Routine managementIl tempo del lavoro e l’importanza del tempo libero per ricaricarsi

Alessandro Tommasi, fondatore di Will e di Nos, racconta nel suo libro “La rincorsa” (Feltrinelli) quanto è stato importante durante la sua carriera imparare a gestire il calendario, i diversi momenti della giornata e della settimana per trovare un equilibrio tra vita privata e professionale

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Costruire una start up è una maratona. Pensare di trattenere il respiro per tutto il tempo necessario a percorrerla non è possibile. Sono in grado di individuare il momento in cui ho incontrato per la prima volta questo concetto, ed è molto precedente alla nascita di Will. L’ho imparato al mio secondo giorno di scuola militare. Mi imbarazzava dover utilizzare il bagno alla turca. Ma non avrei certo potuto trattenere i miei bisogni per tre anni. Usare quel bagno era una cosa normale per tutti, senza doversi porre domande o problemi. Prendersi del tempo per sé durante la fase iniziale di un’azienda deve essere altrettanto naturale – e importante. In cosa consiste quel tempo, e a quanto corrisponda, credo lo decida ogni founder per sé.

Durante i primi mesi di Will avevo ancora il mio cavallo. Già ai tempi di Airbnb e Lime aveva rappresentato la mia ancora di salvezza, e non avevo alcuna intenzione di rinunciarvi. Alla fine ho dovuto farlo per ragioni economiche. Ma quell’ora e mezza in cui, dalle 7 alle 8.30 del mattino, montavo a cavallo ero certo che il mondo non sarebbe caduto a causa della mia assenza temporanea. Ed era un momento fondamentale per il mio benessere mentale. Inoltre ho anche l’ossessione di trovare occasioni di miglioramento in ogni cosa che faccio durante la giornata (e quando non lo faccio, per esempio mangiando male, la cosa mi crea grande ansia e frustrazione). Il cavallo in questo senso è sempre stato uno straordinario insegnante di assertività, umiltà, ascolto e management di altri. A ben pensarci, quando si monta a cavallo si tiene tra le mani, tramite le redini, un animale che pesa qualche centinaio di chili, che non parla la nostra lingua, al quale chiediamo di saltare, correre, frenare, il tutto con la massima delicatezza e cercando di ridurre i gesti il più possibile.

Chi fa salto ostacoli a cavallo lo sa: la cosa peggiore che possa capitare è prendere decisioni affrettate in prossimità dell’ostacolo. Bisogna capire già a una certa distanza se, dal punto in cui ci si trova a quello di battuta ipotetico, il cavallo potrà correre a due, tre o quattro tempi (falcate, per intenderci) di galoppo. Una volta deciso, bisogna assecondare, nell’ascolto, il cavallo. Aiutarlo perché non si affretti, sostenerlo perché non si spenga, ma non cambiare idea decidendo all’ultimo momento di aggiungere o togliere tempi (quindi frenare o accelerare in maniera brusca): il risultato sarebbe la confusione, l’incomprensione e quindi il rifiuto del cavallo. Se non è questa la più chiara lezione per chiunque debba trovarsi a gestire un team di una o più persone, be’, non so cosa possa esserlo.

Durante i primi mesi di Will ero single, ma dopo un po’ ho conosciuto una persona con cui ho avuto un rapporto di alcuni mesi. Poi, quasi un anno dopo, c’è stata un’altra ragazza, con cui ho passato i successivi due. Nella prima occasione fu una relazione con una persona che lavorava in una start up simile a Will. Capiva molto bene i miei bisogni, ma durò molto poco. Avere al fianco una persona cui voler dedicare del tempo, cui dover dedicare del tempo, può essere tanto stressante quanto rilassante, può essere un incentivo a essere produttivi proprio quando il calendario prevede di lavorare, ma anche fonte di stress per la perdita di momenti di produttività. Trovare un equilibrio e parlare con il partner è davvero, davvero un aspetto centrale. Chi capirà i rispettivi bisogni – non necessariamente assecondandoli  – sarà una persona da tenere vicino sicuramente. Durante la mia storia più lunga, per esempio, avevamo la regola del “niente telefoni a cena”. È un’ottima scelta, anche se a volte mi sembrava quasi dolorosa. Il compito dei founder è essere dei buoni decisori. C’è un famoso video di Jeff Bezos, fondatore di Amazon, in cui ribadisce il suo convincimento circa l’opportunità che chi ha ruoli manageriali non prenda più di un paio di buone decisioni al giorno. Per farlo è necessario avere il tempo di pensare senza affogare in mille riunioni.

Tempo per sé e tempo per sé con gli altri, dunque.

Sul tema del tempo sento necessario provare a dare un consiglio: usare al meglio il calendario. Per quanto mi riguarda, se un’attività non è a calendario su Google è come se non esistesse. Ho imparato a calendarizzare ogni cosa. Non scrivo certo cose come “compra il latte”. Ma ogni incontro, ogni call, ogni appuntamento va a calendario. Non solo: segno anche i momenti off e i momenti personali. Ci sono le mie sessioni di allenamento. C’erano anche i miei reading moments pensati per il tempo che dedico alla lettura di libri. In Will li inserivo nel calendario condiviso perché ispirassero il team. Li ho cancellati quando ho smesso di rispettarli.

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In generale il tempo e la sua buona gestione sono delle chiavi realmente fondamentali per il miglioramento dell’energia personale. Riuscire a costruire ciò che si ha in mente non sarà un percorso lineare, ed è importante imparare ad ascoltare le proprie energie, cercando di rompere la ciclicità della routine.

Se si è sottotono, bisogna fare in modo che vicino a noi ci sia sempre qualcuno in grado di liberarci la mente o che ci forzi a compiere un’attività più leggera, che sprigioni felicità e sicurezza in modo contagioso. Ovviamente, mi preoccupo anche di circondarmi di chi sappia riportarmi con i piedi per terra quando le cose vanno bene. Rocco L. e Edoardo G., per esempio, cofondatori di un’azienda quasi dieci anni fa, mi diedero questa lezione in un tardo pomeriggio invernale. Io ero già in Airbnb, loro si occupavano di affitti brevi, così ci trovavamo spesso a discutere di questi temi. Andai in ufficio da loro, un appartamento su due piani riorganizzato in box divisi da pareti di plexiglass. Ero nell’ufficio di Rocco, mi stava parlando di una sua idea che Edoardo non condivideva. A un certo punto entrò Edo, io mi irrigidii pensando che avrei assistito a uno scontro. E invece, dopo tre minuti passati a parlare fra di loro della questione che li vedeva contrapposti, scoppiarono a ridere per una cavolata, forse collegata alla forma fisica di uno dei due, il quale disse di sentirsi più in forma di Mister Olympia. Passarono i successivi cinque minuti a scimmiottare le pose dei culturisti ai concorsi di bodybuilding. Avevo le lacrime agli occhi dal ridere. Una tale capacità di stemperare, di ridere e poi ricomporre, credo sia assolutamente da ricercare.

Ricordo che i primi mesi, quando Will non era ancora pubblico ed era in costruzione, a chi mi chiedesse come stavo, rispondevo che un giorno mi sentivo come Mark Zuckerberg e il successivo come Billy McFarland – fondatore della Fyre Media e del Fyre Festival, un disastroso evento su un’isola privata sponsorizzato come l’avvenimento del secolo che divenne un mezzo dramma e di cui si trova uno spassoso documentario su Netflix.

Insomma: bisogna essere onesti con se stessi e con chi si ha attorno, parlando con sincerità della propria energia e della gestione del tempo.

Tratto da “La rincorsa” (Feltrinelli), di Alessandro Tommasi, pp.160, 16€

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