Inside ViennaL’Austria vorrebbe emanciparsi dal gas russo (ma non sarà facile)

In vista delle elezioni di settembre, il governo sta lavorando per emanciparsi dal punto di vista energetico da Mosca, scontrandosi però con gli accordi del 2018 con Gazprom e l’opposizione del partito filo-russo Fpö, che secondo i sondaggi è il primo partito del Paese

AP/Lapresse

L’Austria è stata costretta ad ammettere, a metà febbraio 2024, l’esistenza di un contratto segreto siglato nel 2018 che lega Vienna all’azienda russa Gazprom. Quest’ultima si era impegnata a fornire sei milioni di metri cubi di gas l’anno, equivalenti al novantotto per cento del fabbisogno annuale austriaco e si è garantita una posizione preminente nel mercato energetico della nazione dell’Europa centrale. Il tema è esplosivo e l’avvicinarsi delle elezioni di settembre ha spinto una parte dell’esecutivo e dei partiti di opposizione a esprimersi in favore della cancellazione del contratto.

Il governo austriaco, formato dal Partito Popolare (Ovp) e dai Verdi, ha accettato di finanziare la costruzione di un gasdotto lungo quaranta chilometri che collegherà la rete di Vienna a quella tedesca e ridurrà la dipendenza dal metano russo. Questa infrastruttura strategica era bloccata da anni e quando sarà completata, probabilmente entro la fine del 2027, consentirà l’importazione di circa due milioni e mezzo di metri cubi di gas l’anno.

La necessità di espandere le infrastrutture di gas ed idrogeno per diversificare le scorte energetiche austriache era stata sostenuta anche da Michael Mock, direttore esecutivo dell’Associazione Austriaca per il Gas e l’Acqua (Öwgw). Mock aveva affermato che l’espansione delle infrastrutture aiuterà Vienna a ridurre la dipendenza dal gas russo ed aveva invitato i legislatori ad assumersi chiari impegni per il futuro. Stando ad un rapporto dell’Independent Commodity Intelligence Services (Icis) l’Austria non riuscirà comunque a troncare gli stretti rapporti energetici con Mosca entro il 2024 ed il problema è che rompere i rapporti con Gazprom potrebbe rivelarsi meno semplice del previsto.

I termini dell’intesa sono segreti persino ai deputati austriaci e la migliore occasione per la rottura si è verificata nel 2023 ma non è stata sfruttata. Il vice presidente del Parlamento Europeo Othman Karas ha ricordato a Euractiv che «c’era stata una possibilità di uscita un anno fa, quando la Russia non era riuscita a fornire la quantità di energia che aveva promesso e stabilito contrattualmente», ma Omv, la principale distributrice di energia del Paese, non aveva rotto il contratto segnalando implicitamente che i tagli erano accettabili. Il governo non può costringere la Omv a porre fine all’intesa perché l’esecutivo detiene una quota minoritaria del pacchetto azionario della multinazionale ed un’azione di forza potrebbe avere conseguenze legali.

Florian Stangl, avvocato nel settore energetico presso Nhp Rechtsanwälte, ha spiegato a Politico che lo scioglimento anticipato del contratto potrebbe aprire la strada ad una penale da «più di un miliardo di euro» e che «l’unica possibilità» per evitarla potrebbe essere quella di passare «una legge chiara» che vieti l’importazione di gas russo o ponga termine al contratto anche se persino questa mossa potrebbe spingere «probabilmente» Gazprom ad aprire un arbitrato contro Omv.

Ci sono, poi, le perplessità espresse dal Cancelliere Karl Nehammer e soprattutto il disinteresse mostrato dal Partito della Libertà Austriaco (Fpö), al momento in testa nei sondaggi con il trenta per cento delle preferenze e possibile partner di coalizione dell’Ovp nel prossimo esecutivo.

L’Fpö, come ricordato dal portale New Federalist, è un partito politico euroscettico, populista e di estrema destra che nel suo programma elettorale definisce l’Austria come «un Paese non adatto all’immigrazione». Il partito, che nel 2016 aveva siglato un accordo di cooperazione – poi scaduto – con il partito Russia Unita di Vladimir Putin, è contrario al supporto all’Ucraina e sostiene che la guerra abbia favorito un aumento del costo della vita.

L’Fpö, noto anche per le posizioni anti-vaccinali assunte durante la pandemia da Covid-19, vorrebbe inoltre abrogare le sanzioni contro Mosca per tenere sotto controllo l’inflazione ed i prezzi dell’energia. Bernhard Weidinger, ricercatore sull’estremismo di destra al Centro Documentale della Resistenza Austriaca, ha dichiarato a New Lines Magazine che «possiamo supporre che l’Fpö tenterebbe di implementare ed attuerebbe molte delle cose fatte da Orban in Ungheria».

Il partito di estrema destra ha criticato le proposte fatta dalla ministra dell’Energia Leonore Gewessler per provare a risolvere la questione russa. Gewessler aveva annunciato che le aziende austriache sarebbero state costrette a rinunciare progressivamente al gas russo e che sarebbero state esplorate le possibilità per porre fine anticipatamente al contratto con Mosca. Il portavoce per il settore energetico dell’Fpö Axel Kassegger ha affermato, come riportato da Politico, che «il ministro Leonore Gewessler, nell’ambito della sua crociata ideologica ambientalista, si è apparentemente posta l’obiettivo di far crescere ancora di più i prezzi dell’energia».

Il futuro dei rapporti tra Austria e Russia appare strettamente legato all’evoluzione dello scenario internazionale ed interno. Il risultato delle elezioni politiche di settembre determinerà il corso della politica estera di Vienna nei prossimi anni ed un eventuale intensificarsi (oppure attenuarsi) della guerra in Ucraina potrebbe determinare mutamenti nell’approccio adottato da Bruxelles nei confronti di Mosca. Approccio che, ovviamente, Vienna potrebbe trovarsi costretta a seguire con più o meno entusiasmo.

I solidi rapporti commerciali tra Austria e Russia sono stati tollerati per molto tempo dagli alleati occidentali e le radici della neutralità austriaca risalgono al periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale quando Vienna fu costretta, per liberarsi dall’occupazione territoriale sovietica, ad aderire ad una dottrina di neutralità permanente. Nel corso della Guerra Fredda, come ricordato da Politico, questa neutralità si è rivelata benefica per la sicurezza e per la prosperità austriaca. I prossimi mesi potrebbero rivelarsi cruciali per capire se il quadro è destinato a mutare oppure se tutto rimarrà cristallizzato ed immobile.

 

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