Il merito e le categorieAbbasso il femminismo, viva i diritti

Mi piace il vino rosso, mi piacciono le interiora e mi piace avere lo stesso livello di considerazione di chiunque altro, indipendentemente dal genere

Foto di Kari Shea su Unsplash

Odio gli ismi, e questo comprende anche una smodata idiosincrasia per il femminismo. Eppure sono dalla parte delle donne, e detesto ogni discriminazione. Oggi non festeggio: oggi dico che non dobbiamo avere più quote rosa, dobbiamo avere semplicemente lo stesso livello di considerazione di un maschio, ma soprattutto dobbiamo poter accedere agli stessi stipendi, poter avere la stessa formazione e dobbiamo poter avere gli stessi stipendi. Ma c’è un ma: dobbiamo meritarcelo, non ce lo deve concedere qualcuno per sentenza.

Non voto una donna in quanto donna, non metto a capo della mia azienda una donna perché devo riempire una quota: lo faccio perché, a parità di formazione, di competenza, di bravura e professionalità, la preferisco a un’altra persona, di qualunque genere essa sia. Nello stesso modo detesto i vini da donne, i gusti da donne, i piatti da donne e i menu da donna: sono donna, so scrivere Gewürztraminer senza googlare ma non lo ordinerei mai e poi mai al ristorante, nonostante sia un vino universalmente considerato da donna e proposto da sommelier compiacenti verso questo sistema malato. Mi piace il vino rosso, e non sono strana io. Se oggi qualcuno mi proponesse un rosato «perché è da donna» probabilmente gli farei una scenata, e dovreste farlo anche voi. Non penso che una donna cucini o accolga o faccia vino in un modo diverso da un uomo in quanto donna: cucina diversamente dalle altre persone che cucinano, a qualunque genere appartengano. Così come sono convinta che mi piacciano le interiora, anche se sono donna e normalmente il mondo non vorrebbe. E sì, mi arrabbio se il cameriere che porta una Coca Zero e un bicchiere di vino, se sono con un uomo, metta la Coca davanti al mio piatto. Odio chi vive per stereotipi, e non è femminismo ma semplicemente vivere nella contemporaneità.

Guarda caso odio anche i premi alle chef, sommelier, manager donne: non stiamo correndo i cento metri piani, per cui siamo fisicamente differenti dagli uomini. Metterci in un’altra categoria dimostra solo di rispondere a retaggi culturali di un’epoca nella quale eravamo meno considerate, e se mai avessimo potuto vincere qualcosa, era nella nostra categoria, quella meno prestigiosa, quella fatta per lavarsi la coscienza.

Quindi, per favore, non fateci gli auguri, oggi: a qualunque genere apparteniate, fate ogni giorno qualcosa per eliminare le differenze di accesso a istruzione, professione, reddito. Sì, anche se siete donne: imparate a uscire dallo schema che ci hanno costruito intorno, e fatelo fare anche alle vostre figlie. Anche al ristorante, anche davanti a una carta dei vini, anche quando parlate di enogastronomia.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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