Pregiudizio antisemitaTutto quello che gli antisionisti non hanno detto del 7 ottobre

Quelli che oggi vorrebbero eliminare lo Stato ebraico, e gridano “Intifada fino alla vittoria”, chiamano “resistenza” il terrorismo di Hamas

Lapresse

I filoterroristi di terra, di mare e dell’aria, le camicie arcobaleno della rivoluzione del 7 ottobre e delle legioni dal fiume al mare, gli uomini e le donne d’Italia, dell’Impero dell’Unwra e del regno della Pace russa e sudafricana avrebbero avuto a disposizione un modo molto semplice e altrettanto efficace per prevenire le operazioni genocidiarie dell’Entità sionista.

Avrebbero potuto dire a Israele che, pur detestandolo, erano solidali con quel Paese aggredito e con il suo popolo. Avrebbero potuto chiedere a Israele di non reagire come ha reagito, assicurando tuttavia che avrebbero aiutato Israele a dare la caccia ai terroristi. Che avrebbero aiutato Israele a neutralizzarli ovunque si trovassero. Che avrebbero aiutato Israele a smantellare le installazioni militari e gli arsenali messi insieme dai terroristi. Che avrebbero aiutato Israele a individuare e a distruggere i tunnel realizzati dai terroristi con i soldi destinati a sfamare i palestinesi. Che avrebbero aiutato Israele a stanare i mandanti dei terroristi. Che avrebbero fatto le pulci ai finanziamenti della cooperazione internazionale, non accettando più che nemmeno un centesimo di quei soldi finisca nelle tasche di chi alleva gli sgozzatori e insegna ai bambini la bellezza di farsi esplodere negli autobus.

Ancora, quei militanti della pace previa soluzione finale della questione ebraica avrebbero potuto dire a Israele che, per quanto li detestino, si sarebbero impegnati a proteggere gli ebrei con i manganelli e con la galera dalle aggressioni antisemite che quelli subiscono in tutto il mondo. Avrebbero potuto assicurare che si sarebbero impegnati a cacciare dai giornali, dalle televisioni, dalle scuole, dalle università chiunque si lasci andare anche solo obliquamente a minimizzare, giustificare, contestualizzare il pregiudizio anti-israeliano e antisemita. Avrebbero potuto assicurare che non sarebbero rimasti inerti davanti allo strappo dei volantini con le immagini degli ostaggi, e che avrebbero individuato, multato e messo alla gogna chiunque fosse stato pizzicato a farlo.

Avrebbero potuto promettere che si sarebbero impegnati a dileggiare, isolare, sputtanare chi dice che c’è una lobby giudaica che ha soggiogato l’Europa e gli Stati Uniti. Avrebbero potuto impegnarsi a prendere quelli che disegnano stelle sulle case degli ebrei, e a fargliele cancellare con la lingua, filmandoli e passando le immagini in prima serata. Avrebbero potuto garantire l’allestimento di liste di proscrizione con i nomi dei giornalisti, degli editorialisti, dei professori embedded in servizio pubblico e in servizio privato che quotidianamente pubblicano e propalano notizie false e disinformazione al servizio della propaganda terrorista, facendo carriera e soldi con lo stupro sistematico della verità.

C’è da credere che se lo avessero fatto avrebbero ricevuto maggior ascolto, presso l’Entità sionista. Invece hanno preferito chiamare “resistenza” il 7 ottobre e “genocidio” quel che è venuto dopo. Hanno preferito gridare, da Milano a Roma a Pisa, che “Il 7 ottobre è stato un tentativo di evasione dal carcere di Gaza”. Che ci vuole “Intifada fino alla vittoria”. Che loro “hanno insegnato a tutto il mondo il significato di resistenza”. Che loro sono “la forza che schiaccerà Israele”. Che “Israele non deve esistere”. Che “Israele ha perso il diritto di essere uno Stato, semmai lo ha avuto”.

Hanno preferito rimanere fedeli a sé stessi, con la pacchia dell’Aia, i memoriali devastati, i bei falò delle bandiere israeliane e le sassate contro le vetrine del commercio sionista.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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