ForzalavoroCon l’offensiva di primavera, i giapponesi ottengono gli aumenti più alti degli ultimi trent’anni

Tra la spinta inflazionistica e l’alta carenza di lavoratori giovani in un Paese in pieno inverno demografico, i sindacati sono riusciti a negoziare incrementi salariali che supereranno il tasso di inflazione. Nella newsletter di questa settimana, si parla di Giappone ma molte cose ricordano anche la situazione italiana

(Unsplash)

In giapponese si chiama shuntō, che sta per “offensiva di primavera”. I mandorli in fiore, però, non c’entrano. Si tratta del tradizionale confronto tra sindacati e organizzazioni imprenditoriali per l’aumento degli stipendi di base, che quest’anno porterà in Giappone il più alto aumento salariale degli ultimi trent’anni.

Tra la spinta inflazionistica e l’alta carenza di lavoratori giovani in un Paese in pieno inverno demografico, i sindacati sono riusciti a negoziare aumenti che sicuramente – come scrive il Financial Times – supereranno il tasso di inflazione (sceso a +2,4 per cento). I lavoratori giapponesi raramente scendono in strada per chiedere salari più alti o migliori condizioni di lavoro, ma nel 2023 si sono viste diverse proteste.

Soldi in tasca L’incremento medio atteso per i salari giapponesi nel 2024 è del 4 per cento: un evento straordinario per uno Stato in cui i salari reali sono rimasti bloccati dalla fine degli anni Novanta.

Rengo, che è il più grande sindacato del Paese con sette milioni di iscritti, ha dichiarato che i lavoratori delle maggiori aziende – tra cui Honda, Nippon Steel e Ana Holdings – otterranno un aumento del 5,28 per cento di media quest’anno.

Le grandi aziende «Volevamo coprire in modo efficace l’impatto dell’aumento dei prezzi», ha detto Takanori Azuma, responsabile delle risorse umane di Toyota, che accettato pienamente le richieste del sindacato per un aumento mensile di 193 dollari. Nippon Steel ha concordato un aumento dell’11,8 per cento dello stipendio base, il più alto dal 1979, superando addirittura quanto richiesto dalle sigle sindacali. Ana ha concesso un +5,6 per cento, il più alto dal 1991. Stessa percentuale per Honda. Mentre Mitsubishi ha chiuso l’accordo con un +8,3 per cento.

Le piccole Gli aumenti salariali dello scorso anno non erano stati in grado di coprire la fiammata dell’inflazione e soprattutto andavano a toccare poco le piccole e medie imprese, che impiegano circa il 70 per cento della forza lavoro giapponese. L’esito dei negoziati salariali per le piccole imprese è previsto nei prossimi mesi. Ma ci si aspetta che gli accordi vadano anche oltre le grandi corporation.

Il sindacato Ua Zensen, che conta 1,8 milioni di iscritti nelle piccole imprese della vendita al dettaglio, alimentare e chimico, ha chiesto un aumento complessivo del 6 per cento. Aeon ha già concordato un aumento del 7 per cento in media per i suoi 400mila dipendenti part-time.

«La carenza di manodopera non sarà mai risolta. Siamo entrati in un’era in cui i dirigenti aziendali che non possono aumentare i salari verranno rimossi dal mercato»
(Katahiro Yasukochi, presidente dell’Associazione giapponese dei metalmeccanici)

Il cielo sopra Tokyo I giovani in Giappone sono sempre di meno e la carenza di manodopera è alta. L’età media è di 48,7 anni e gli over 75 sfiorano il 20 per cento della popolazione. Subito dopo il Giappone, si piazza l’Italia.

Il mix tra la presenza della popolazione più anziana al mondo, la scarsa flessibilità del mercato del lavoro e l’attenzione dei giapponesi alla sicurezza del lavoro più che ai salari fa del Giappone uno dei Paesi con la più bassa produttività al mondo: trentesimo su 38 nella classifica Ocse. E i pur diffusissimi robot non bastano a ribaltare lo scenario.

La spinta salariale ora viene vista anche come input per dare dinamismo al mercato del lavoro, facilitando pure l’attrattività verso la manodopera straniera. Per la prima volta nella storia del Giappone, nel 2023 i lavoratori stranieri hanno superato la soglia di 2 milioni. Un fatto che divide i politici del Paese, tradizionalmente poco inclini ad aprirsi agli immigrati.

Salari bassi, invecchiamento della popolazione, bassa produttività, scarsa apertura ai talenti stranieri e anche poche donne nelle carriere Stem.

Vi ricorda qualcosa? 

 

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