. Il primo ministro non sente ragioni: «La soluzione ai problemi di sicurezza di Israele prevede solo ed esclusivamente la distruzione totale di Hamas». Ha inoltre confermato che le forze di difesa israeliane hanno ricevuto ordine di operare nella città di Rafah, asud di Gaza, dove si trovano già centinaia di migliaia di sfollati.

Netanyahu ha affermato che ci vorranno mesi di combattimenti prima che Hamas sia sconfitto, ma ha anche espresso la sensazione di una vittoria vicina: «Non c’è alternativa al collasso militare del gruppo terrorista». Dal canto suo, Hamas parla di genocidio come strategia ormai ufficiale di Isreale e dunque la missione della delegazione di Hamas in Egitto, guidata dall’alto funzionario Khalil al-Hayya che insiste nel portare avanti l’ipotesi studiata, parte su un terreno scivoloso. Al Cairo si cercherà di dare seguito ai negoziati pianificati dal da Egitto e Qatar.

Un downgrading di aspettative era inevitabile, anche se a suonare sinistro è il possibile attacco israeliano a Rafah. Il timore dei vertici delle Nazioni Unite è che nessuna parte della Striscia di Gaza sarebbe immune in seguito a un attacco israeliano

Bibi Netanyahu, i cui sondaggi sono crollati, ha anche escluso qualsiasi accordo che lascerebbe Hamas al controllo totale o parziale di Gaza.

Nella serata di ieri Netanyahu ha poi affermato in tv che arrendersi alle condizioni deliranti di Hamas (cessate il fuoco di 135 giorni in cambio del rilascio degli ostaggi), porterebbe a un ulteriore massacro e in Israele sono pochi quelli ancora disposti a sostenere le scelte del governo. Ogni fallimento del dialogo è ormai un colpo alle speranze delle famiglie degli ostaggi che cominciano a mal sopportare l’aggressività del primo ministro. Il quale comincia a fare innervosire  anche l’establishment americano. Gli osservatori fanno notare che per la prima volta nei rapporti tra gli Stati Uniti e Israele si è rotto qualcosa in termini di strategie condivise.

Nel frattempo, alle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso preoccupazione per la decisione di Rafah. I suoi commenti sono arrivati tra le preoccupazioni di una imminente invasione terrestre di Rafah da parte di Israele, mentre le cannoniere israeliane avrebbero sparato sulla principale strada costiera a ovest della città mercoledì mattina. «Un’azione del genere aumenterebbe esponenzialmente quello che è già un incubo umanitario con conseguenze regionali indicibili», ha avvertito Guterres.